Selva di Fasano – Ci sono ritmi, suoni e parole che portano con sé il mistero di un animale che erra tra i sentieri, luoghi in cui nascono poesie, versi, melodie in un dialogo mai finito con la Natura e il divino. Camminare poggiando i piedi sulla terra di cui un pastore sa riconoscerne il colore è un atto che, oggi, sembra rivoluzionario. Ciò che anni fa era quotidiano nel nostro tempo suona alieno. Così termini come “transumanza”, “vendemmia”, “setaccio” sono ora circondati da un enigma bucolico che in pochi riescono a sciogliere.
Tra gli ultimi poeti che fanno pensare ai versi idilliaci di Virgilio c’è Alfio Antico, maestro mondiale di tamburo. Siciliano del catanese, Alfio ha portato i suoi amati strumenti ieri 13 agosto al festival metropolitano Bari in Jazz che da dieci anni, grazie a una proficua collaborazione con l’amministrazione comunale, accoglie artisti del panorama jazzistico e non solo nella meravigliosa cornice del Minareto a Selva di Fasano.
A introdurre la fresca serata di agosto è stata la dolce voce di Sara Fenza. In duo con il pianoforte leggero e mai invadente di Michele De Lilla, la giovane cantante ha interpretato brani di standard jazz contornati da classici del pop e inediti di De Lilla. Concludendo con timidezza, Fenza e De Lilla hanno lasciato la seconda serata al cantore siciliano.

Lo spirito della terra pervade l’essenza di un uomo se questo si mette in ascolto da bambino, se nella campagna di una Sicilia autentica si trova il coraggio di ripercorrere al solo chiarore della luna quei sentieri che il proprio padre pastore percorreva con le pecore durante la transumanza. È lì che Alfio Antico nella sua remota infanzia ha incontrato lo spirito del mondo. «Il tamburo è uno strumento che viene da lontano – ha raccontato Alfio durante la serata – non è certamente siciliano; ma io lo sono. La pelle ha incontrato la mano e ne è nata una relazione d’amore».

Anima è stato un concerto poetico, un cammino ancestrale verso un’essenza che la modernità sta rubando all’uomo ossessionato. Sul palco i protagonisti sono stati i tamburi, costruiti personalmente da Alfio rubando setacci dimenticati sui solai. Con lui, il contrabbasso elettrico di Amedeo Ronga, fedele accompagnatore di Antico, e in chiusura anche Anna Fanelly alla voce, chitarra classica e tamburello e Davide Chiarelli alle percussioni.

Il dialetto siciliano ieri si è fatto portatore di un richiamo bucolico, quasi un grido a non dimenticare i sentieri battuti nei secoli da animali e uomini che da valle risalivano sul colle in un eterno, ritmico, immortale legame con il ventre della Terra.
L’ultimo appuntamento con questa stagione di Bari in Jazz al Minareto è per oggi 14 agosto, ore 21:00, con Candy Cane Snail, Ava Alami voce e Vittorio Esposito pianoforte, sintetizzatori e elettronica. Info e biglietti su www.bariinjazz.it.


