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    Cronaca

    Tragedia Atr72: confermate in Cassazione tutte le condanne

    Nello schianto avvenuto in mare il 6 agosto del 2005 persero la vita 16 persone tra cui il fasanese Raffaele Ditano mentre la moglie e la figlia riuscirono a salvarsi
    RedazioneDa RedazioneMarzo 22, 20133 minuti di lettura
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    Tragedia Atr72: confermate in Cassazione tutte le condanne - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Sono passati 8 anni dalla drammatica tragedia che vide l’Atr72 partito da Bari e diretto a Djerba, la più grande isola del Nordafrica di fronte alle coste tunisine, precipitare nelle acque di Capo di Gallo, al largo di Palermo. La tragedia avvenne il 6 agosto del 2005: l’Atr72, di proprietà della compagnia tunisina Tuninter, schiantandosi si spezzò in tre tronconi. Dopo le ispezioni sull’aereo recuperato, compiute dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo, venne accertato che la strumentazione indicante la quantità di combustibile presente sull’aereo era del tipo destinato agli aeromobili di tipo Atr-42: strumenti, quindi, non compatibili tra loro a causa sia della capacità che del numero di sensori utilizzati, sebbene identici per dimensioni e per tipo di installazione. E’ stato dimostrato che lo strumento avrebbe indicato una quantità di combustibile superiore a quello reale. Qualcuno aveva quindi montato uno strumento non idoneo perché appartenete ad un altro veicolo. Errore umano a monte, dunque.

     

    Purtroppo però, nell'incidente persero la vita 16 persone (tra cui il fasanese Raffaele Ditano, partito in vacanza con la moglie e la figlia che per fortuna si salvarono), e 23 rimasero ferite. I passeggeri erano tutti italiani. I motori si spensero e nessuno se ne accorse. Per la verità, dall’inchiesta è emerso che il pilota, Chafik Gharby, si accorse dei motori spenti, e nonostante ciò proseguì il volo pur avendo avuto il tempo di atterrare a Palermo. Le comunicazioni di emergenza con la torre di controllo si interruppero alle 13.37 del 6 agosto 2005.

     

    Mercoledì scorso (20 marzo) la Cassazione ha definitivamente confermato le condanne a carico di tecnici e piloti, responsabili di quello sciagurato volo charter Tuninter 1153 (la compagnia aerea, a seguito dell’incidente, ha cambiato la ragione sociale in Sevenair). Sette gli imputati, tutti tunisini e attualmente residenti nel loro paese: sono accusati, a vario titolo, di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose gravissime. La pena più alta è stata inflitta al comandante del volo, Chafik Gharby, condannato a 6 anni e 8 mesi. 6 anni di reclusione invece per il pilota, Ali Kebaier, il direttore generale della Tuninter, Moncef Zouari, e il direttore tecnico Zoueir Chetouane. Condannati a 5 anni e 8 mesi Siala Zouehir (responsabile del reparto di manutenzione), Nebil Chaed (meccanico) e Rhouma Bal Haj (responsabile squadra manutenzioni). Un anno fa la Corte d’Appello di Palermo aveva ridotto le pene riconoscendo agli imputati le attenuanti generiche.

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