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    Attualità

    L’Amministrazione comunale di Fasano dice no alle trivellazioni in Adriatico

    Scadevano oggi i termini stabiliti dal Governo per la presentazione, da parte degli enti comunali interessati, di osservazioni al progetto
    RedazioneDa RedazioneAgosto 4, 20144 minuti di lettura
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    L'Amministrazione comunale di Fasano dice no alle trivellazioni in Adriatico - Osservatorio Fasano
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    FASANO – L’amministrazione comunale di Fasano dice “no” secco alle operazioni di ricerca nel mare Adriatico, prospiciente la costa pugliese (e, dunque, inclusiva della costa fasanese), di idrocarburi liquidi e gassosi (sostanzialmente il petrolio) che la società australiana “Global Petroleum Limited” ha chiesto di poter effettuare, avendo presentato il progetto al ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per l’avvio della procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (la cosiddetta “Via”) e, quindi, l’autorizzazione alle esplorazioni.

     

    «Oggi, 4 agosto, scadevano i termini stabiliti dal Governo centrale per la presentazione delle osservazioni al progetto della società australiana – afferma il vicesindaco Gianleo Moncalvo – e come Comune di Fasano non ci siamo fatti trovare impreparati. Abbiamo, infatti, proprio oggi inviato una dettagliata relazione con le osservazioni al ministero dell’Ambiente, esprimendo il nostro “no” alle operazioni di ricerca di idrocarburi nel nostro mare Adriatico. È chiaro che con la missiva inviata al ministro Galletti – spiega il vicesindaco Moncalvo – vogliamo difendere quanto di più prezioso abbiamo nel nostro territorio, il mare con la sua fauna e la sua flora, da cui discendono attività produttive fondamentali per Fasano, come la pesca ed il turismo, settori di cui andare fieri e che centinaia di posti di lavoro garantiscono da anni». Il “no” dell’Amministrazione comunale è chiarito nelle osservazioni inviate al ministero ed anche alla Commissione Europea, al presidente della Regione Puglia, Vendola, ed all’assessore regionale all’Ambiente, Nicastro.

     

    Scrive, infatti, il vicesindaco Moncalvo: “(…) Stante l’assoluta incompatibilità delle coste pugliesi con pratiche di ricerca o sfruttamento degli idrocarburi, si chiede che il provvedimento conclusivo del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) stabilisca l’incompatibilità ambientale del progetto proposto, ai sensi dell’art. 26 del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modificazioni, a causa dell’insostenibilità degli impatti sulla fauna marina, nonché in applicazione del fondamentale principio di precauzione (articoli 174 del Trattato Unione Europea, 3 ter del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modificazioni”. Nella missiva, Moncalvo sottolinea che “il progetto mostra forti carenze investigative. Infatti, al posto di analizzare le gravi problematiche ambientali e sociali connessi e, soprattutto al loro impatto da un punto di vista globale, le minimizza, con sommarie ed ingiustificate affermazione di impatti nulli”. Il vicesindaco, peraltro, scrive che “lo Studio di Impatto Ambientale presentato dalla società australiana cerca di limitare il reale impatto attraverso una lottizzazione del mare senza valutare attentamente l’impatto cumulativo che può generarsi sull’intero ecosistema marino. Il mare, infatti, per sua natura fisica di ‘fluido’, costituisce un organismo mobile e dinamico”.

     

    Moncalvo sostiene nella lettera al ministero dell’Ambiente che “(:: L’analisi degli impatti cumulativi dovrebbe, quindi, essere affrontata in maniera esaustiva fornendo stime quantitative – stima degli esemplari danneggiati, deceduti, etc. – degli impatti derivanti da attività di prospezione sequenziali oltre che contemporanee”. Il vicesindaco chiarisce che la tecnica di ricerca degli idrocarburi nel mare Adriatico proposta dalla società australiana è quella degli “spari” in mare ad aria compressa, detta degli Air-Gun, che sono delle vere e proprie esplosioni con una intensità sonora fra 240 e 260 decibel “intensità, in natura – specifica Moncalvo nella lettera – superata solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini. (…) È noto anche che molte specie appartenenti all’ordine Cetacea, sono particolarmente sensibili a forti emissioni acustiche (…)”. Il vicesindaco, poi, definisce che le “misure di monitoraggio (indicate nel progetto, ndr), non sembrano sufficienti ad assicurare che non vi siano danni alla cetofauna e all’ittiofauna in generale”. Moncalvo, peraltro, nella lettera con le osservazioni sottolinea che è doveroso “chiedersi quali saranno le conseguenze dell’attività della Global Petroleum Limited nel suo complesso e a lungo termine.

     

    La società non descrive alcuna attività umana sulla costa, non parla degli impatti globali di possibili incidenti o anche solo dell’impatto visivo del suo progetto su tali attività. In particolare – aggiunge Moncalvo nella lettera – data la vicinanza delle concessioni da riva, i futuri pozzi saranno visibili da terra e saranno di detrimento alle numerose specie marine protette da direttive comunitarie, come le distese di Posidonia oceanica presente nei siti comunitari di Torre Canne, o come le tartarughe caretta caretta, oltre che altre specie protette aviatiche e marine”. Il vicesindaco, inoltre, ricorda che il litorale brindisino è parte del Parco regionale delle dune costiere e che vi sono zone umide “il Fiume Grande, il Fiume Piccolo e il Fiume Morelli spesso oggetto di sosta per l’avifauna acquatica migratoria. Il Parco, peraltro, è un ottimo esempio di parco multifunzionale in Puglia, mostrando come le bellezze naturali possano essere da traino per un’economia fiorente”.

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