Fasano – Cari amici, fratelli, gente di questa terra,
quando questa storia ha preso vita, quando questo progetto era ancora soltanto un sogno, avevamo un solo, immenso obiettivo. Non ci interessava vincere campionati o inseguire la Champions League. Volevamo qualcosa di molto più grande: volevamo essere gli assoluti padroni del nostro destino.
Ci abbiamo creduto.
Abbiamo cambiato la cultura di una città, abbiamo stravolto la mentalità comune. Siamo diventati carne e sangue della nostrasquadra, con il cuore, l’amore e una passione infinita. Sempre. Abbiamo rinunciato a tutto, sacrificando ogni interesse personale per un bene superiore: la nostra squadra, la nostra terra.
Per anni l’aggregazione è stata la nostra linfa. Le collaborazioni, le collette, la solidarietà della strada. Abbiamo dato vita a eventi con migliaia di persone, abbattendo barriere e raggiungendo traguardi che sembravano impossibili. Il mondo intero ha parlato di noi. Siamo diventati un caso di studio nelle università, siamo arrivati in Francia, in Svezia: ovunque si parlavadel nostro miracolo, del nostro modus operandi, di come il Fasano fosse diventato, finalmente e per sempre, la squadra della sua gente.
Ci hanno cercato da ogni dove per strapparci il segreto del nostro successo. E a tutti abbiamo risposto nello stesso modo:non ci sono segreti. C’è solo sangue, sudore, sacrificio e un amore viscerale che non si può spiegare.
Abbiamo affrontato e superato ostacoli che sembravano insormontabili. Dalla bomba carta di Gravina, quando eravamo ancora neonati, al buio del Covid, alla tragedia della pandemia e degli stadi chiusi. Abbiamo camminato tra i Daspo e larepressione, ma niente — assolutamente niente — ha mai scalfito la nostra corazza.
Ma come spesso accade nelle storie più intense, arriva un momento in cui qualcosa si incrina.
Non per colpa della gente. Non per colpa di chi, in questi anni, ha continuato a sostenere il Fasano con amore, sacrificio, presenza e senso di appartenenza. Ma perché, a un certo punto, dall’interno stesso di quel percorso, si è progressivamente smarrito il senso originario del progetto.
L’associazionismo, che era stato la nostra forza più grande, ha perso centralità. Le decisioni collettive hanno lasciato spazio ascelte sempre più ristrette e sempre meno condivise. La partecipazione popolare, che aveva reso il Fasano un esempioriconosciuto anche fuori dai nostri confini, è stata messa ai margini. Ciò che era nato come patrimonio comune ha iniziato a perdere il suo legame diretto con la comunità.
In quella fase delicata, invece di proteggere fino in fondo la natura popolare del progetto, si è aperta la strada a logiche, presenze e interessi lontani dalla storia che avevamo costruito. Alcune scelte hanno allontanato il Fasano dalla sua gente,hanno indebolito il ruolo della partecipazione e hanno reso sempre più fragile quel legame diretto tra squadra, città e tifosi che era stato il cuore della nostra esperienza.
Esattamente in questo contesto che, fortunatamente, avevamo previsto, siamo stati costretti a scendere in campo in prima persona ed attivare l’ultimo meccanismo di protezione dell’azionariato popolare ovvero il nostro posizionamento attivo all’interno dei quadri societari.
È troppo facile cercare colpevoli con il senno di poi. È molto più difficile accettare che ogni scelta porta con sé una conseguenza, e ogni strappo richiede un rammendo.
Per dieci stagioni consecutive, ogni estate, non abbiamo mai tremato. Iscrizione garantita, budget dignitoso, progetti sani,giovani promesse pronte a lottare. Abbiamo portato l’orgoglio fasanese a ruggire
su tutti i campi del Sud Italia e non solo. Abbiamo cresciuto un settore giovanile straordinario e, pietra dopo pietra, abbiamo curato e migliorato la nostra vera casa: lo stadio Vito Curlo.
Oggi, dopo un periodo lungo, difficile e spesso doloroso, sentiamo il dovere di parlare alla città con chiarezza.
Lo facciamo non per rivendicare meriti, non per riscrivere la storia a nostro favore, non per cercare applausi o consensi facili. Lo facciamo perché il momento che il Fasano sta vivendo impone responsabilità, verità e partecipazione.
Per troppo tempo molte cose sono rimaste sospese, non dette, affidate a interpretazioni, voci, ricostruzioni parziali. Abbiamo scelto spesso il silenzio — a volte per prudenza, a volte per senso di responsabilità, a volte forse anche sbagliando.
Ma oggi quel silenzio non basta più. Oggi la città ha bisogno di capire, di conoscere, di partecipare, di aggrapparsi a una speranza per avere la forza dell’ultimo slancio.
Non esistono salvatori solitari. Non esistono proprietari morali della fede biancazzurra. Esiste una comunità che, quando si riconosce in qualcosa, sa diventare più forte di qualsiasi difficoltà.
La storia del Fasano nato e cresciuto con le basi dell’azionariato popolare non è stata perfetta. Nessuna storia vera lo è. Ma ha dimostrato una cosa importante: quando la città si unisce, quando le energie vengono raccolte dentro un percorsocomune, quando ognuno fa la propria parte senza sentirsi padrone di nulla, anche ciò che sembra impossibile può diventare realtà.
Oggi non serve guardare indietro per dirci chi aveva ragione. Serve guardare avanti per capire cosa possiamo ancora salvare, ricostruire e rilanciare insieme.
Ci sono realtà ben più grandi della nostra che vivono momenti di incertezza: piazze storiche costrette ogni anno a fare i conticon crisi, debiti, cambi di proprietà, promesse mancate e futuro sospeso. Fasano non è immune da questi rischi. Nessuno può permettersi di pensarlo.
Ma Fasano ha ancora una risorsa enorme: la sua gente ed è da lì che bisogna ripartire. In questi giorni abbiamo assistito a troppe parole vuote.
Si è parlato di quote societarie, di ruoli, di responsabilità politiche, di lezioni di management e implicazioni politiche. Addirittura anche l’essere definiti “soci” è riuscito ad essere oggetto di strumentalizzazione da parte di chi i percorsi dal basso proprio non riesce ad accettarli.
Ma noi siamo sempre gli stessi che tutti voi conoscete da anni e non permetteremo che le chiacchiere ci distolgano dall’obiettivo.
Siamo quelli che hanno camminato accanto al Fasano quando attorno c’era il deserto. Quelli che hanno lavorato nell’ombra, che hanno costruito, raccolto, difeso, sacrificato tempo, energie e risorse personali per un solo motivo: l’amore incondizionato per questa terra e per questi colori.
Arriverà il momento in cui ogni cosa sarà spiegata nel dettaglio, carte alla mano e nelle sedi opportune, ristabilendo la verità dei fatti e restituendo a ciascuno le proprie responsabilità.
Quel momento arriverà, perché la verità non ci spaventa affatto.
Adesso, però, non c’è tempo per le polemiche.
In queste ore decisive stiamo lavorando senza sosta, su ogni fronte, per trovare soluzioni immediate difendere il nostrofuturo. Ogni minuto conta. Ogni strada percorribile va valutata. Ogni possibilità utile a salvare il Fasano deve essere inseguita con lucidità, serietà e senso di responsabilità.
Sappiamo bene che chiedere un ulteriore sforzo alla nostra gente non sarebbe giusto. Conosciamo i sacrifici che questa città ha già fatto. Conosciamo la generosità di chi, negli anni, non si è mai tirato indietro.
Proprio per questo, prima di tornare a bussare al cuore del popolo fasanese, stiamo cercando ogni altra soluzione possibile.
Ma se non dovessimo avere altre strade percorribili, potremmo trovarci costretti a tornare alla mobilitazione popolare.
Nelle prossime ore valuteremo la situazione con la massima attenzione e, se sarà necessario, lanceremo una grande campagna di sostegno collettivo. Potrebbe essere questo lo strumento per permettere a chiunque ami questa maglia di dare un contributo concreto, unendosi a noi per salvare la nostra storia.
Adesso basta con le divisioni inutili, con le contrapposizioni sterili, con le gare a chi ama di più questa maglia. Sappiamobene che ogni parola digitata su un cellulare o su un qualsiasi social non è altro che un grido di dolore. Nessuno può misurare l’amore per il Fasano. Lo si dimostra con la presenza, con la responsabilità, con la disponibilità a costruire e, soprattutto, con la capacità di mettere da parte l’ego quando è il momento di difendere qualcosa di più grande.
Il Fasano ha bisogno della sua gente.
E la sua gente ha bisogno di ritrovare il proprio Fasano.
Oggi serve l’orgoglio profondo del popolo fasanese: quello che non urla soltanto, ma costruisce; quello che non si limita agiudicare, ma si assume la responsabilità; quello che non resta alla finestra, ma entra nella storia quando la storia chiama.
Ritorniamo comunità. Torniamo a essere popolo.
Torniamo a essere il Fasano.
Senza interessi né padroni mai
Il Fasano appartiene a chi lo ama.


