FASANO – Ieri sera, 2 marzo, nella Sala di Rappresentanza del palazzo comunale, Manila Seidita ha presentato la sua seconda raccolta di poesie, inserita della collana "Polimnia" a cura di Pietro Magno. Dopo i saluti del vicesindaco Gianleo Moncalvo, hanno relazionato l'editrice Angela Schena, Palmina Cannone e lo stesso Magno.
Il filo conduttore del libro, come si evince dal titolo, è il contrasto. Il bene e il male, il bello e il brutto, il privato e il pubblico. La lontananza del tempo, delle amicizie, dell'anima. La cruenza della violenza sulle donne e degli stupri, quasi legittimati dall'assenza di leggi severe. Semplicemente, poesia. Perfetta iconografia di emozioni. ‹‹Manila – ha spiegato Palmina Cannone – è, in questo lavoro, un'esperta ritrattista che intinge la penna nella tavolozza delle parole››.
Secondo Pietro Magno, inoltre, il libro si basa fondamentalmente su due aspetti: il titolo e la cotinuità. Il titolo, di per sè curioso, spinge il lettore ad andare oltre la prima pagina. L'autrice, infatti, contrappone alla memoria e all'oblio il concetto di caffè, pennellata "terrena" e quotidiana nella vita di ognuno. La raccolta vede, poi, uno stretto collegamento col primo lavoro della Seidita. ‹‹L'opera – ha spiegato Magno in proposito – rappresenta il consolidamento di un'esperienza poetica che si va sempre più manifestando››.
Infine, lo stesso professore, ha invitato i presenti a rivalutare la poesia, posto che, secondo lui, questa rappresenta l'unico genere letterario davvero "libero". Il lettore può, infatti, leggere una sola lirica all'interno di un volumetto, senza dover necessariamente consultare tutte le altre. Cosa che, al contrario, non accade per il romanzo. Di sicuro non basterebbe leggerne una pagina per capire la trama e valutare l'opera. Parere opinabile forse, ma fortemente condiviso dalla platea che ha corroborato la sala con un lungo e sonoro applauso.


