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    Cultura & Spettacolo

    Dreamborn: un’opera surreale al MuLab

    Ieri 14 aprile a Pezze di Greco è andata in scena una pièce onirica con la produzione de “La luna nel pozzo” e “La radice dei viandanti”
    Sara AltamuraDa Sara AltamuraAprile 15, 2024Aggiornato il:Agosto 5, 20255 minuti di lettura
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    Dreamborn: un’opera surreale al MuLab - Osservatorio Fasano
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    Pezze di Greco – Una richiesta insolita è stata fatta a chi ha varcato l’ingresso del Museo Laboratorio di Arte Contadina di Pezze di Greco ieri 14 aprile: scrivere su un biglietto un impedimento che ostacola il proprio percorso, una zavorra che ognuno desidera lasciare andare per poter evolvere e sbocciare. Il motivo di tale richiesta è stato svelato durante lo spettacolo a cui il pubblico si è accinto a partecipare.

    Con le sedie poste in cerchio, gli spettatori hanno preso parte a un viaggio onirico e surreale: Dreamborn – L’aldilà per principianti rimarrà di certo nella memoria di chi ha avuto la fortuna di esserci. Lo spettacolo, con la produzione delle compagnie La luna nel pozzo e La radice dei viandanti, ha debuttato scegliendo l’affezionato pubblico del Teatro di Comunità come primo fruitore.

    Figlio di quel secondo lockdown che ci ha costretti a modificare il rapporto con il tempo, Dreamborn ha aspettato tre anni per venire alla luce: ciò che deriva da questa lunga gestazione è sensazionale.

    In un gelido e imprecisato Nord fa la sua comparsa un uomo particolare a vedersi: è John dalle sedici facce. John è uno sciamano: può parlare con gli Spiriti di tutte le cose e lo fa scendendo in un profondo stato di trance. Ha ereditato le abilità sovrannaturali dalle sue nonne, con le quali è in contatto mistico. John ha una moglie, No problem, che porta una bambina in grembo. John, però, nel mondo reale si abbruttisce: coca-cola alla mano, la poltrona davanti alla tv è il suo posto preferito, quasi dimentico della sua identità. È No problem a scuoterlo: la bambina che cresce dentro di lei non si muove, sta per nascere ma è immobile nella sua pancia. John le parla; scopre che sua figlia non sente i Canti del Mondo, quei suoni che ognuno di noi ascolta prima di venire alla luce. I Canti del Mondo sono l’antidoto alla Morte. John, quindi, deve recuperarli per riportarli a sua figlia e darle l’opportunità di nascere. Lo sciamano, prima di entrare in uno stato di trance, affronta se stesso allo specchio: Mr. Ugly lo insulta, lo denigra ma John non riesce a sconfiggerlo. L’uomo, dunque, entra nell’Altra Realtà, nel mondo degli Spiriti di tutte le cose. Ad attenderlo c’è il suo passato: i traumi prendono forma di civetta e di orso, i peccati sono lupi fantasma che lo inseguono. John cerca i Canti del Mondo, con l’aiuto di un corvo e la guida di sua nonna. Nell’aldilà lo sciamano trova il Canto della Morte: è la speranza per una nuova vita. John esce dalla trance, non prima di aver affrontato Mr. Ugly, e si ricongiunge con la moglie; i due, di nuovo insieme, ridono: la risata racchiude i Canti del Mondo, sua figlia è salva.

    A morire è l’alter ego di John, quell’uomo abbruttito davanti alla tv: sulla sua pancia una ciotola contiene tutti i biglietti, raccolti degli Spiriti di tutte le cose, su cui ogni spettatore ha scritto il proprio demone. A nascere è la figlia di John e No problem: un cesto con un specchio è passato tra il pubblico, ognuno ha potuto vedere il proprio riflesso come figlio di una nuova vita.

    Le suggestioni che Dreamborn ha portato sulla scena sono intime. In una veste mistica e misteriosa, gli artisti hanno indagato sul senso dell’esistenza, scegliendo di partire dalla fine: non è forse la Morte a dare un autentico significato alla Vita? Gli spiriti che accompagnano John non sono altro che manifestazioni della nostra più profonda natura, sono paure, ansie, traumi; John è costretto ad affrontarli per un fine ultimo più grande: è la Vita stessa che lo chiama. Nella ricerca dei Canti del Mondo è il ritrovato Canto della Morte a essere l’occasione di rinascita. Il decisivo scontro per la salvezza è, però, un faccia a faccia con ciò che ostacola l’evoluzione: gli attori e danzatori, raccogliendo i biglietti, hanno aiutato ogni spettatore a bruciare ciò che è secco. La fine non può essere che una sola: la nascita di una nuova versione di noi stessi. Lo specchio nel quale ognuno ha visto il proprio riflesso è simbolo di redenzione e speranza di una vita che ha sconfitto la Morte ascoltando i Canti del Mondo racchiusi in una risata. La rinnovata gioia di vivere passa per lo scontro con gli Spiriti di tutte le cose, che possono essere compagni o nemici.

    La scena è stata egregiamente sostenuta da attori e danzatori che hanno condotto il pubblico in un’altra realtà: Frey Faust, Francesca Pedullà, Manuela Martella, Natascia Fogu, Pia Wachter e Robert McNeer (anche regista). Parte integrante dell’opera sono state anche le musiche originali di Mirko Lodedo.

    Con quest’opera visionaria la rassegna di Teatro di Comunità al MuLab di Pezze di Greco ha donato un profondo momento di riflessione sul valore della vita, regalando al pubblico un’esperienza spirituale.

    Il quindicesimo appuntamento con il calendario della rassegna è per il prossimo 5 maggio, ore 20:00, al Museo Laboratorio di Arte Contadina di Pezze di Greco con Canto errante di un uomo flessibile, produzione Teatro Folletti e Folli.

    Galleria di immagini:

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