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    Attualità

    Maestra manesca a Pezze di Greco: si sfoga il dirigente Silvestro Ferrara

    Il responsabile dell'istituto comprensivo in cui è avvenuto il grave episodio ha reso note alcune sue riflessioni sulla vicenda
    RedazioneDa RedazioneAgosto 4, 20145 minuti di lettura
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    Maestra manesca a Pezze di Greco: si sfoga il dirigente Silvestro Ferrara - Osservatorio Fasano
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    FASANO – La vicenda della maestra manesca che tanto scalpore ha fatto registrare in città ha anche messo in imbarazzo, e non poco, l'ambiente scolastico di Pezze di Greco dove l'educatrice insegnava. Ora, a distanza di giorni, ecco che il dirigente dell'istituto comprensivo frazionale Silvestro Ferrara affida le sue riflessioni a una lunga nota.

     

    "Esiste un solo modo di educare, qualsiasi persona a qualsiasi età, ed è il dialogo in tutte le sue possibili forme – scrive Ferrara -. Esiste un solo modo di rapportarsi con gli alunni di ogni ordine e grado scolastico, ed è la relazione empatica, cioè l’essere disposti a mettersi, sempre e comunque, dalla parte dei discenti (bambini, ragazzi, adolescenti, giovani) con una instancabile e continua voglia di comunicare per promuovere e sostenere il loro personale processo di crescita. Entrare in relazione empatica con un alunno, per un docente, non significa assecondarlo sempre e comunque (sarebbe come rinunciare al proprio ruolo), vuol dire invece guidarlo, orientarlo, valorizzare le sue capacità, “tracciare un percorso” ma lasciare libero l’allievo di trovare altre strade, altre direzioni, conservando il gusto di apprendere e di migliorarsi. Quello che non può fare un docente è umiliare gli alunni che gli sono stati affidati (a qualunque fascia d’età appartengano), demoralizzarli, ironizzare, svalutare l’immagine di sé in tutti i modi possibili. Tutto il resto sono “chiacchiere” che poco o niente hanno a che fare con la Scuola e la sua funzione istituzionale. I genitori “affidano” i propri figli alla Scuola, che nel suo significato etimologico significa proprio “lasciare con fiducia”. E’ evidente che il compito principale dei docenti consiste nel ricambiare la fiducia con l’impegno professionale e la disponibilità umana.

     

    Ma veniamo alla ragione principale di questo intervento – continua il dirigente -. Perché il Dirigente scolastico Silvestro Ferrara decide di affidare ai cittadini Fasanesi queste sue riflessioni? Semplicemente perché i fatti di cronaca di questi ultimi giorni, relativi ai presunti maltrattamenti subiti dai bambini di una Scuola dell’Infanzia di Pezze di Greco ad opera di un’ insegnante, non possono produrre indifferenza. Sarebbe gravissimo, intollerabile, inaccettabile. Se solo una minima parte delle prove raccolte e rese pubbliche dai Carabinieri fosse confermata in sede processuale, tutti gli operatori scolastici dell’Istituto Comprensivo “G. Galilei” di Pezze di Greco – Montalbano non lascerebbero alcuno spazio alla tolleranza o alla comprensione, e manifesterebbero solo costernazione e condanna, a prescindere dalle decisioni di natura penale di esclusiva competenza delle magistratura . Le ragioni di un atteggiamento così fermo e deciso risiedono nei valori educativi che quotidianamente ciascuno, in base al proprio ruolo e alle proprie competenze, cerca di testimoniare con lo stile comunicativo, gli atteggiamenti, l’esempio, il senso di responsabilità, il lavoro (che spesso oltrepassa di gran lunga i limiti consentiti dai Contratti sindacali).

     

    Ma le ragioni sono anche altre – va avanti Ferrara -. E’ noto l’impegno dell’Istituto Scolastico "G. Galilei" nella lotta alla devianza e alla dispersione scolastica, così come sul fronte dell’educazione alla legalità. Per questo è ancora più assurdo e inaccettabile che in un contesto culturale così “impegnato” e ricco di fermento creativo e di innovazione didattica possano accadere fatti simili. Sul piano personale reputo discutibili anche i termini tecnici, di natura giuridica, utilizzati in questa vicenda, come “mezzi di correzione” o “abuso” dei medesimi “mezzi”, perché sarebbe opportuno chiedersi che cosa si intende correggere: il carattere? La personalità? O semplicemente i comportamenti inadeguati rispetto ad una serena vita sociale di comunità? Se quest’ultimo è l’obiettivo di una eventuale “correzione”, allora è bene utilizzare il termine “educazione”, che come ho già affermato prima si concretizza attraverso tutte le forme di dialogo possibili tra i principali soggetti coinvolti nel processo educativo e cioè i bambini, i docenti e i genitori. Ma in questa triste vicenda probabilmente questo processo virtuoso è venuto meno. E allora, che fare? Innanzi tutto mantenere la calma.

     

    Attraverso questo mio intervento – conclude il dirigente scolastico – rassicuro pubblicamente tutti i genitori (non solo quelli che hanno denunciato l’insegnante) che, chi scrive, ha attivato tempestivamente tutte le procedure legali necessarie a garantire la tutela dei minori per il prossimo anno scolastico 2014-2015. I bambini devono riprendere con serenità il proprio percorso di crescita. Ai genitori suggerisco di non cadere nella “trappola” della generalizzazione, cioè di attribuire a tutti gli operatori scolastici quei comportamenti che, se confermati, riguardano una sola persona. E poiché non condivido quello che ho letto da qualche parte, a proposito della “giustizia umana” e della “giustizia divina”, con tutto il rispetto che nutro per Sant’Agostino, la Teodicea e la fede Cristiana, a noi quello che interessa in questo momento è la rigorosa applicazione del Codice Penale e del Codice Civile, secondo quanto deciderà l’autorità giudiziaria competente. In tal senso annuncio pubblicamente che, se ci saranno le condizioni, questa istituzione Scolastica si costituirà “parte civile” nel processo a carico della docente imputata".

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