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    Attualità

    Violenza sulle donne: binomio legge – prevenzione

    Se n'è discusso ieri sera, 11 gennaio, nel corso di un convegno organizzato, al Teatro Sociale, dalla L.A.F.
    Claudia TurchiaruloDa Claudia TurchiaruloGennaio 11, 20133 minuti di lettura
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    FASANO – "La violenza sulle donne: una guerra senza fine". Questo il titolo del convegno organizzato ieri, 11 gennaio, al Teatro Sociale, dall'associazione libera forense degli avvocati di Fasano e Cisternino, presieduta da Italia Ditano. Hanno relazionato, assieme alla presidente, il sindaco Lello Di Bari, Laura De Mola (assessore comunale alle pari opportunità), Stefania Maria Mininni (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lecce), Angelo Loconte (dirigente divisione anticrimine della Questura di Brindisi) e Gennaro Boggia (criminologo).

    ‹‹Spero che questo convegno non resti un caso isolato – ha dichiarato Laura De Mola in apertura -, ma che se ne organizzino tanti altri, e che ciascuno dei presenti esca da questo teatro con un forte messaggio nel cuore da trasmettere soprattutto ai giovani, per sensibilizzarli al tema della violenza sulle donne››. Dello stesso avviso Italia Ditano, secondo la quale ‹‹l'intento del dibattito odierno è individuare gli strumenti che l'Ordinamento offre per tutelare le donne e, soprattutto, rompere il silenzio››.

    La presidente della L.A.F. ha, poi, offerto un excursus storico e geografico del tema, per permettere ai presenti di capacitarsi dell'immensa drammaticità, nonché attualità del caso. Innanzitutto, occorre focalizzare la stretta relazione vigente tra il ruolo della donna in un determinato contesto sociale, e la violenza sul "gentil sesso". In Paesi come l'India, ad esempio, dove il valore della donna è così basso che scelte di sopravvivenza impongono addirittura di eliminare le nasciture, il fenomeno si allarga notevolmente rispetto all'Italia. Stessa cosa dicasi per l'America Latina, in particolare il Messico, dove qualcosa ha iniziato a muoversi solo pochi anni fa, nel 2009, con l'esemplare sentenza "Campo Algodonero" che ha, finalmente, riconosciuto il reato di femminicidio. Anche il cinema, col film "Bordertown" (2006) ha dato il suo contributo alla diffusione di un messaggio di sensibilizzazione nei confronti delle centinaia di donne stuprate, torturate e, troppo spesso, uccise.

    Pensiero comune a tutti i relatori è stato l'importanza della denuncia da parte delle vittime, o della gente che le circonda. Secondo il Sostituto Procuratore Mininni, infatti, viviamo, purtroppo, in una fase di assoluta emergenza sociale in cui, spesse volte, le donne si rifiutano di denunciare i mariti violenti, per paura di perdere il proprio punto di riferimento familiare, non avendo alternative. Ad incidere notevolmente è, soprattutto, la mancanza di un'indipendenza economica della donna o, quasi sempre, della madre. Ancora più diffuso è, al contempo, il fenomeno della ritrattazione da parte delle vittime. Se, effettivamente, nell'immediatezza dei fatti molte donne decidono di denunciare la violenza subìta alle autorità preposte, dopo pochi giorni, probabilmente a causa della suddetta paura, ritirano le accuse sostenendo di aver dichiarato il falso per rabbia o gelosia.

    Il segreto sta, secondo Angelo Loconte e Gennaro Boggia, nella qualità del colloquio che avviene al momento della denuncia. Per questo motivo, occorre un'accurata preparazione e formazione degli agenti di Polizia, in modo che sappiano come approcciarsi alla vittima e, allo stesso tempo, di tutti coloro che si susseguiranno nelle vicende prima che un giudice possa emettere una sentenza di condanna.

    Sì alla denuncia, quindi, no alla paura e alla rittrattazione. Perchè solo permettendo alla giustizia di fare il suo corso questa guerra potrà, prima o poi, finire.

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