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    Ieri

    Poppi chi può!

    Da Osservatorio anno II n. 4 – aprile 1987
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 8, 20137 minuti di lettura
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    Poppi chi può! - Osservatorio Fasano
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    I condizionamenti, i riflessi condizionati, le conditio sine qua non, i condizionali e le altre condizioni conseguenti sono i veri tiranni del comportamento umano; di modo ché tutti finiscono col fare le medesime cose nella stessa maniera. Per cui basta una parola, una immagine, un suono, un odore, una nulleria qualsiasi e cento, duecento, mille, un milione di persone pensano alla stessa cosa. Ormai si hanno gli impianti sensoriaLi unificati e centralizzati!

    Un esempio: alla TV dicono scottex e voi- mes joyaux adorés – a che pensate? Cosa andate voi a pensare? Si, subito il vostro sublime pensiero va allo sciacquone e magari improvvisamente sentite lo stimolo di far visita ai “servizi”. E allora una marea di gente – pur non trovandosi a Chianciano, pur non avendo ingerito olio di ricino, pur non avendo coliche enteriche in corso – si precipita alle toilettes, ai bagni, alle latrine, ai gabinetti, ai man and woman, nei fondi, nelle padule, dietro i muri a secco. Insomma, è bastata una semplice parola ed un esercito di bipedi pensanti, come per magia, dovunque si trovi, sente l’incessante e pressante necessità di sedersi e accovacciarsi (dipende dai casi, dalle circostanze, dal rango sociale e dallo stato emorroidale) per potersi liberare di pesi supeflui, e “per alleggerirsi” come si dice con eufemistica eleganza.

    Un altro esempio? In un salotto di quelli per bene (dove si beve il Cointreaux col mignolo vibrante), un bimbo sfintericamente distratto si lascia scappare una silenziosa flatulenza; ed ecco che succede il finimondo: i salottieri si impauriscono come tanti coniglioni e cominciano a tremare credendo che si tratti di fuga di gas, di metano. È il panico! Chi scappa, chi inciampa, chi prega, chi si raccomanda, chi millanta, chi nasconde documenti, chi fa la mano morta, chi si libera di indumenti cardinalizi (oohh eminence!), chi cavalca la tigre, chi la cameriera, chi chiude le porte, chi apre la cassaforte, chi suda, chi si bagna, chi si abluziona, chi si abbandona, chi si consulta, chi si confessa, chi si fa un bicchiere in più, chi si fa un solitario. E tutto questo – mi chiederete voi, dilettane e sbiellati miei adorati, ormai avvezzi a ben altro – per una innocente puzzetta di un loffeggiatore biricchino? E già. Perché c’è la psicosi condizionata di cui anzi: basta un qualsiasi odore sospetto per sentire “puzza di metano”. Non vi dico i magistrati come stanno: come se niente fosse, sguinzagliano carabinieri a cavallo, finanzieri appiedati, poliziotti in borghese, ufficiali in magliette, brigadieri in slip (solo d’estate, però, e in località balneari), agenti segreti, funzionari discreti, questurini sfacciati, vigilanti scritturati, guardie abbronzate, guardiani sbronzi, uscieri di notte, portieri di giorno, terzini liberi e attaccanti vincolati. Insomma quando c’è il metano in giro, si agisce, si inquisisce, si indaga, si approfondisce, si scartapella, si sequestra, si spulcia, si seleziona, si viviseziona; nulla va lasciato al caso: se intrallazzo v’è stato, esso va smascherato.

    Perché se è vero che il metano ti dà una mano, è pur anche vero che la mano ce l’hanno messa nel metano, i cari intrallazzatori! Eh sì. Col metano circola la pecunia (come dicevano i latini che avevano già inventato il peculato): c’è tutto il movimento degli appalti, subappalti, appaltucci, sotto appaltuccini, appaltarelli e quant’altro connesso a livello di bustarelle, prebende, tangenti, cotangenti, sottobanchi, omaggi, cadeaux, buoni del tesoro, assegni posdatati, cambiali in bianco, polizze assicuratrici (della “Spero, Promitto e Juro”), assicurazioni orali, pacche sulle spalle, calci più in basso.

    A Fasano, come in altre realtà metanizzate, è pure successo il terremoto metanico con strade sottosopra, asfalti sfondati, chianche divelte (con rotture casuali e sparizioni disinteressate), con canali otturati e poi sturati, ristrutturati e reinventati. A dirla in breve, tutto quel brik e brak che comportano i lavori in itinere con le imprevedibili variazioni, complicazioni, revisioni. Revisioni di prezzo naturalmente per cui – tanto per fare un esempio meramente teorico – dai sei miliardi iniziali si arriva, come un niente, ai dodici, ai tredici, ai quindici miliardi. Tutto, manco a dirlo, nel pieno rispetto della legge e del costume morale imperante. Logicamente c’è stata e continua a esserci l’indagine di rito con lo sparacchiamento sui giornali di nomi di personaggi che c’entrano e non c’entrano. E non è finita la cosa. Ancor prima che il metano arrivi nelle case dei fasanesi, speranzosi, loro, di far grandi risparmi (il che è vero, soltanto in prospettiva, però), ci saranno ancora altri lavori di scasso, controscasso e bussamento a cassa.

    L’operazione “monetizzazione” continua. È ovvio! Per fare arrivare il metano dal tubo pubblico a quello privato, tubando tubando accorreranno altri lavori, altre opere, altri appalti, altre ungiture, altre mungiture, altri allattamenti. Talché il metanodotto si trasforma in un grosso serbatoio con mammelle incorporate, alle quali si attaccano i vocari suggiatori del business. E poppi chi può! (Mentre il Comune paga, paga: fra non molto a Fasano si mangerà metano e immondizia dato che il bilancio è ormai tutto assorbito da questi due servizi pubblici).

    Ma torniamo ai poppatori. Il popolo si chiede chi siano questi sucatori di professione. Embé, non è facile individuarli; spesso, questi anonimi, sconosciuti, misconosciuti, foresti, ignoti e figli di ignoti si nascondono in società altrettanto anonime, in finanziarie occulte, in pie congregazioni assistenziali e in club di filantropi, tutta gente impegnata a far del bene (alle proprie tasche). Chi sono, quindi, i protagonisti, i soggetti? Di certo non quelli oggetto del mormorio di piazza. E a proposito di piazza, ora che è stata recintata, dove andranno la sera i bravi fasanesi a deambulare, dove andranno a intessere “oi dialogai” (tanto cari a Luciano De Crescenzo), dove andranno a censurare il sempre opinabile operato di quelli del Palazzo? Dove? Quo vadis fasanienses spiazzatus? Andò vai, o fasanese, se la piazza non ce l’hai? Che almeno avessero previsto una piazza di riserva. Che sò, quella del Mercato Vecchio, alle spalle del municipio. Ma no. Meglio di no. Non è bello far vedere alla gente che il palazzo non regge più e che si mantiene in piedi solo per i provvidenziali puntelli fatti mettere dal “valente” e perenne ingegnere restauratore.

    Già, dato che siamo in argomento, quando finiranno i lavori di restauro? A quando l’utilizzo dei nuovi locali per gli uffici municipali? Quien sabe. A Fasano si sa soltanto quando iniziano le opere ma, mai e poi mai, quando finiscono. Volete degli esempi? Ma, suvvia, non scherziamo. Fasano è tutta una Incompiuta (chiedetelo pure agli eredi di Franz Schubert, ve lo confermeranno: il compositore austriaco si ispirò al costume fasanese per la sua celeberrima Sinfonia in Si minore). Perciò si mettano l’animo in pace gli amanti della passeggiata serale: d’ora in poi si arrangeranno sugli striminziti marciapiedi del corso, oppure sotto i portici della piazza coperta (attenzione alle bucce di banana, che si scivola), oppure sui pianerottoli dei propri condomini. Sulla carta il rifacimento della piazza principale è pressocché imminente; ma una radicata e motivata diffidenza ci induce a pensare che ne passerà di tempo prima che l’Uccello di Città (il caro fagiano dello stemma civico) venga mosaicato con trionfante imponenza fra le bianche chiancole della nuova pavimentazione.

    Tempi duri per i fasanesi privati del loro abituale passeggiataio e chiacchieratoio pubblico. Può anche darsi, però, che questa volta si faccia eccezione e la piazza si ripresenti bell’e rifatta in men che non si creda. Sarebbe un miracolo. Ma sa com’è, Mosé è imprevedibile (anche se Piazza Ciaia non è il Mar Rosso)! Comunque staremo a vedere. Nelle more (come ripeteva spesso un amico mio avvocato che prediligeva le brune),

    godimento a tutta birra!

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