FASANO – Non era solo una richiesta di denaro, era un assedio quotidiano. Un incubo domestico durato nove lunghi mesi, consumato tra le pareti di un’abitazione dove il rispetto e l’affetto avevano ceduto il passo alla prepotenza e alla paura. Protagonista della vicenda un ventenne fasanese, che nei giorni scorsi ha visto spalancarsi le porte del carcere di Brindisi su disposizione del GIP.
Le accuse che gravano sulle sue spalle descrivono un quadro di particolare crudeltà: maltrattamenti in famiglia ed estorsione continuata. Ma è l’aggravante a rendere la storia ancora più cupa, poiché le violenze erano dirette verso la madre, una donna fragile e portatrice di handicap, costretta a subire le ire di un figlio che vedeva in lei solo un bancomat da svuotare.
Tutto ruotava attorno al denaro. Il giovane, disoccupato e con l’ossessione per le scommesse sportive, pretendeva con cadenza quasi giornaliera somme che arrivavano a pesare per oltre cento euro al mese sul bilancio familiare. Per una donna che viveva di una modesta pensione di reversibilità, quei soldi erano vitali; per il figlio, erano solo fiches da puntare.
Al rifiuto della madre, scattava la furia. Non solo insulti e umiliazioni verbali, ma una vera e propria strategia del terrore: mobili distrutti, arredi danneggiati e, troppo spesso, il ricorso alla violenza fisica. Una spirale che aveva ridotto la vittima in uno stato di soggezione totale, costringendola a cedere per placare l’ira del figlio o a veder sparire i pochi risparmi che tentava disperatamente di nascondere.
La svolta è arrivata a gennaio. Stremata e terrorizzata, la donna ha trovato la forza di varcare la soglia della Stazione dei Carabinieri di Fasano. La sua denuncia, dettagliata e dolorosa, ha aperto uno squarcio su una realtà che non è passata inosservata nemmeno al vicinato. Le testimonianze di parenti e conoscenti hanno infatti confermato il clima di profondo degrado e sofferenza in cui la donna era sprofondata.
Proprio questa pericolosità, unita al rischio concreto che le aggressioni potessero degenerare ulteriormente, ha spinto la Procura e il GIP a ritenere la custodia cautelare in carcere come l’unica misura possibile. Per il ventenne si sono interrotte le scommesse; per la madre, si spera, è iniziato il tempo del recupero e della serenità.


