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    Sei su:Home»Notizie»Il consiglio comunale delibera ma la maggioranza zoppica
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    Il consiglio comunale delibera ma la maggioranza zoppica

    La due giorni di consiglio comunale ha fatto emergere alcune divergenze in seno alla maggioranza governativa che Di Bari, almeno per il momento, ha risolto
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloOttobre 17, 20124 minuti di lettura
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    FASANO – Il consiglio ha deliberato, non all’unanimità, che Fasano e i fasanesi vorrebbero Bari come provincia e come area metropolitana a cui essere annessi. Una decisione scontata dopo il successo di affluenza alla consultazione popolare indetta dall’amministrazione comunale, anzi, per meglio dire, dal sindaco Lello Di Bari. Ma scelta della provincia a parte le 48 ore appena trascorse hanno evidenziato un dato che avevamo già sottolineato e che molti esponenti politici volevano negare: la maggioranza di governo non è assolutamente compatta. Anzi. Il sindaco Lello Di Bari dovrà ora lavorare per ricucire nuovamente strappi e far passare malumori a molti dei suoi collaboratori e alleati. Le fratture si sono evidenziate con tanti piccoli episodi accaduti durante i due consigli comunali, quello andato deserto lunedì 15 ottobre e quello svoltosi ieri, 16 ottobre.

     

    Ma prima di entrare in quella che è una disquisizione politica torniamo al nodo-provincia e vorremmo sottolineare come qualcuno abbia avuto la memoria corta o, almeno, abbia decisamente cambiato in fretta decisione. Parliamo dei Circoli Nuova Italia. Ieri, in consiglio, per bocca del consigliere Enrico Digeronimo e del capogruppo consiliare Antonio Scianaro, i Circoli si sono astenuti durante la votazione della delibera-provincia. Diversi i motivi per cui, secondo loro, l’hanno fatto: poca chiarezza e poca informazione sul perché scegliere Bari invece che Brindisi, il non sapere le funzioni dell’area metropolitana ma soprattutto restare con Brindisi significherebbe, probabilmente, continuare ad avere rappresentanti istituzionali in seno alla provincia cosa che, invece, sarebbe difficile nel passaggio a Bari. Lo stesso Scianaro ha votato, al referendum, per la provincia Brindisi-Taranto. Ma il 9 luglio scorso il suo pensiero non era proprio lo stesso. Infatti, in una nota diramata alla stampa scriveva: «Oggi (lunedì 9 luglio appunto, ndr), a Brindisi ci sarà un consiglio provinciale molto importante. Valuteremo cosa dirà il presidente Massimo Ferrarese in proposito all’eventuale quanto probabile accorpamento di Brindisi e Taranto. Non si capisce bene quali saranno le competenze di una o l’altra provincia. Ma poco importa. Noi intendiamo chiedere ai fasanesi di tornare in provincia di Bari». Poco importa diceva. Voleva chiedere ai cittadini di andare a Bari e per questo voleva indire un referendum. Tre mesi dopo ha cambiato idea. Eppure anche allora la situazione d’incertezza era la stessa di oggi.

     

    Ma andiamo oltre e parliamo della crisi politica. Si è innescata da qualche giorno anche se possiamo anche andare più indietro nel tempo. Di Bari, in queste ultime ore, è riuscito, con la solita maestria che occorre riconoscergli, a mettere una pezza. Ma quanto durerà? Il consiglio comunale di lunedì è andato deserto in quanto, nell’ufficio dello stesso Di Bari, quest’ultimo, il gruppo consigliare dei Circoli Nuova Italia e il segretario generale erano intenti a discutere su un qualcosa che al momento non è dato sapere. Poi sono entrati in ritardo in aula e il pastrocchio è stato combinato con l’opposizione a prendere al balzo l’occasione per far annullare la seduta. Ma che qualcosa non vada tra i Circoli e il resto della maggioranza è confermato anche dal ritiro del punto all’ordine del giorno relativo alla variazione del piano triennale delle opere pubbliche. L’atto preparato dall’assessore Donato Ammirabile contiene alcune cose che non vanno bene, tanto per cambiare, a Scianaro. Se ne dovrà ridiscutere nei prossimi giorni e tornerà in consiglio successivamente. Non solo. I Circoli hanno lamentato una scarsa collegialità proprio in vista del consiglio comunale. Non c’è stata neppure la solita riunione di preconsiglio di maggioranza. Però, bisogna dirlo, ci sono state ben due riunioni dopo la seduta di consiglio andata deserta. La prima solo con rappresentanti del Pdl, la seconda collegiale di maggioranza. Entrambe hanno avuto una costante: sono volate parole grosse o chiamateli chiarimenti ad alta voce.

     

    Il più insofferente in casa Pdl sembrava Franco Masella che lunedì non si è presentato in consiglio. Addirittura domenica mattina aveva tenuto una riunione con i suoi sostenitori montalbanesi in quanto pareva intenzionato a dichiararsi indipendente in quanto anche lui accusava scarsa collegialità nelle decisioni di maggioranza. Ieri però è comparso in consiglio anche se si è astenuto sulla votazione della delibera provincia. Strappo ricucito a metà dunque. Ma fino a quando durerà?

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