Fasano – Un’opera, per essere definita capolavoro d’arte, non deve necessariamente emozionare. «L’emozione è solo uno degli strumenti che l’artista può utilizzare per dialogare con l’altro». È cominciato così l’incontro letterario che questa sera (martedì 22 gennaio) si è tenuto nella Sala di Rappresentanza del Palazzo di Città a Fasano. I protagonisti dell’evento, patrocinato dal Comune di Fasano e organizzato dal Presidi del libro, sono stati Costantino D’Orazio, critico d’arte, curatore del museo Macro di Roma (e non solo), autore del saggio presentato, “L’arte in sei emozioni”, e la professoressa Maria De Mola, vicepresidente della Società di Storia Patria per la Puglia – sede di Fasano, che si è dimostrata guida esperta del dialogo.
Le sapienti domande della prof.ssa De Mola hanno permesso a Costantino D’Orazio di riflettere su dubbi che soltanto l’arte può sciogliere. Se il compito primario dell’artista non è quello di emozionare, la ricerca di alternative alla cruda realtà diventa, dunque, una necessità. D’Orazio ha voluto dimostrare, al contrario, che proprio l’emozione è stata spesso relegata in un angolo: è accaduto nell’arte classica greca, se consideriamo le ceramiche, ed è avvenuto durante il Medioevo. Solo nell’Ottocento il sentimento ha preso il sopravvento, donando al cuore il posto privilegiato che tutt’ora possiede.
Nel suo saggio, l’autore ha scelto sei “macro-emozioni” come filo rosso della storia dell’arte: desiderio, delirio, tormento, allegria, stupore, dubbio. A ogni emozione, le dovute riflessioni artistiche e letterarie, in una sinergia perfetta fra Arte e Letteratura. In un percorso eterogeneo tracciato nei secoli, durante l’incontro (ma anche nel suo libro) D’Orazio ha constatato una verità: le emozioni cambiano nel tempo. E con esse, anche l’arte, uno strumento al quale continuiamo ad affidarci per cercare risposte oppure per “togliere via la polvere dalle nostre anime”, come direbbe Picasso.
Sara Altamura


