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    Attualità

    Due nuove aule al 2° Circolo Didattico di Fasano grazie a ‘Un altro medico dei pazzi’

    Il gruppo di attività teatrali 'Peppino Mancini' ha portato nuovamente in scena, per scopi benefici, la commedia diretta da Mimmo Capozzi
    RedazioneDa RedazioneGennaio 29, 20164 minuti di lettura
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    Due nuove aule al 2° Circolo Didattico di Fasano grazie a 'Un altro medico dei pazzi' - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Una sinergia necessaria a che la scuola possa raggiungere uno scopo importante: quello di completare una una sala accoglienza e un'aula lettura. Una pagina importante della vita sociale cittadina si è scritta ieri sera (giovedì 28 gennaio) al Teatro Kennedy di Fasano. Da una parte il gruppo di attività teatrale "Peppino Mancini", dall'altra il 2° Circolo Didattico di Fasano. I primi hanno portato in scena "Un altro medico dei pazzi", pièce, scritta e diretta da Mimmo Capozzi e liberamente ispirata all’opera omonima di Eduardo Scarpetta. Il secondo ha organizzato la serata per receperire fondi necessari agli scopi di cui sopra. E la comunità fasanese ha fatto il resto, riempiendo la platea in ogni ordine di posto. E' stata la dirigente Federica Celeste Gennari, a fine spettacolo, dopo i saluti della presidente della compagnia Antonietta Mancini, a spiegare emozionata il perché dell'evento. "Il teatro riesce a regalare emozioni – ha sottolineato – e stasera ne abbiamo vissute tante grazie ai nostri attori. Ci tengo a rinfraziare la 'Peppini Mancini' per la collaborazione e se ora riusciremo a completare la realizzazione di due nuove aule sarà merito loro'. La Gennari ha poi detto che l'aula lettura e la sala accoglienza saranno dedicate alla memoria rispettivamente di Giovanni Donnaloia e Pina Colucci, due insegnati del 2° Circolo prematuramente scomparsi qualche mese fa. Un gesto nobile, sancito dall'emozionante consegna di due targhe simboliche ai familiari dei docenti deceduti.

     

    Il resto lo hanno fatto i bravi attori della "Peppino Mancini" che, con atteggiamenti stravaganti ed eccentrici, hanno fatto sorridere, ma anche riflettere gli spettatori. La rappresentazione è iniziata nel completo silenzio poi una voce dall’alto, quella del direttore (Mimmo Capozzi), annuncia che la terapia può cominciare e i pazienti del manicomio si sono trasformati in bizzarri personaggi. Nella narrazione, protagonista è Ciccillo, un ragazzo che vive da anni a Napoli alle spalle dello zio Felice Sciosciammocca, residente a Roccasecca; per spillargli sempre più soldi, gli fa credere di essere uno studente di medicina e di aver aperto una casa per i pazzi, ma in realtà spende ogni spicciolo nel gioco d’azzardo. Un giorno, però, lo zio arriva inaspettatamente a Napoli con moglie e figlia. Ciccillo, per nascondere le sue malefatte, inventa che la Pensione Stella, in cui abita, è un manicomio, e presenta gli ospiti con quelle manie che (nella finzione) li hanno portati alla follia: agli occhi di Felice, Amalia, la proprietaria ridanciana, diventa una signora che vuole costringerlo a maritare la giovane figlia; Michelino, il savio direttore, si atteggia a strambo cantante lirico; il Maggiore appare come un comandante allontanato dal servizio per schizofrenia ed infine Otello, o meglio un attore che declama il dramma shakespeariano, gli si para davanti con il suo copione. Zio Felice crede vera la messinscena del nipote e, oltre ad elargirgli altri soldi, avendo seguito il consiglio di Ciccillo, ossia che i matti vanno sempre assecondati, ha detto di sì a tutte le loro richieste, senza neanche ascoltarle: gli ospiti della Pensione Stella si recano infatti nel suo albergo per fargli mantenere le promesse. Il vecchio uomo rinchiude tutti, con varie scuse, in camere diverse, chiamando a gran voce aiuto: quando giunge però il direttore, e poco dopo Ciccillo, che si vanta del suo guadagno, Felice capisce che si tratta di una recita. Interviene qui, per l’ultima volta, la voce dall’alto, che invita i pazienti ad abbandonare gli abiti teatrali e a riprendere le cure reali. Ma Ciccillo, in una significativa battuta finale, chiede disperato: «senza la recita, noi chi siamo?».

     

    L’atto unico è stato interpretato dagli attori fasanesi della “Peppino Mancini”: Franco Romano (Felice), Monica De Giuseppe (Ciccillo), Gerry Moio (Michelino), Pasquina Cuzzupè (Amalia), Zoe Carolillo (Rosinetta), Ciccio Renna (Errico), Stefano Di Ceglie (Raffaele), Donato Palmisano (Maggiore), Domenico Gazzo (Luigi), Tonia Argento (Concetta), Iole Zaccaria (Margheritella), Marco Giannoccaro (inserviente) e Conny Camerlengo (Bettina). La recitazione, curata in ogni dettaglio, è stata incorniciata dalla colorata scenografia allestita da Melania De Mola, Rossella De Mola e Ciccio Renna e dai costumi preparati da Tonia Argento, Monica De Giuseppe e Carmela Nucci. 

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