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    Cultura & Spettacolo

    La trasformazione di Fasano a fine Ottocento

    I mutamenti urbanistici della città alla fine del XIX secolo raccontati dalla Società di Storia Patria di Fasano attraverso documenti ed immagini. Incontro al Ciaia Lab oggi alle ore 18,00
    RedazioneDa RedazioneDicembre 12, 2022Aggiornato il:Agosto 5, 20254 minuti di lettura
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    La trasformazione di Fasano a fine Ottocento - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Il centro urbano di Fasano ha mutato il suo aspetto in maniera profonda diventando così come lo conosciamo oggi, solo alla fine dell’800 quando una serie di interventi urbanistici ne mutarono profondamente l’aspetto. Com’era prima la città, quali i mutamenti e gli interventi che ne modificarono profondamente l’aspetto con la nascita di nuovi quartieri e l’espansione urbanistica, saranno raccontanti nel corso di una conferenza dal titolo “La trasformazione di Fasano a fine Ottocento – memorie di carta e di pietra” in programma lunedì 12 dicembre alle ore 18,00 presso il CiaiaLab (Laboratorio Urbano) in corso Vittorio Emanuele n 76 alle ore 18,00. L’incontro è promosso dalla sezione di Fasano della Società di Storia Patria per la Puglia e dopo l’introduzione da parte della presidente, Maria De Mola, ci sarà la relazione di Angelo Sante Trisciuzzi, socio del sodalizio e già direttore della Biblioteca “Ignazio Ciaia” che ricorderà i cambiamenti attraverso immagini e documenti storici. L’incontro è aperto a tutti. Cosimo De Giorgi, nella seconda metà dell'800, dopo aver visitato tutto il Salento appunta le sue impressioni e considerazioni nell’opera “La Provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio”. L’ illustre studioso racconta Fasano così: “… Traversiamo Fasano, città piccola ma industriosa ed agricola… Una bella via, fiancheggiata da abitazioni barocche a due e tre piani, conduce alla piazza dei commestibili. Tutte le altre vie si tagliano ad angolo retto, in guisa da risultare una pianta geometrica molto regolare, che rivela ingrandimenti moderni sui ruderi dell’antica Terra… Ha molte officine di lavorazione in legno di mobili di lusso, di porte, di finestre e di oggetti torniti, intarsiati e impiallacciati. Vi si lavorano pure i torchi ellittici per frantoi ed altri arnesi attinenti alle industrie agrarie.” Uno spaccato descrittivo e identificativo di una Fasano vista con gli occhi attenti dell’uomo di cultura che coglie aspetti peculiari di una città in evoluzione, tra permanenza della tradizione e necessità di adeguarsi alle esigenze di sviluppo. Pur se agli inizi dell’Ottocento l’indisponibilità di suoli comunali non consente la costruzione di una città regolare e vede il Decurionato fasanese (Consiglio dei possidenti presieduto dal Sindaco) rinunciare a un proprio piano urbanistico, anche nella nostra città si pone il problema di riorganizzare il tessuto edilizio. La scelta principale è quella di adeguarne le infrastrutture viarie, ancora minute e frammentate, spesso costrette all’interno dell’antica cinta muraria, diventata ormai una vera e propria barriera per ogni ulteriore espansione edilizia. Abbattere le mura e le porte, demolire i quartieri più insalubri, costruire edifici e quartieri con standard igienici più adeguati al tempo, scavare nuovi canali di scolo urbani ed estramurali per le acque reflue, raddrizzare e allargare tracciati viari minuti e tortuosi, costruire le direttrici viarie di collegamento con Monopoli, Ostuni e Locorotondo e tra queste e il centro del paese, servire adeguatamente la stazione ferroviaria, sono le principali direttrici comuni di azione. Sui nuovi assi viari e all’interno delle aree urbane di nuova edificazione, si concentra un numero sempre crescente di fabbriche, depositi, opifici e botteghe artigiane; allettati dalla speranza di un salario sicuro, le popolazioni contadine abbandonano le campagne o vi trascorrono solo le ore lavorative e si riversano in città. L’aumento demografico e le esigenze della popolazione favoriscono l’ampliamento urbanistico con la costruzione di nuovi quartieri che si aggiungono a quelli già esistenti; nella Fasano del 1857 si annoverano: Borgo Buzzerio, Borgo Marzolla, Borgo Antico S. Antonio, Rione Cito, Borgo Perrini, Borgo Romano, Borgo Barsento, Rione “Umbracchio” e ancora tre porte nelle antiche mura, Porta S. Antonio, Porta Musco e Porta delle Fogge. Nelle nuove sistemazioni edilizie si sviluppa il modello a pseudoschiera della “casa alla fasanese”, unità abitativa indipendente, ampiamente sperimentata fin dal Seicento e definita nel suo modello standard ai primi decenni del XX secolo. Prima come abitazione a pianoterra, il sottano, poi con l’aggiunta del piano superiore, il soprano, già previsto nella pianificazione costruttiva, questa peculiare tipologia abitativa darà origine alla tipica omogeneità morfologica che qualifica interi quartieri del Borgo.

    Di questo e di tanto altro ancora si parlerà nell’incontro di oggi, lunedì 12 dicembre.

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