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    Cronaca

    Anche tanti fasanesi alla manifestazione di piazza Vittoria per ricordare Melissa Bassi e combattere ogni forma di violenza

    C'erano il senatore Nicola Latorre, l'assessore regionale Fabiano Amati, il sindaco Lello Di Bari, la dirigente del Da Vinci Stella Carparelli ma anche tanti altri nostri concittadini
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloMaggio 19, 20126 minuti di lettura
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    FASANO – Sono state migliaia le persone che hanno affollato piazza Vittoria a Brindisi ieri pomeriggio (sabato 19 maggio) per ricordare Melissa Bassi, la 16enne mesagnese vittima del vile attentato compiuto davanti all’istituto superiore “Morvillo-Falcone”. Tra queste tanti, tantissimi fasanesi. C’è il sindaco Lello Di Bari, accompagnato da due agenti di polizia municipale, con tanto di fascia e gonfalone, come tanti altri primi cittadini della regione che hanno voluto stringersi a Brindisi in questo momento difficile. C’è anche la dirigente del “Da Vinci” Stella Carparelli, convocata, come tutti gli altri dirigenti scolastici della Provincia, dal ministro della Pubblica istruzione Francesco Profumo. Ci sono gli studenti stessi del “Da Vinci” venuti a Brindisi per partecipare alla Consulta studentesca e alla manifestazione indetta per il tardo pomeriggio. Ci sono i rappresentanti del presidio fasanese di “Libera” con tanto di striscione e poi rappresentanti della Cgil e semplici cittadini. Tutti accorsi da Fasano per far sentire il calore di una città, la nostra, che ha sempre mostrato di non aver paura in situazioni simili facendosi trovare pronta a dare conforto, una mano. E poi ecco i nostri rappresentanti nelle istituzioni come il senatore Nicola Latorre e l’assessore regionale Fabiano Amati.

     

    La manifestazione inizia con il sindaco di Brindisi Mimmo Consales che chiede un minuto di silenzio dopo il quale si scatena un applauso, lungo e sincero. Tocca all’arcivescovo, mons. Rocco Talucci, prendere per primo la parola. Descrive le sue sensazioni e quello che ha visto nella camera mortuaria, il corpo di Melissa annerito dall’esplosione. Piove qualche fischio (sarà una costante la contestazione al mondo politico: si salveranno soltanto Nichi Vendola e don Luigi Ciotti) ma ci pensa Consales a placare gli animi. «Chi ha compiuto questo gesto ha ucciso l’Italia, non solo Brindisi – tuona il neosindaco -. Non abbiamo bisogno di gesti di intolleranza. Dobbiamo rimanere uniti. Di fronte ai morti non si contesta». Mons. Talucci chiede il pentimento degli autori dell’attentato in chiusura di discorso prima di passare la parola a Martina Carpani, in rappresentanza della Consulta studentesca. «Ho paura – dice la giovane – perché probabilmente abbiamo sottovalutato la mafia. Ma questa paura non ci fermerà. Ci vogliono spaventare per controllarci ma noi dobbiamo essere e saremo più forti. La scuola non deve trasformarsi in un luogo di terrore ma deve essere, come lo è sempre stato, un presidio di libertà». Prendono la parola di seguito, poi, il sindaco di Mesagne Franco Scoditti e il presidente della Provincia Massimo Ferrarese.

     

    Arriva il Governatore Nichi Vendola. Come detto per lui solo applausi. «Non credevo di dover vivere più una giornata come questa, come a San Giuliano di Puglia – dice il presidente -. Vedere libri, quaderni sparsi sull'asfalto. Oggi ho pensato a tutte le volte che ho accompagnato i miei nipotini a scuola, a come le famiglie affidino i figli alla scuola, pensano alla scuola come al luogo più sicuro. La sicurezza non è militarizzare il territorio, ma è creare relazioni, sviluppare l'intelligenza. Quello che non avevano mai osato fare l'hanno fatto: una strage scolastica, colpire delle ragazzine. Sono figlie nostre, con ferite dell'anima che non si curano mai. Ha fatto bene il ministro Profumo a convocare tutti i dirigenti scolastici: la prima risposta a questo crimine orrendo è dare più forza alla scuola, prima trincea della lotta alla legalità e della difesa dei principi della nostra Costituzione». «Oggi Brindisi è diventata capitale del dolore e della vergogna, la vergogna di sapere che c'è qualcuno tra gli esseri umani capace di colpire i propri figli. Dobbiamo chiedere alle istituzioni di accendere i riflettori. La lezione di oggi è che bisogna scegliere di stare con la vita e contro la morte: dobbiamo prendere un impegno, il dovere di asciugare le lacrime di quelle mamme e di quei papà, senza dimenticare quelle famiglie e quei giovani e la nostra scuola».

     

    Sul palco, anche se non prenderanno la parola ci sono il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, Rocco Buttiglione, il vicepresidente della Camera Antonio Leone, il sottosegretario Marco Rossi Doria e i segretari nazionali della Uil Luigi Angeletti e della Cgil Susanna Camusso. Quest’ultima, al termine della manifestazione, si recherà sul luogo dell’attentato. Arriva il ministro Francesco Profumo. Ecco i fischi e urla. «Lunedì dobbiamo tornare a scuola – esordisce il ministro -, perché non dobbiamo avere paura. Dobbiamo ritrovare la fiducia nella scuola, lo Stato deve vincere. L'investimento più grande da fare è nella scuola, nel credere nella legalità. E voi qui in Puglia più che altrove avete investito. E aiutateci da lunedì mattina a credere in questo e a investire nella legalità». Consales saluta e chiede che tutti mettano un fiore alla finestra in ricordo di Melissa ma la gente chiama a gran voce don Luigi Ciotti. A qualche giornalista aveva anche detto, prima della manifestazione, di non sentirsi bene e di non voler parlare. Quando migliaia di persone urlano il suo nome il presidente di Libera non si tira indietro e per lui arrivano ovazioni.  «Dobbiamo trasformare le paure in speranze – urla don Ciotti -. E la speranza si chiama lavoro, sostegno alle famiglie. In Italia tutti parlano di legalità, anche quelli che la calpestano tutti i giorni. Ho sfogliato un quaderno trovato sul luogo dell’attentato, si parla di costituzione, di diritti e di democrazia. La democrazia si fonda sulla giustizia e sulla dignità umana, ma anche sulla responsabilità, quella che chiediamo allo Stato, alle istituzioni. Ma anche tutti noi dobbiamo assumerci di più la nostra parte di responsabilità. Sono meravigliosi questi ragazzi, non prendiamoli in giro!». Poi conclude: «Chiedo a Dio che dia una bella pedata a tutti per andare avanti».

     

    La manifestazione si conclude così ma la gente sosta per tanti altri, interminabili minuti in piazza quasi a voler continuare a stringersi attorno al ricordo di Melissa ma anche a voler sostenere gli altri giovani feriti che porteranno i segni di tutto quello che è accaduto ieri mattina per tutta la vita sui loro corpi ma, quello che è ancor peggio, nello spirito. Perché sarà difficile per loro capire il perché di tanta ferocia e di tanta vigliaccheria. Una difficoltà a capire che a distanza di ore abbraccia non solo Brindisi ma tutta la nazione. 

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