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    Editoriale

    Dopo l’operazione ‘Fast’ alzare il livello d’attenzione anche a Fasano

    Ad Ostuni sono state acclarate infiltrazioni mafiose nel mondo dei videopoker e del gioco in genere: la ludopatia dilagante a Fasano diventa pertanto pericolosa
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloMarzo 6, 20134 minuti di lettura
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    Dopo l'operazione 'Fast' alzare il livello d'attenzione anche a Fasano - Osservatorio Fasano
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    FASANO – L’operazione “Fast” (che ha portato all’arresto, ad Ostuni, di diverse persone con l’accusa di riciclaggio e trasferimento all’estero di ingenti capitali, impiego di denaro di illecita proveniente, bancarotta fraudolenta, emissioni di fatture per operazioni inesistenti, oltre al favoreggiamento di attività malavitose condotte da esponenti della Sacra Corona Unita) ha permesso di accertare notevoli investimenti di denaro proveniente dai traffici illeciti della Scu ed effettuati nel settore dei videopoker e delle scommesse on line. La notizia ha riportato in auge la pericolosità che l’espansione delle slot machine ha sui diversi territori. Anche a Fasano la ludopatia è un fenomeno in continua espansione e si allarga a macchia d’olio. Ecco quindi come diventa nuovamente attuale il discorso relativo alla nascita di un mini-casinò alla Selva di Fasano, nel Palazzo dei Congressi di proprietà comunale. Attualmente la nascita del kursaal (una sorta di grande sala-giochi che la Gamenet, una delle maggiori società italiane del settore, intendeva realizzare sulla collina silvana) è in stand-by dopo le tante proteste susseguitesi all’intenzione dell’amministrazione comunale di concedere l’autorizzazione alla realizzazione del casinò silvano. Se ne parla da anni ormai.

     

    Il sindaco di Fasano Lello Di Bari era uno degli sponsor principali del progetto. La nascita del mini-casinò in città era ritenuta importante dall’attuale amministrazione. Infatti, oltre alle sale dove si sarebbe dovuto giocare ci sarebbero stati altri servizi annessi che dovevano, secondo gli amministratori, dare ulteriore impulso all’economia. Sarebbero dovute nascere una sala ristorante e un bar che sarebbero stati dati in gestione e che avrebbero incrementato l’offerta di lavoro. Nelle convenzioni di queste sale, poi, è prevista la loro utilizzazione anche per manifestazioni culturali o mondane come concerti e mostre. Anche il mondo dell’associazionismo avrebbe potuto impiegarle per iniziative varie dato che era intenzione creare un vero e proprio centro d’aggregazione. Dal punto di vista economico, poi, l’ente comunale intendeva guadagnarci. Innanzi tutto perché i lavori di ristrutturazione del Palazzo dei Congressi sarebbero stati interamente a carico delle società che andavano a gestire il mini-casinò con locazioni per i locali per non meno di dieci anni. Per di più al Comune di Fasano doveva essere riconosciuto un emolumento, sotto forma di sponsorizzazione di eventi o per la promozione turistica, del 20/25% degli utili realizzati dalla sala. Ecco quindi come fosse interesse vivo da parte del sindaco Di Bari cercare di chiudere l’accordo quanto prima. In questo periodo di vacche magre, infatti, sarebbe improponibile per l’amministrazione ristrutturare il palazzo silvano la cui parte sottostante è ancora allo stato grezzo e che quindi abbisognerebbe di un investimento di diverse centinaia di migliaia di euro.

     

    Ma, come detto, i politici non avevano fatto i conti con la reazione della comunità fasanese. A cominciare, ad esempio, dal mondo della chiesa. Il parroco della Selva, don Gino Copertino, in una sua omelia ha detto senza mezzi termini che «il gioco d’azzardo è un male in se. Dovunque si faccia. Che sia alla Selva o da qualche altra parte”. Don Gino aveva poi continuato spiegando come la ricchezza, quando proviene da fonti come il gioco, non sia assolutamente un buon fattore. Mai, in passato, un sacerdote a Fasano si era lasciato andare a parole così dure, durante una celebrazione, su un tema di così scottante attualità. Ma anche il mondo associazionistico e quello scolastico avevano di fatto ripudiato un eventuale progetto “casinò alla Selva”. C’era qualcuno che chiedeva addirittura che Di Bari emulasse il sindaco di Bolzano nella lotta al gioco che tende ormai a rovinare famiglie intere. Il primo cittadino della città altoatesina ha ordinato la dismissione delle slot machine dall’interno dei bar che hanno luoghi sensibili nel giro di 500 metri. Il provvedimento dell’amministrazione altoatesina riguarda però solo i bar e non le sale da gioco autorizzate e le tabaccherie. Già in precedenza la stessa amministrazione aveva emanato alcune linee guida costringendo i titolari dei bar e delle tabaccherie a delimitare gli spazi delle slot machine in modo da impedire la vista agli avventori.

     

    Di fronte a tutte queste proteste anche Di Bari ha fatto un passo indietro. Ora del casinò silvano si parla poco o niente. Il primo cittadino fasanese ha assicurato che prima di concedere autorizzazioni o assentire al progetto si confronterà con i suoi cittadini. Una cosa è certa. Il 31 ottobre scorso, nel corso dell’audizione della Commissione antimafia del Parlamento europeo a Roma, Grasso ha lanciato l’allarme sulle infiltrazioni mafiose nel settore dei giochi. L’operazione Fast ne è la prova lampante e Ostuni non è poi così lontana da Fasano.

     

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