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    ‘A Tavola con il Nutrizionista’, Diversi modi per dimagrire

    Diciannovesimo appuntamento che sancisce il legame tra il dottor nutrizionista Ezio De Mola e la nostra redazione
    RedazioneDa RedazioneOttobre 24, 20195 minuti di lettura
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    'A Tavola con il Nutrizionista', Diversi modi per dimagrire - Osservatorio Fasano
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    FASANO- Buongiorno amici lettori e benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica ‘A tavola col nutrizionista’. Chi di voi non ha mai sentito parlare di ‘dieta del limone’, ‘dieta dell’anguria’, ‘dieta del gelato’? Al mondo esistono, e sono ampiamente pubblicizzate, decine di modelli nutrizionali. Non tutti logicamente funzionano, ma alcuni sono riconosciuti dalla letteratura scientifica, e di questi andremo a parlare oggi.

     

    Conosciamo molto bene la Dieta Mediterranea. Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, fonda i suoi pilastri su un maggiore consumo di proteine vegetali rispetto a quelle animali, un’importante riduzione del consumo di grassi saturi rispetto agli insaturi, un aumento del consumo di carboidrati complessi ed integrali rispetto ai carboidrati raffinati e gli zuccheri semplici. Ha mostrato effetti positivi contro patologie cardiovascolari, patologie metaboliche, tumori e patologie neurologiche. Questa azione è espressa dagli antiossidanti, vitamine, minerali e fibra alimentare, presenti abbondantemente nel mondo vegetale.

     

    Un modello nutrizionale abbastanza datato è quello della Dieta Iperproteica. Le proteine hanno prevalentemente una funzione plastica: rifornire i tessuti degli aminoacidi utili per il rinnovamento cellulare. Tuttavia in alcune situazioni come il digiuno prolungato queste possono essere utilizzate dal corpo come ‘carburante’. I principi fondamentali di una dieta iperproteica sono: un ridotto consumo di carboidrati, con pochi zuccheri semplici (soprattutto a cena), a vantaggio di un maggior apporto di proteine e grassi. Le proteine in eccesso determinano un aumento dell’eliminazione di azoto. Per questo motivo è necessario un adeguato apporto idrico. È stato dimostrato un effetto positivo sul controllo del rilascio di insulina, l’aumento del metabolismo (effetto termogenico indotto dalle proteine) ed un notevole effetto anabolico (se accompagnato da attività fisica!).

     

    La Dieta a Zona rientra nella categoria delle diete iperproteiche. I carboidrati sono presenti per un 40% delle Kcal complessive, prevalentemente a basso indice glicemico (frutta, verdura, legumi). Ogni pasto effettuato deve essere costituito da una specifica quantità di carboidrati, proteine e grassi. L’unita di misura è il Blocco (1blocco = 100 kcal). Tutti i pasti consumati sono multipli di questa unità di misura. L’obiettivo è ottenere il massimo controllo ormonale, quindi della secrezione di insulina, glucagone, eicosanoidi, etc.

     

    La Dieta Atkins, che presenta diverse affinità con la Dieta Dukan, è un altro esempio di dieta iperproteica. È una dieta sviluppata su 3-4 diverse fasi. Nella prima fase il consumo di carboidrati è praticamente assente, a vantaggio di quello di proteine e grassi. I carboidrati vengono quindi reintegrati gradualmente, finché non viene raggiunta la soglia di tolleranza, al di là della quale il corpo tende a prendere peso. Più è alta questa soglia, maggiore è il quantitativo di carboidrati concessi in fase di reintegro.

     

    La Dieta Chetogenica, sicuramente classificata nelle diete a bassi carboidrati, ma assolutamente non iperproteica come spesso si tende a credere. Il corpo, in mancanza di carboidrati, è obbligato ad utilizzare i grassi come carburante energetico. Il metabolismo di questi produce sostanze di scarto, i corpi chetonici, da cui la dieta prende il nome. Questo tipo di condizione metabolica è la stessa che si innesca in seguito ad una condizione di digiuno prolungato. Vien da sé che la dieta chetogenica non preme verso un maggior consumo proteico (è infatti una dieta normoproteica), ma lipidico (iperlipidica).

     

    La Dieta del Gruppo Sanguigno si sta diffondendo prepotentemente negli ultimi anni. Il principio alla base è che ogni gruppo sanguigno si è sviluppato nel corso dell’evoluzione ed adattato a condizioni alimentari differenti. Il sistema digestivo e quello immunitario quindi conservano una predilezione verso alcuni cibi consumati dagli ‘antenati’ possedenti quello specifico gruppo. Un ruolo cardine è assunto dalle lectine, particolari proteine presenti sia negli alimenti che sulla mucosa dell’apparato digerente. Ogni soggetto con un determinato gruppo sanguigno si dimostra intollerante verso specifiche lectine: se vengono assunte possono danneggiare le pareti dell’apparato digerente, scatenando una violenta risposta infiammatoria a livello della mucosa intestinale.

     

    La Dieta Alcalina, di cui abbiamo trattato nell’articolo precedente. Il principio fa leva sul fatto che i processi metabolici degli organismi viventi creano scorie acide, che il corpo deve neutralizzare. L’invecchiamento è causato da un accumulo di scorie acide a causa della perdita di bicarbonati (tamponi). Tra gli alimenti che contribuiscono al processo di ‘alcalinizzazione’ rientrano la frutta acerba, la verdura cruda, la frutta a guscio, i germogli, i semi crudi e l’acqua alcalina.

     

    A questo piccolo elenco è necessario aggiungere altre decine e decine di protocolli nutrizionali, che tuttavia hanno avuto meno rilevanza, sia scientifica che pratica nel corso degli anni. Dunque vi cito la Dieta Metabolica, la Dieta Scarsdale, la Cronodieta, la Dieta Tisanoreica, la Dieta Crudista, la Dieta del Sondino, la Dieta Dissociata… Tutte le dieta, se ben seguite, portano al dimagrimento. Tuttavia ben poche di queste consentono di acquisire capacità comportamentali a tavola.

     

    La dieta migliore dunque è quella che educa a mangiare con un determinato criterio, evitando di riprendere il peso perso. Come sempre il binomio dieta equilibrata ed attività fisica regolare porta alla realizzazione del principale obiettivo di tutti: la salute.

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