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    Attualità

    Come ridurre l’accumulo di rifiuti nelle discariche e i pericoli di incendi

    Il titolare della Eco Ambiente Sud, Antonio Clarizio, parla di quel che è accaduto nella sua azienda e dell’impianto da lui brevettato per bruciare rifiuti producendo energia
    RedazioneDa RedazioneSettembre 9, 20255 minuti di lettura
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    Come ridurre l’accumulo di rifiuti nelle discariche e i pericoli di incendi - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Con il recente incendio che ha distrutto il deposito di rifiuti speciali accumulato nei capannoni della “Eco Ambiente Sud” alla periferia di Fasano si è sfiorato il disastro ecologico. Ma come si fa a eliminare questo tipo di pericoli? Ne abbiamo parlato con Antonio Clarizio, titolare dell’azienda andata a fuoco e promotore di nuove tecnologie per diminuire il conferimento in discariche del “secco” e dell’“umido”. «Ci sono incidenti che capitano perché attualmente non c’è una soluzione per lo smaltimento di questi benedetti rifiuti – afferma –. Ci sono soltanto iniziative che non vengono mai portate a compimento. Alla fine chi paga è sempre il cittadino con l’aumento delle tasse su rifiuti».

    Stai portando avanti un progetto per la chiusura del ciclo produttivo dei rifiuti: di cosa si tratta?

    «Bisogna partire dal presupposto che mancano gli impianti di smaltimento. La Puglia produce una sovraproduzione di rifiuti da maggio a settembre per l’incremento della popolazione turistica. Non potendo calcolare quanti saranno questi flussi di rifiuti lo smaltimento non si può regolamentare. Così accade che gli impianti presenti sul territorio vanno in affanno. Non potendo interrompere i servizi di pubblica utilità, perché gli impianti hanno i contratti con i comuni, le discariche si affogano di rifiuti perché non ci sono le uscite: è evidente che manca questa benedetta chiusura del ciclo produttivo dei rifiuti».

    Come ridurre l’accumulo di rifiuti nelle discariche e i pericoli di incendi - Osservatorio Fasano

    Cosa bisogna fare allora?

    «Il rifiuto, come ripeto sempre in tutti i convegni che trattano queste problematiche, è una risorsa e va valorizzato. Questa valorizzazione si ottiene solo nel momento in cui si chiude il ciclo produttivo dei rifiuti, con l’utilizzo per il recupero energetico e la produzione di energia. Non parliamo di termovalorizzatori: quelli che esistono adesso sono impianti che hanno le emissioni in atmosfera. Parliamo invece di tecnologie avanzatissime dove non c’è nessun impatto ambientale non essendoci emissioni in atmosfera. Si tratta di azzerare la produzione dei rifiuti di umido e di secco con una notevole quantità di produzione di energia elettrica. Oggi la Regione Puglia è costretta a usare stazioni di trasferenza: i rifiuti finiscono fuori regione aumentando notevolmente i costi di trasporto. E naturalmente a pagare sono sempre i cittadini! Ecco perché l’elemento fondamentale della catena dell’economia circolare è proprio il cittadino, che deve prendere atto che il rifiuto che va a depositare negli appositi contenitori è una risorsa». 

    Hai messo a punto un impianto brevettato che stai proponendo o hai già proposto alla Regione Puglia? 

    «Noi abbiamo dei brevetti che sono stati premiati dalla commissione europea proprio per la chiusura del ciclo produttivo dell’organico e della frazione secca urbana non riciclabile. Quindi abbiamo queste due tecnologie che non sono inceneritori o termovalorizzatori. Sono impianti che hanno un impatto ambientale zero, dove non ci sono emissioni, fumi o ciminiere: è un cubo chiuso, dove all’interno di questi impianti molto sofisticati si fa la produzione di energia e biometano».

    C’è l’intenzione di proporli ai comuni della Puglia? 

    «La Regione Puglia già si sta occupando di ciò: proporre vuol dire dare le giuste dimostranze alla Regione o agli Enti che si preparano a promuovere queste tecnologie. Perché gli enti pubblici possano investire sulla realizzazione di questo tipo di impianti è necessario dare loro delle certezze. Ecco allora che stiamo promuovendo con capitali privati piccoli impianti sperimentali, dove il Dipartimento apposito della Regione Puglia seguirà questi impianti nella fase sperimentale, accertandone i buoni risultati conseguiti». 

    Si dice che si voglia proporre un impianto del genere anche a Fasano? 

    «Mi auguro che non solo Fasano, ma molte altre comunità, pensando ai rincari che stiamo avendo sul costo della Tari e dell’energia, prendano atto, nel momento in cui proporremo anche a Fasano questa tipologia di impianti, che un’amministrazione attenta faccia l’interesse del cittadino. Questo tipo di impianto, senza produrre alcun inquinamento, riduce i rifiuti da smaltire in discarica, determina una riduzione della Tari e una produzione gratuita di energia. A fronte di una simile offerta, non credo che lo stesso sindaco Zaccaria si opporrà, affinché quello che è successo alla nostra azienda non accada più».

    Quando si parla di questo tipo di impianti insorgono subito gli ambientalisti: come possiamo rassicurarli? 

    «Promuovere non vuol dire realizzare. Bisogna saper promuovere e proporsi a tutte le associazioni di categoria: aprire un tavolo tecnico che permetta anche a loro di capire che quello che viene promosso come tecnologia non dà nessun effetto negativo per l’ambiente. Molti imprenditori del settore hanno commesso degli errori perché promuovendo una tecnologia che non è conosciuta le associazioni di categoria e i cittadini si spaventano, così il politico che deve firmare le autorizzazioni non lo fa perché nessuno vorrebbe un inceneritore sotto casa sua. Quindi bisogna anche sapersi proporre: io direi che prima di iniziare questo percorso, vorrei aprire un tavolo tecnico con le associazioni di categoria e anche con gli ambientalisti, perché devono essere i primi a esprimersi in maniera favorevole, convinti che è una tecnologia che non porta nessun danno all’ambiente e riuscirebbe a eliminare le discariche inquinanti: sarebbe un bel risultato! Non dimentichiamo che le discariche sono contenitori dove arriva di tutto. Molte, tra l’altro, vanno in deroga ai quantitativi che potrebbero ricevere, perché non essendoci altri siti disponibili, sono costrette a ritirare i rifiuti». 

    Fasano, città a forte vocazione turistica, sarà pronta ad aprire un dibattito su questa problematica? Vedremo gli orientamenti dell’amministrazione comunale.

    tratto da Osservatorio n. 8 agosto 2025

    clarizio fasano incendio intervista rifiuti
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