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    Cultura & Spettacolo

    Le verità del pentito Spatuzza narrate a Villa L’Abbate a Selva di Fasano

    Il libro della sociologa fasanese Giovanna Montanaro è stato presentato in un incontro a cui ha partecipato anche il magistrato Giuseppe Scelsi.
    RedazioneDa RedazioneAgosto 17, 20145 minuti di lettura
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    Le verità del pentito Spatuzza narrate a Villa L'Abbate a Selva di Fasano - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Era stato presentato a Fasano, a Palazzo di Città, il 28 marzo scorso ma quando si affrontano certi temi non ci si trova mai di fronte a delle ripetizioni. Ci sono sempre cose nuove da dire e ascoltare anche se il libro è lo stesso. "La verità del pentito. Le rivelazioni di Gaspare Spatuzza sulle stragi mafiose”, l'ultimo libro scritto dalla sociologa fasanese Giovanna Montanaro e pubblicato da Sperling & Kupfer, ha avuto una particolare vetrina ieri sera (sabato 16 agosto), nell’Antica Dimora di proprietà di Lorenza e Maria Giovanna L’Abbate a Selva di Fasano. L’incontro è stata occasione, ancora una volta, di parlare di mafia partendo dalle scottanti rivelazioni raccolte dalla Montanaro, ad uno dei personaggi più controversi nell’ambito delle inchieste sulle stragi mafiose. Accanto all'autrice anche il magistrato Giuseppe Scelsi e il giornalista Donato Mancini.

     

    E' stato proprio Mancini ad offrire gli input ai due ospiti che hanno parlato del pentitismo, di quanto sia servito a fermare il periodo delle stragi ma anche quanti lati oscuri ci siano in molte vicende. Da due punti di vista differenti, la Montanaro e Scelsi, hanno sottolineato le difficoltà che bisogna affrontare in indagini complesse come quelle sulle cosche mafiose. Troppi intrecci e affari che spesso non vengono svelati oppure lo si fa in parte con la difficoltà di reperire riscontri.

     

    Una chiacchierata piacevole, con l'autrice che riesce a sciorinare a memoria date ed avvenimenti da far invidia a Pico della Mirandola. Del resto Giovanna Montanaro è molto accreditata negli ambienti giuridici. E' stata consulente della Commissione parlamentare antimafia. Ha studiato la criminalità organizzata, in particolare di tipo mafioso, e il fenomeno del pentitismo. Su questi temi ha tenuto corsi di formazione e seminari alle Università di Napoli, Bologna, Perugia e Roma. È coautrice del volume, a cura del Gruppo Abele, "Dalla mafia allo Stato. I pentiti: analisi e storie" e ha scritto alcune voci per il Dizionario enciclopedico di mafie e antimafia (2013).

     

    La prefazione del libro è a firma del presidente del Senato Pietro Grasso che per primo raccolse le rivelazioni di Gaspare Spatuzza ritenendole più che attendibili. Il libro contiene due principali elementi di interesse: il percorso di "pentimento" di Gaspare Spatuzza, raccontato da Spatuzza stesso nell'intervista esclusiva concessa all'autrice (un colloquio durato otto ore consecutive, ndr); l'analisi particolareggiata delle novità e delle correzioni portate da Spatuzza alla ricostruzione delle stragi del '92 e del '93, e in particolare di quella di via D'Amelio dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque uomini della scorta. Studiosa del fenomeno del pentitismo, la Montanaro ha seguito da vicino il caso di Gaspare Spatuzza, che, arrestato nel luglio del 1997, nel 2000 avvia un percorso di conversione religiosa. Otto anni dopo, nel 2008, decide di collaborare con la giustizia, quando è ormai forte la consapevolezza che il suo pentimento non è compiuto se non si assumerà il compito di dire la verità, di far scarcerare gli innocenti e condannare i colpevoli, ristabilendo la giustizia. Tutti i magistrati coi quali ha collaborato hanno riconosciuto l'autenticità della conversione di Spatuzza, un "pentito da manuale", che non ha cercato benefici o sconti di pena. La sua famiglia, però, ha rifiutato il programma protezione disconoscendolo.

     

    La ricostruzione di Spatuzza ha fatto riaprire le indagini sulle stragi del 1992-93 e sul fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma del 1994 e, in particolare, ha rivoluzionato le conclusioni sulla strage di via D'Amelio, consacrate dai vari processi Borsellino in tre gradi di giudizio. Spatuzza, con Salvatore Grigoli, fece parte del gruppo di fuoco che uccise don Pino Puglisi e fu colui che rubò la Fiat 126 che, dopo essere stata imbottita di tritolo, fu fatta esplodere sotto l'abitazione della madre di Paolo Borsellino. Dicevamo del contributo di Spatuzza.

     

    Quello dato alle Procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo riempie, tra verbali di interrogatori e atti processuali, diverse migliaia di pagine che hanno costituito la solida base del lavoro dell'autrice. Partendo dagli innumerevoli particolari forniti dal pentito e riscontrati dagli inquirenti, la Montanaro ripercorre il filo degli eventi, ricomponendo, nella definitiva versione dei fatti, le stragi di Capaci, via D'Amelio, Firenze, Roma e Milano, oltre al sequestro del piccolo Di Matteo. Ripercorre inoltre le varie fasi dei processi Borsellino, sottolineando punti oscuri che hanno sollevato interrogativi su eventuali errori giudiziari o depistaggi che per vent'anni hanno ostacolato o deviato il corso della giustizia. La profondità e l'accuretezza dell'esame dei dati processuali fanno di questo libro uno strumento utile anche agli addetti ai lavori, mentre la ricostruzione delle stragi e del contesto storico nel quale sono avvenute rappresenta un notevole contributo al chiarimento delle questione giudiziarie e politiche che ruotano intorno alla strategia terroristico-stragista messa in atto da Cosa Nostra all'inizio degli anni '90 e alle cosiddette trattative tra Stato e mafia.

     

    Durante l'incontro di ieri sera a villa L'Abbate sono state poste diverse domande all'autrice. Tra queste il costo di un pentito, il perché la famiglia non abbia seguito Spatuzza in questa sua nuova vita, i rapporti tra i Graviano (i boss mandatari di Brancaccio, capi dello stesso pentito, ndr) e politici come Berlusconi e Dell'Utri e, infine, come un assassino di tale portata possa di colpo redimersi.

     

     

     

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