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    La Della Campa si interroga sull’immobile confiscato alla mafia a Pezze di Greco

    La consigliera pentastellata: 'Perché non si è fatto alcun lavoro di manutenzione ordinaria e se necessario straordinaria, a questo immobile ?'
    RedazioneDa RedazioneMarzo 21, 2021Aggiornato il:Agosto 5, 20255 minuti di lettura
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    La Della Campa si interroga sull'immobile confiscato alla mafia a Pezze di Greco - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Questa la lettera inviataci dalla consigliera comunale pentastellata Emanuela Della Campa, in merito all'immobile confiscato alla mafia a Pezze di Greco.

    «Oggi 21 Marzo ricorre la Giornata della Memoria e dell'Impegno, celebrata ogni anno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie.

    Una questione di cui mi sto occupando tra le altre, riguarda un immobile confiscato alla mafia che trovasi in Pezze di Greco sul corso Nazionale, angolo con Via Minò; una struttura composta da un appartamento in corso Nazionale e da due locali di pertinenza a piano terra e di cui si parla da più di 10 anni ormai, purtroppo non con riscontri positivi.

    Occorre ricordare che il detto immobile è stato confiscato alla mafia e grazie alla legge 109 del 1996, fortemente voluta dall’associazione “Libera” presieduta dal valoroso Don Luigi Ciotti, il “maltolto”, (così dicevano gli stessi di “Libera” durante la campagna che li vide attivisti) viene restituito al Comune di Fasano nel 2008, in particolare alla collettività territoriale al fine di conseguire scopi sociali; per dare significato reale alla normativa che prevede la confisca dei beni sottratti alla mafia e renderli fruibili dalla comunità, di certo uno Schiaffo a chi, con la propria attività delinquenziale, ha danneggiato e danneggia lo Stato che ci rappresenta e la comunità tutta di cui facciamo parte.

    Ebbene, questo immobile, fu oggetto di un progetto di ristrutturazione, riconversione e ampliamento, grazie a soldi pubblici provenienti da un Fondo Progetto Astrea per lo sviluppo e la legalità, all'interno del Pon europeo (2007-2013)  per un importo iniziale dell’opera pari a 783.200 euro, tutti a carico del Ministero degli Interni (i soldi effettivamente spesi sarebbero poi stati 580,000 €).

    Con l’amministrazione Di Bari, in tal modo si disse che “si dava vita ad una sinergia pubblico-privata”, giacché l’associazione onlus “Casa dei giovani” si sarebbe dovuta occupare della gestione dell’immobile, con stipula di una convenzione con il Comune per inizio attività al gennaio 2011; questo almeno fu sbandierato tramite i canali di comunicazione.  

    I centri sarebbero dovuti essere due, un Centro socio-educativo diurno per minori e un Centro di ascolto e di segretariato sociale per informare e orientare le famiglie, ed i soggetti con problemi, verso percorsi di riabilitazione, di protezione sociale e reinserimento socio-lavorativo.

    I centri non sono mai entrati in funzione e l’immobile non è mai stato utilizzato fino ad ora.

    Ad oggi risulta infatti, che il piano terra e il primo piano, se non anche il secondo piano, saranno sede di diversi progetti, con la nascita di un centro di sostegno alle donne vittime di violenza nell’ambito dei finanziamenti previsti nel bando regionale “Discrimination Free Puglia” e grazie ai finanziamenti vinti con il bando Luoghi Comuni della Regione Puglia, per l’avvio di progetti di inclusione sociale.

    Ora ci domandiamo, perché abbiamo aspettato tutto questo tempo, oltre 10 anni, per utilizzare questa palazzina? E questa è la prima domanda per cui sto cercando delle risposte.

    Cosa ha comportato il mancato affidamento della gestione, (se effettivamente non vi è stato) per un tempo così prolungato che ha reso vana l’azione di legalità?

    Ma la cosa più scioccante che merita una fondamentale risposta, anzi più risposte, perché non si è fatto alcun lavoro di manutenzione ordinaria e se necessario straordinaria, a questo immobile che è stato trovato alla riapertura delle porte, poco prima di Natale 2020, ovvero quasi un decennio dopo la consegna dei lavori, nello stato come da foto allegate?

    Una situazione di incuria e mala gestione, anzi per meglio dire, nessuna gestione da parte delle varie amministrazioni comunali succedutesi che ha portato ad un disfacimento di quel che era stato già ristrutturato sempre con soldi pubblici, benchè non del Comune di Fasano, ma sempre soldi del nostro Stato; ora l’immobile necessita di lavori ulteriori che in parte, nell’ultimo trimestre del 2020, sono stati già eseguiti per avviarne l’utilizzo, stavolta con soldi del Comune di Fasano, responsabile di non aver custodito nella maniera opportuna il bene ottenuto.

    Come cittadina, in primis, e come consigliera comunale quale portavoce dei diritti dei miei concittadini, sono amareggiata per il torto subito dal mancato utilizzo del bene confiscato, per l’inerzia che ha caratterizzato l’ente pubblico che rappresenta la nostra comunità, per la rovina dello stato dei luoghi in cui al momento si trovano taluni locali, tra cui persino la scomparsa di circa 20 pannelli solari a suo tempo installati sul tetto e l’inagibilità e il non funzionamento dei due ascensori ivi ubicati.

    Ho richiesto tutta la documentazione perché l’argomento, come tanti altri ahimè, merita la dovuta attenzione.

    La ratio di quella Legge tanto voluta da “Libera” che faceva sì che il riciclaggio del denaro sporco, le ricchezze accumulate con attività illecite dalle mafie contribuissero, quasi per dispetto, al miglioramento delle condizioni di tanti soggetti deboli della nostra società, viene vanificata, privata di ogni contenuto.

    A mio avviso trattasi di un’offesa a quanto disposto da chi legifera, non preservare quel che a ristoro torna ai cittadini, a cui niente viene mai regalato, che sembra vengano chiamati sempre e solo a contribuire, senza vedere i frutti di ciò che con sforzo corrispondono allo Stato, una prova fallita di cui ancora una volta non risultano sconfitti per davvero i “Mafiosi”».

    Galleria di immagini:

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