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    Ieri

    «Nulla sarà più come prima»

    da Osservatorio n. 3 – marzo 2000
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 24, 20158 minuti di lettura
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    «Nulla sarà più come prima» - Osservatorio Fasano
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    Come viene condotta l’«Operazione Primavera» a Fasano? Ne abbiamo parlato con il cap. Angelo Giurgola, comandante della Compagnia Carabinieri che ha sede nella nostra città.

    Capitano, quanti uomini e quanti mezzi sono impegnati nel territorio fasanese e chi coordina le operazioni?

    «Il territorio controllato dalla Compagnia di Fasano si estende, oltre che a Fasano e alle sue frazioni, anche ai Comuni di Cisternino, Ostuni, Carovigno e Ceglie Messapica. Oltre ai 130 uomini della Compagnia di Fasano abbiamo altri 148 uomini di rinforzo, con tutto il materiale, mezzi e dotazioni di competenza. Con uomini e mezzi più o meno nelle stesse proporzioni sono impegnate pure la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, forze con le quali operiamo in perfetta sinergia. Avrete notato che in una settimana a Fasano si registra una maggiore presenza di Carabinieri, mentre in un’altra settimana c’è più presenza di Polizia. La Guardia di Finanza, invece, ha competenza esclusiva sulla costa».

    È forse la prima volta che i tre corpi operano in piena collaborazione. Chi coordina il lavoro delle tre forze sul nostro territorio?

    «Per i Carabinieri sono io il referente del collegamento. Per la Polizia di Stato è il dirigente della squadra mobile, dott. Angelo Loconte, che mi pare sia un fasanese. Per la Guardia di Finanza le direttive vengono dal comando provinciale di Brindisi, perché l’operazione interessa tutta la provincia».

    Quando si concluderà l’operazione? A giudicare dalle prenotazioni fatte negli alberghi che ospitano i militari, tutto dovrebbe terminare entro il 30 aprile…

    «Spero che duri il più a lungo possibile. Vorrei avere a disposizione quanti più uomini possibile, perché il territorio, al di là del fenomeno del contrabbando, merita un controllo costante, visto che ci sono tante altre problematiche».

    Quante operazioni specifiche avete portato a termine fino ad ora?

    «Oltre al susseguirsi quasi quotidiano di operazioni, c’è stato un confronto leale, con una sana e bella competizione fra le varie forze in campo. Quello che ritengo importante dell’Operazione Primavera è che essa ha stretto veramente il territorio e ha bruciato tutti i collegamenti fra le varie organizzazioni criminali. L’Operazione Primavera ha spezzato il cordone ombelicale con chi ancora immaginava il contrabbando come un fenomeno criminale da poter sopportare».

    Cosa vuol significare questa grande prova di forza dello Stato sul territorio? Che accadrà quando questa massiccia operazione sarà conclusa?

    «Penso che non sarà più come prima. Il fenomeno del contrabbando ha avuto, da parte dello Stato, una attenzione importantissima in questi ultimi mesi. Con un grande spiegamento di uomini e mezzi, il governo ha dato la possibilità di affrontare immediatamente questo fenomeno, senza attendere i tempi investigativi che hanno le loro lunghe procedure. Non sarà più come prima per chi delinque sul territorio, perché c’è una attenzione diversa. Sono convinto che le squadre di contrabbandieri non potranno più assumere quella arroganza che avevano prima».

    È questo il messaggio che lo Stato sta lanciando alla malavita organizzata? Lo Stato vuole dunque riappropriarsi del territorio?

    «Penso che il messaggio che si vuol lanciare sia questo: o si ritorna nel lecito, perché non è più possibile tollerare il contrabbando dopo il cambio delle norme legislative, oppure le organizzazioni malavitose saranno completamente cancellate. Questo è il messaggio chiaro dell’Operazione Primavera. Ecco perché la cosa più bella di questa operazione è stato rompere il cordone ombelicale con quella piccola minoranza di popolazione che ancora, per vari motivi, favoriva il radicamento del fenomeno sul territorio (chi per problemi occupazionali scaricava le sigarette, chi per arrotondare i magri guadagni forniva locali per depositarle, ecc.). Ora questo non sarà più possibile, perché i magistrati, in alcune operazioni, hanno dato una svolta anche loro. Ora un incidente stradale provocato da una squadra di contrabbandieri non viene più considerato come un fatto colposo, ma come volontà di far del male alle persone, e viene quindi contestato il reato di omicidio».

    Le risulta che molti trafficanti di sigarette, in questi giorni, hanno abbandonato la città preferendo soggiornare presso lidi più sicuri?

    «Ho registrato in tutti i Comuni sotto la nostra giurisdizione una calma assoluta. Molta gente non c’è, nessuno si muove, il contrabbando è completamente fermo».

    Ciò vuol dire che il contrabbando sta cercando strade più sicure? Si dice che alcuni fasanesi si siano già trasferiti in Sicilia…

    «Questo non lo so. Certo, da parte loro, sarebbe un segno di grande debolezza».

    Perché negli ultimi tempi c’è stata la recrudescenza del fenomeno contrabbandiero? Ha una sua spiegazione? Forse perché non c’è più un vertice forte che ha il controllo assoluto del territorio? Anni fa erano gli stessi contrabbandieri a pretendere l’ordine…

    «Certamente chi ha gestito il fenomeno  criminale negli ultimi tempi ha avuto poca lungimiranza. Il danno maggiore, per loro, è stato creare tutta questa attenzione sul fenomeno contrabbandiero. Penso che questa escalation di violenza sia dovuta alla trasformazione di queste associazioni che commettevano reati, ma che comunque ne conoscevano i limiti, in una organizzazione di criminali veri che, oltre alle sigarette, trasportano droga, armi, e hanno connessioni con criminalità organizzate di tipo mafioso, e quindi era logico che ci fosse questa escalation. I “contrabbandieri” si sono trasformati in “criminali” veri».

    Si dice che sul contrabbando locale abbia messo le mani la Sacra Corona, richiedendo il “pizzo” per ogni scarico. Il costo più alto delle sigarette può essere stato quindi una causa della difesa del carico a ogni costo?

    «Io non direi che ci siano costi più alti. Penso invece che ci siano trasporti più importanti: quantità più grandi, droga, armi. Questo ha comportato una difesa più strenua dei carichi. Le grandi organizzazioni criminali hanno sempre evitato di creare attenzione sui territori occupati: questo è un loro principio assoluto, quasi inviolabile. Quindi tutti gli incidenti provocati, che hanno inevitabilmente attirato l’attenzione dello Stato, si possono spiegare solo con carichi da difendere assolutamente e con pochissima lungimiranza da parte di chi ha gestito l’organizzazione malavitosa».

    Dall’opinione pubblica locale il contrabbando è spesso visto come unico sbocco occupazionale. Può bastare questo a giustificare la benevolenza di molti cittadini nei confronti dei contrabbandieri?

    «Sono quattro anni che vivo a Fasano e ho avuto modo di conoscere il cittadino fasanese: è una persona altamente attiva, con un forte senso dello Stato. C’è una minoranza che soffre una carenza di valori; c’è una piccola minoranza fatta di criminali. In un momento di gestione intelligente del fenomeno, i contrabbandieri sono riusciti a introdurre la versione quasi romantica del contrabbandiere, che ha preso piede sul territorio, nascondendo così tanti traffici e tante situazioni gravissime. Ora ci si sta rendendo conto di cosa c’è dietro il contrabbando. Con l’Operazione Primavera si sono avuti risultati eccezionali. Ora finalmente la gente si chiede se questi sono i vecchi romantici contrabbandieri o son solo dei criminali. La mia risposta è che questi sono veri criminali».

    In una ormai memorabile intervista rilasciata al nostro giornale, l’allora tenente della Guardia di Finanza di Fasano, Stefano Bastoni, affermava: «La mia impressione è che a Fasano le attività illecite stiano bene a tutti, perché portano ricchezza a chi le compie direttamente e a chi ci vive indirettamente: il costruttore che costruisce, il negoziante che vende, ecc.». Alla luce di quanto si è scoperto in questi giorni, quelle parole tornano più che mai attuali…

    «Possiamo veramente dire che una cittadina di 40 mila abitanti, con tante attività economiche, viva solo dal contrabbando? Sarebbe un’offesa al territorio. Ci sono infiltrazioni gravissime che stiamo individuando, connivenze che finalmente stiamo scoprendo. Certamente ci sono segnali gravissimi, ma li stiamo portando alla luce tutti. Penso che purtroppo Fasano oggi stia vivendo un momento difficilissimo per colpa del contrabbando. C’è l’estate alle porte: la stagione turistica potrebbe risultarne notevolmente compromessa».

    Quando l’operazione è partita, pensavate di scoprire tutto ciò che avete scoperto?

    «Sapevamo che i contrabbandieri avevano mezzi importanti, ma che avessero organizzato una attività quasi “scientifica” non potevamo immaginarlo».

    Molti strumenti (armi, ricetrasmittenti, ecc.) e parecchi cartoni di sigarette vengono abbandonati in aperta campagna. Perché?

    «Vuol dire che attorno abbiamo fatto terra bruciata: nelle loro abitazioni non possono tenere più niente. Sono segnali della loro debolezza. Stiamo controllando tutti: contrabbandieri e fiancheggiatori. Perciò il cittadino perbene di Fasano, da quest’operazione, penso abbia solo da guadagnarci».

    I risultati ottenuti sono solo il frutto dei poteri eccezionali che vi sono stati concessi?

    «Dietro questa operazione ci sono la volontà, l’interesse, la capacità e l’entusiasmo di controllare tutto, per rendere il territorio più tranquillo».

    Alcuni disagi, però, ai cittadini sono stati arrecati…

    «Noi abbiamo cercato di ridurre i disagi al minimo: abbiamo evitato di militarizzare la città. Dove si è creato disagio per colpa dei Carabinieri, i danneggiati possono rivolgersi al Comando per istruire la pratica di risarcimento dei danni».

    Il 10 marzo, in un’intervista rilasciata a Quotidiano, il sindaco ha affermato che lo Stato sta facendo finalmente il proprio dovere e che nessuno ha impedito in precedenza allo Stato di difendere il territorio dai contrabbandieri. L’intervista si chiudeva con l’auspicio di una opportuna rotazione degli uomini al servizio dello Stato. Che cosa voleva dire il sindaco?

    «Questo articolo l’ho visto in ritardo. Mi piacerebbe che la domanda fosse rivolta al sindaco, per comprenderne meglio il significato. La nostra istituzione è nota per un ricambio periodico dei responsabili: riteniamo che lunghe permanenze possano creare comunque minori motivazioni. Sulle affermazioni del sindaco non so cosa dire: spero che, magari tramite il vostro giornale, ne sia chiarito meglio il senso, in modo che tutti possano capirle

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