Trentasette miliardi. È il numero di token XRP che, secondo i dati riportati a fine settembre dalla testata finanziaria statunitense 24/7 Wall St., restano custoditi nei conti di deposito vincolati gestiti da Ripple, la società americana legata a questa criptovaluta. Ai prezzi di allora, intorno a 1,49 dollari, valevano circa 55 miliardi di dollari. È una cifra che raramente finisce nei titoli dei notiziari, ma che chi studia il mercato degli asset digitali considera uno degli elementi più importanti per capire come si forma il prezzo di XRP. Per i lettori che seguono la tecnologia anche dalla Puglia, è un buon esempio di come il valore di una moneta digitale dipenda non solo dalla domanda, ma anche da come è costruita l’offerta.
Una moneta già tutta emessa
La prima differenza rispetto al bitcoin riguarda l’origine. Il bitcoin viene creato progressivamente attraverso il mining, cioè il lavoro dei computer che validano le transazioni e ricevono in cambio nuove unità secondo un calendario fisso. XRP, invece, è stato creato tutto all’inizio: il numero massimo di token è fissato a cento miliardi e non ne verranno emessi altri. Una parte rilevante di questa dotazione è rimasta a Ripple, che nel tempo l’ha usata per finanziare le proprie attività e promuovere l’uso del registro su cui XRP si basa, l’XRP Ledger.
Per rendere prevedibile l’arrivo sul mercato di questi token, Ripple ha bloccato una larga parte delle proprie riserve in conti di deposito vincolati, gestiti direttamente dal software del registro. Il meccanismo, in termini generali, prevede rilasci periodici di quantità prefissate; la parte non utilizzata viene di solito rimessa in deposito con una nuova scadenza. Il risultato è un flusso di offerta che il mercato può conoscere in anticipo, almeno nelle sue linee generali.
Perché l’offerta conta
In qualunque mercato il prezzo nasce dall’incontro tra domanda e offerta. Se la domanda di XRP resta stabile ma l’offerta in circolazione aumenta, il prezzo tende a scendere; se la domanda cresce più dell’offerta, sale. Nel caso di XRP, i token custoditi nei conti vincolati rappresentano un’offerta potenziale molto ampia: 37 miliardi su un totale di cento. Gli analisti di 24/7 Wall St., nel presentare le prospettive di ottobre, hanno indicato proprio questi miliardi di token non ancora rilasciati come uno dei fattori che possono complicare un rialzo duraturo.
Non significa che Ripple venda automaticamente sul mercato tutti i token rilasciati. Una parte può essere destinata a partner, accordi commerciali o rimessa in deposito. Ma per chi costruisce stime di prezzo, il ritmo con cui queste quantità entrano in circolazione è un’ipotesi da esplicitare, al pari della crescita della domanda.
Il quadro del 2026
Il fattore offerta si inserisce in un anno complicato. Sempre secondo i dati di fine settembre, XRP era in calo del 17,6% da inizio anno, più del bitcoin e di ether, ma aveva recuperato il 46% negli ultimi tre mesi, dopo un minimo intorno a 1,09 dollari ad agosto. Sulle oscillazioni hanno pesato fattori esterni: la guerra con l’Iran e il rincaro dell’energia, poi il rialzo dei tassi deciso dalla Federal Reserve il 16 settembre, il primo dal 2023, che tende a raffreddare l’interesse per gli investimenti più rischiosi. La prossima riunione della banca centrale americana è in calendario il 27 e 28 ottobre.
Sul fronte della domanda, Ripple ha continuato a costruire servizi per banche e imprese: pagamenti internazionali, una propria stablecoin chiamata Rlusd e progetti di tokenizzazione, come il pilota di rimborso di titoli del Tesoro americano tokenizzati realizzato il 5 maggio 2026 insieme a Ondo Finance, alla piattaforma Kinexys di J.P. Morgan e a Mastercard. Resta aperta, però, la questione di quanto queste attività si traducano in domanda effettiva di XRP, dato che alcuni servizi possono funzionare anche senza che il cliente detenga il token.
Come leggere le stime
Le previsioni xrp che circolano in rete raramente spiegano come trattano il fattore offerta. Molte si basano su modelli statistici che proiettano in avanti la volatilità passata, e producono intervalli ampi: per il mese di ottobre alcune fonti indicavano un range tra 1,17 e 1,84 dollari, altre tra circa 1,39 e 1,56. Una stima più solida dovrebbe dichiarare le proprie ipotesi sui rilasci dai conti vincolati, sull’uso del registro nei pagamenti e sul quadro dei tassi d’interesse. Senza queste informazioni, una cifra resta difficile da valutare.
Un confronto può aiutare. Nel mercato azionario, quando una società quotata emette nuove azioni, ogni azione esistente rappresenta una quota più piccola dell’azienda, e gli investitori ne tengono conto. Il rilascio di token dai conti vincolati funziona in modo simile: non cambia il numero massimo di XRP, ma aumenta la parte disponibile sul mercato. Per questo le comunicazioni periodiche sui rilasci vengono seguite con attenzione dagli operatori.
Una lezione che vale oltre le criptovalute
Il caso dei 37 miliardi di token mostra un principio che vale per molti mercati: il prezzo non dipende solo da quanto un bene è desiderato, ma anche da quanto ne è disponibile e da chi ne controlla l’offerta. Per gli asset digitali questa informazione è spesso pubblica, scritta nel codice del registro e consultabile da chiunque. Saperla leggere è il primo passo per capire che cosa c’è dietro i movimenti di prezzo che, a ondate, riempiono le notizie e i social network.


