Fasano – C’è un momento in cui la parola, quella scintilla che per molti poeti è divina, si fa ostacolo; un istante imprecisato nell’esperienza umana in cui la voce che ne dà significante resta incastrata tra le corde che smettono di vibrare. In quel preciso attimo di tempo l’umanità ha scoperto la danza, uno strumento che si insinua tra quelle fessure nella gola e ne rompe i confini. Quando la parola incontra il corpo, l’anima si eleva in una dimensione limbica.
Penetrare in questa foschia è uno degli obiettivi della residenza shakespeariana che da quattro anni è guidata dalla compagnia teatrale SenzaConfine ed è organizzata alla fine dell’estate a Fasano nelle Officine Futura, a cura di Teresa Cecere e David Marzi. Quest’anno gli attori, provenienti da tutto il territorio nazionale e anche oltre confine, hanno partecipato a una residenza intensiva di soli otto giorni, dal 31 agosto al 7 settembre, in cui hanno avuto la possibilità di immergersi nel teatro shakespeariano attraverso il training fisico, lo studio del corpo e del movimento e il lavoro sulla parola, sulla composizione scenica e sulla ricerca emotiva.

La performance finale ha dato corpo alla tragedia delle parole di Shakespeare: Otello non è stato solo letteratura, ma è divenuto indagine sui sensi, sulla manipolazione, sulla violenza. In una costruzione in cinque atti, gli attori hanno offerto il proprio corpo all’ossessione di un soldato, all’innocenza di una donna fedele e all’inganno di un amico ipocrita. Queste parole risuonano familiari alle orecchie del lettore contemporaneo: nulla è cambiato dall’epoca elisabettiana.
La conoscenza del mondo attraverso i sensi è sempre fallace, perché filtrata a monte dal cervello umano; nella versione di Otello andata in scena lunedì al Chiostro dei Minori Osservanti questa diatriba filosofica è divenuta totalizzante. Ai sensi travisati – tatto, olfatto, gusto, vista e udito – corrispondono le menzogne di Iago e la follia omicida di Otello.
In questa insensatezza resta reale solo il fazzoletto bianco di Desdemona, donna vittima della crudeltà: la sua tragedia è la tragedia della società che non ascolta, di un orecchio sordo che non riesce più a fidarsi delle parole di chi ama.

Otello, con ideazione, coreografie e regia di Teresa Cecere, ha sperimentato con i linguaggi, chiedendo agli attori di osare: il risultato è stato spiazzante.
La residenza ha visto la partecipazione di Giordano Orchi per le coreografie associate, di Susanna Dalcielo per il Training & Coaching e David Marzi per l’aiuto regia. Alla fine dello spettacolo, inoltre, sono state assegnate cinque borse di studio per partecipare al workshop internazionale “The Art of Storytelling 2027” a Londra.


