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    Cronaca

    Villa alla Selva del valore di circa 1.500.000 euro svenduta dal Tribunale fallimentare per poco più di 300.000 euro

    Imprenditore fasanese denuncia di essere vittima in un’asta giudiziaria a Brindisi e lamenta l’inspiegabile sparizione della pratica di sovraindebitamento e false dichiarazioni di un consulente tecnico nominato dal Giudice
    RedazioneDa RedazioneAgosto 6, 2021Aggiornato il:Agosto 5, 20254 minuti di lettura
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    Villa alla Selva del valore di circa 1.500.000 euro svenduta dal Tribunale fallimentare per poco più di 300.000 euro - Osservatorio Fasano
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    Fasano – C’è anche un imprenditore fasanese fra coloro che hanno denunciato danni subiti in un’asta giudiziaria svoltasi presso il Tribunale fallimentare di Brindisi. La sua villa storica alla Selva di 650 mq. e un terreno di Torre Canne del valore di circa un milione e cinquecentomila euro, sarebbero stati venduti per poco più di trecentomila euro, a seguito di una perizia effettuata dal tecnico incaricato (un ingegnere di Cellino San Marco ndr) dal Tribunale fallimentare di Brindisi. 

    Lo scandalo sul “sistema” di alcune vendite giudiziarie praticato presso il Tribunale fallimentare di Brindisi, era esploso lo scorso 28 gennaio, quando la Procura di Potenza, che sta conducendo le indagini del caso, aveva disposto degli arresti, che avevano coinvolto, tra gli altri,  anche il Giudice Gianmarco Galliano e il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Brindisi ing. Annalisa Formosi.

    L’imprenditore fasanese nella sua denuncia lamenta la predisposizione di perizie false per favorire la vendita dei suoi immobili a prezzo irrisorio e la sparizione della pratica di “composizione da sovra indebitamento” per evitare il bloc­co della vendita all’asta.

    L’inchiesta in corso sui brogli denunciati durante l’espletamento delle procedure esecutive per la vendita degli immobili all’asta è condotta della Magistratura penale della Procura della Repubblica di Brindisi e della Procura della Repubblica di Potenza.

    I fatti denunciati e contestati riguarderebbero numerose violazioni del codice penale.

    In particolare il primo, il reato di “turbativa d’asta” (ai sensi dell’art. 353 cod. penale), per violazione nella segretezza dei sopralluoghi per la visione dei beni in vendita (così come imposti dall’art. 560 c.p.c.). 

    Tale circostanza sarebbe stata documentata ai Giudici della Procura con la produzione di foto e video 

    Il secondo addebito denunciato riguarderebbe una falsa dichiarazione e mancati adempimenti da parte del Consulente Tecnico nominato dal Giudice dell’Esecuzione (che per Legge fa funzioni dello stesso), omissioni finalizzate a ridurre la valutazione a base d’asta dei beni da vendere e, quindi, a favorirne l’acquisto.

    Nelle perizie degli immobili depositate dai tecnici del Tribunale fallimentare brindisino, secondo le accuse l’imprenditore, nonostante la Legge raccomandi una valutazione comparata ai prezzi di mercato immobiliare, venivano applicati abbattimenti e sottovalutazioni, omettendo di procedere alla comparazione con i prezzi del mercato come invece loro obbligo. Tra gli altri fatti denunciati vie­ne sconfessata la perizia nella quale si dichiarava che per stabilire il prezzo comparato con altri immobili simili, erano stati consultati due notai di Fasano. Però i due notai, su richiesta di parte, hanno dichiarato di non aver mai ricevuto alcuna richiesta dal perito del tribunale e quindi di non aver mai fornito alcuna valutazione dell’immobile.

    Inoltre, sempre secondo i fatti denunciati dall’imprenditore fasanese, i Magistrati Delegati, seppure informati dei fatti e degli illeciti penali, nulla avrebbero disposto al fine di ripristinare le pa­lesi illegalità, anzi in alcune decisioni avrebbero avallato i comportamenti fraudolenti dei Collaboratori da essi nominati (i Professionisti Delegati alla vendita ed i Consulenti Tecnici d’Ufficio).

    Va ricordato che, per Legge, i Collaboratori nominati dal Giudice dell’Esecuzione fanno funzioni dello stesso Magistrato e rivestono la figura di Pubblico Ufficiale.

    La conseguenza di tali irregolarità ha determinato la svendita degli immobili con un deprezzamento dell’80% rispetto al valore di mercato.

    Ma vi è anche un’ulteriore e gravissima circostanza contestata nei fatti denunciati a carico del Tribunale fallimentare di Brindisi.

    Al fine di evitare la svendita dei beni all’asta a prezzi irrisori, nell’anno 2012 il Governo Italiano promulgò la Legge 3/2012 finalizzata alla “composizione della crisi da sovraindebitamento”.

    Orbene risulta denunciato alle Procure di Brindisi e Potenza che, nel caso in questione, il Tribunale fallimentare di Brindisi abbia “inspiegabilmente smarrito” la pratica di “sovraindebitamento”, presentata dall’imprenditore prima della vendita all’asta degli immobili relativi alla procedura in corso. Tale incredibile smarrimento, mai chiarito dal Tribunale, nonostante numerose istanze di accesso documentale da parte dell’interessato, è avvenuto nonostante la presenza di una regolare ricevuta p.e.c. (posta elettronica certificata) che acclara l’effettivo ricevimento della comunicazione.

    Questo inspiegabile smarrimento ha impedito la possibilità di sospendere la vendita dei beni all’asta dei beni immobili di proprietà dell’imprenditore fasanese  – come previsto dalla Legge –, che poi sono stati venduti, come detto, a prezzi irrisori.

    Ora l’imprenditore attraverso la sua denuncia, chiede giustizia, con l’annullamento della “falsa” perizia fatta dal c.t.u. nominato dal giudice delegato e soprattutto un cospicuo risarcimento danni, riservandosi la successiva costituzione di parte civile.

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