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    Attualità

    Il settimanale L’Espresso inguaia la Gamenet, la società scelta dal sindaco Di Bari per il casinò alla Selva

    La nota rivista parla di alcuni incontri di ex dirigenti della società con rappresentanti di un clan mafioso. La Gamenet smentisce ma gli atti dei magistrati ci sono.
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloSettembre 30, 20125 minuti di lettura
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    Il settimanale L'Espresso inguaia la Gamenet, la società scelta dal sindaco Di Bari per il casinò alla Selva - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Sospette infiltrazioni di stampo mafioso. In passato ci potrebbe essere passata anche la Gamenet, la società che nelle intenzioni del sindaco di Fasano Lello Di Bari dovrebbe far nascere il casinò (o kursaal che dir si voglia alla Selva). A denunciarle è il settimanale Espresso che in uno degli ultimi numeri ha pubblicato un articolo su questo colosso dei giochi. “Gamenet – si legge nell’articolo firmato da Giovanni Tizian – è tra le dieci concessionarie autorizzate dai Monopoli a gestire la rete telematica dei giochi. Appartiene a un fondo di private equità che opera tra Europa e Nordamerica e a un consorzio di aziende italiane. Si è imposta nell’ultimo settore legalizzato dallo Stato: i videopoker e le slot machine di ultima generazione”.

     

    Continuando a leggere apprendiamo che la Gamenet è anche tra le più attive agenzie di scommesse sportive. “Eppure – scrive L’Espresso – i magistrati scrivono che Gamenet ha rapporti anomali con il clan Valle-Lampada. Gli investigatori hanno scoperto i corteggiamenti delle mafie indagando sulla rete economica del clan Valle-Lampada”. Il settimanale indica nell’ex direttore commerciale della Gamenet Francesco Pugliese il “centro della tela”. Insomma, si legge, “gli imprenditori dei capitali sporchi avrebbero puntato su di lui per entrare nella sfera legale dei giochi. Pugliese non risulta indagato in nessuna inchiesta ma gli inquirenti chiedono ulteriori verifiche. Sempre nell’articolo viene fuori che ci sarebbero “numerosi incontri documentati tra i rappresentanti di Gamenet e gli emissari dei Valle-Lampada. “Motivo degli appuntamenti – scrive L’Espresso -? Cessione di soldi in nero, scrivono i magistrati, per sanare la posizione delle ditte legate alla ‘ndrangheta, creditrici per milioni di euro nei confronti della Gamenet. Il sospetto che non sia un’iniziativa personale di Pugliese ma una strategia aziendale emerge dagli atti depositati”.

     

    L’articolo continua con altre accuse indirizzate all’importante società che, però, ha risposto duramente all’articolo. “Con riferimento all’articolo “Le relazioni pericolose del colosso Gamenet”, a firma di Giovanni Tizian, Gamenet SpA, con la presente, smentisce categoricamente la ricostruzione dei fatti riportati. Una ricostruzione viziata da gravi imprecisioni e incongruenze, oltre che da deduzioni capziose. La società riferisce che Francesco Pugliese, indicato nell’articolo quale “direttore commerciale della concessionaria”, non ha mai ricoperto alcun ruolo né direttivo né dirigenziale, e che non risulta essere più un dipendente di Gamenet dal 1° novembre 2010, data in cui ha rassegnato le dimissioni. In ogni caso, nessun dipendente o dirigente di Gamenet è risultato essere stato in alcun modo coinvolto nell’indagine cui fa riferimento l’articolo, chiusasi alla fine del 2011. “Quanto alla “cessione di soldi in nero” e alla riscossione di denaro “con modalità volte a impedirne la tracciabilità” adombrate dall’articolo – scrivono i legali della Gamenet -, occorre precisare che l’unica riscossione di denaro è quella del succitato Prelievo Erariale Unico, che Gamenet esegue in nome e per conto dell’Amministrazione Pubblica, e che la tracciabilità di tale incasso è assoluta. Per ogni cliente del concessionario, infatti, esiste un conto dove vengono registrati tutti i movimenti contabili. Ipotizzare, come riportato nell’articolo, che ci possa essere una “strategia aziendale” finalizzata ad un incasso illecito o anche solamente improprio delle somme raccolte attraverso gli apparecchi da gioco è pesantemente lesivo dell’immagine della società. Gamenet ha sempre operato con serietà nel pieno e totale rispetto della legalità e della legge, ed è detentore di una concessione per la gestione del gioco pubblico in virtù di requisiti di trasparenza e onorabilità che lo rendono non solo estraneo a qualsiasi forma di illecito e criminalità, ma anche presidio dello Stato per il loro contrasto, e garanzia per i giocatori e la collettività.

     

    La ricostruzione dei fatti proposta dall’articolo – scrive ancora la Gamenet – sovrappone piani temporali diversi tra loro senza tenere in alcun modo conto dell’ingresso di una nuova proprietà e del ricambio completo del management avvenuto alla fine del 2010. Una riproposizione così confusa degli eventi, inserita in un contesto nel quale si fa riferimento al mondo della criminalità organizzata e al fenomeno del riciclaggio del denaro di provenienza illecita, è inaccettabile e rappresenta in modo lesivo il lavoro di un’azienda con centinaia di dipendenti gestita secondo standard manageriali, applicando i principi di governance e i modelli di controllo più avanzati”.

     

    La storia è finita? Neanche per sogno perché arriva la risposta del giornalista dell’Espresso che prende “atto del cambio di dirigenza e della cessazione del rapporto di lavoro di Francesco Pugliese, il quale fino al 2010 ha lavorato per Gamenet,  ha incontrato più volte, come raccontiamo nell’articolo, Giulio Lampada accusato di associazione mafiosa a Milano per vicende relative al settore del gioco. Su Cinzia Antonini che risulta ancora socia di Gamenet, quanto scriviamo è virgolettato, estratto dalle carte giudiziarie e non esprimiamo alcun giudizio sull’operato dell’ex direttore generale e tuttora consigliere di Gamenet società scommesse sportive, una controllata di Gamenet Spa. Inoltre nell’articolo precisiamo che né Gamenet nè Pugliese né Antonini sono stati indagati, ci siamo limitati a riportare quanto scritto dagli investigatori in due ordinanze di custodia cautelare e in altrettante informative. Rimane il fatto, riportato negli atti, di quei passaggi di soldi che hanno attirato l’attenzione degli investigatori, i quali non esitano a definire “soldi in nero”. Detto questo non è nostra intenzione accusare nessuno, abbiamo solo raccontato un fatto contenuto nell’indagine “Infinito””.

     

    Inutile dire che spetterà agli investigatori far luce su questa vicenda.

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