ROMA – Il 30 e 31 luglio il Caracalla Festival ha consegnato al pubblico un trittico di danza contemporanea di straordinaria intensità, portato in scena dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato. Tre i capolavori in programma: Within the Golden Hour (Christopher Wheeldon), Bolero (Maurice Béjart) e, per la prima volta affidata a una compagnia italiana, Le Sacre du Printemps nella versione di Pina Bausch.
Tra gli interpreti di Le Sacre du Printemps figura il solista Gabriele Consoli, affiancato da Francesca Manfredi e dell’intero ensemble.
Il celebre rito di Stravinskij, reso visivamente potente dalla coreografia di Bausch e dalle scenografie di terra ideate da Rolf Borzik, è stato uno dei momenti più intensi dell’estate romana.
Un evento che segna una svolta
• Le Sacre du Printemps, creata nel 1975, festeggia quest’anno il cinquantesimo anniversario ed è stata portata in Italia per la prima volta dal Corpo di Ballo dell’Opera di Roma, confermando il prestigio e la maturità artistica della compagnia.
• Il Bolero di Béjart, interpretato da Friedemann Vogel (già atteso al Festival nel 2024), ha offerto una performance carica di tensione ed eleganza, con un cast maschile che rafforza l’intensità visiva e il crescendo musicale di Ravel.
• Within the Golden Hour, coreografia poetica per quattordici danzatori su musica di Ezio Bosso e Vivaldi (suonata su base registrata dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma), ha aperto la serata coniugando grazia e armonia del movimento contemporaneo.
La direzione musicale era affidata al maestro Ido Arad (Stravinskij e Ravel) e Carlo Donadio (Bosso/Vivaldi base registrata). Le coreografie sono state curate da Wheeldon, Béjart, Pina Bausch su collaborazione con la Fondazione Bausch.
Nel balletto finale, Le Sacre du Printemps, la comunità dei ballerini interpreti del rito collettivo ha brillato di energia ancestrale. Consoli, insieme ai suoi colleghi, ha danzato nella terra scenica che gradualmente ricopre corpi e volti, mentre le donne passano una veste rossa simbolica, rappresentazione viscerale del sacrificio collettivo; elementi che rendono la performance estremamente evocativa e potente.
«Per me e Francesca (Manfredi) far parte del cast di Le Sacre du Printemps è stato un momento memorabile- ha dichiarato Gabriele Consoli a OsservatorioOggi.it-».
Queste parole raccontano il senso di realizzazione che deriva dal portare in scena un balletto così iconico, per la prima volta affidato all’Italia.
Secondo critici e spettatori, è stato proprio questo numero a suggellare il trionfo della serata, con applausi scroscianti e una percezione incoraggiante della danza contemporanea italiana in scena.
Il debutto italiano di Le Sacre du Printemps ha segnato un momento storico per la danza contemporanea nel nostro Paese, offrendo al pubblico romane due notti di grande impatto emotivo. La presenza di Gabriele Consoli e Francesca Manfredi in questo ensemble indimenticabile è il segno di talenti che trovano il loro compimento nella comunità artistica e nella caparbia ricerca di una nuova visione performativa.
Un appuntamento da ricordare, uno spettacolo che resta nell’anima e un ricordo di comunità creativa condivisa.


