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    Cultura & Spettacolo

    Il dialetto che unisce: il “Canto delle raccoglitrici” commuove Bari

    Celebrazioni per la Lingua Madre tra musica e versi: la forza espressiva del vernacolo locorotondese rivive nell'opera di Natalizia Pinto, portavoce di una storia di fatica, natura e nostalgia.
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 28, 20263 minuti di lettura
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    Il dialetto che unisce: il "Canto delle raccoglitrici" commuove Bari - Osservatorio Fasano
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    Fasano – In data 21 febbraio 2026, l’Associazione Internazionale Docenti (SAID), presso la propria sede barese di via Intendenza 18/a, con un evento ricco e coinvolgente, ha celebrato la Giornata Internazionale della Lingua Madre, in collaborazione con Mondo Antico e Tempi Moderni Onlus e UNESCO sede di Bari.

    L’incontro, organizzato e condotto con competenza e affabilità dalla prof.ssa Virna Iacobellis (presidente dell’Associazione), oltre a offrire riflessioni sul valore della lingua madre basilare per l’identità personale e collettiva, ha dato spazio di espressione a poeti e autori, che hanno letto nella loro lingua natia composizioni di alto livello.

    Tra i partecipanti, la poetessa Natalizia Pinto ha toccato le corde più intime dei presenti, con la poesia “Il canto degli ulivi”, tratta dal suo romanzo inedito “Amore oltre la vita”. Si tratta di una poesia corale: un canto delle donne che, nei primi del Novecento si trasferivano, dalle colline di Locorotondo, Martina Franca ed altri paesi, nella piana della marina adriatica per tutto il tempo della raccolta delle olive. 

    La Pinto ha dato voce vibrante a queste lavoratrici, leggendo con profonda sensibilità il testo in italiano e in dialetto locorondese. In questa lingua madre, la poesia ha sprigionato una forza espressiva unica, generando una partecipazione emotiva di grande impatto ed una maggiore adesione alla realtà, anche grazie al ritmo, ai suoni onomatopeici, al lessico propri del dialetto.

    La versione dialettale si arricchisce di maggior pathos, rendendo particolarmente tangibile il paragone tra la condizione degli ulivi e quella delle migranti stagionali costrette a soffrire di nostalgia, per la lontananza dalla propria terra, dai propri affetti.

    Ai versi incisivi 

    i ramaghje / sbattene, assurmete, p’u vinte

    (i loro rami / impauriti lottano col vento)

    , visivi e sonori, risuonano emotivamente le parole delle donne

    I accum l’arue di ligghje / cumbattime jind’u’ sunne / c’u deloure m’ pit / p’a lundananze da chesa noste / i de famegliére. 

    (e come gli ulivi / combattiamo nel sonno / con un fremito / per la lontananza dalla nostra casa / dai nostri cari).

    Natura e umanità compartecipano empaticamente alle sofferenze: fisica l’una, morale e affettiva l’altra. 

    Di notevole suggestione è l’espressione cu deloure m’ pit: essa esprime efficacemente il patimento struggente delle donne, che si manifesta con un dolore acuto e profondo in petto.

    Il testo, molto pregnante ed evocativo, richiama alla mente emozioni e ricordi in modo vivo con espedienti retorici di grande efficacia, sottolineati da una lettura sentita ed espressiva, ove la modulazione della voce, le pause e il ritmo sincopato hanno ricreato il turbamento nel sonno delle donne del sud e l’affanno dei loro pensieri.

    I presenti hanno ben compreso il messaggio della Pinto, fattasi portavoce di una gravosa condizione di precarietà, fatica e di resistenza, applaudendola calorosamente.

    Oltre a poeti, saggisti e giornalisti, all’evento sono intervenuti l’attrice Lucia Coppola e il crooner e cantautore Giuliano Ciliberti e il cantautore Rodolfo Ventrella, apprezzati dai presenti per le loro qualità interpretative, attoriali e canore.

    Last but not least, hanno presenziato all’incontro anche importanti personalità del mondo culturale, sociale e politico quali: prof. Nicola Cutino, presidente di Mondo Antico e Tempi Moderni; Piero Bello, presidente dell’UNESCO Bari; dott. Dario Timurian, console d’Armenia in Bari; Avv. Angela Perna, presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Bari. Queste autorità hanno apportato il loro significativo contributo ribadendo la forte valenza della lingua madre nella storia culturale e nell’integrazione dei popoli.

    dialetto fasano
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