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    Attualità

    Inaugurato e benedetto il nuovo reparto di oncologia

    Tanti i pazienti presenti alla cerimonia svoltasi alla presenza dell'assessore regionale Fabiano Amati, del sindaco Lello Di Bari e del direttore sanitario Cataldo Saracino
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloOttobre 13, 20127 minuti di lettura
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    FASANO – Lacrime e applausi unitamente alla speranza. E’ stato inaugurato, con un’apposita benedizione impartita da don Giulio Sibilio, il nuovo reparto di oncologia posto al primo piano dell’ospedale “Umberto I” di Fasano. Per l’occasione sono stati tanti gli intervenuti a cominciare dall’assessore alle opere pubbliche Fabiano Amati, il sindaco di Fasano Lello Di Bari, il direttore sanitario del presidio Fasano-Ostuni Cataldo Saracino e il presidente dell’ordine dei medici provinciale Emanuele Vinci. Tantissimi anche i pazienti che si sono voluti stringere attorno ai medici, infermieri e operatori sanitari in questo giorno felice per la sanità fasanese. Padrona di casa la dottoressa Giustina Ricciardi che, proprio insieme a Saracino, ha insistito per avere finalmente una sede dignitosa. Il reparto è già operativo dal 7 settembre scorso nei locali che una volta ospitavano ostetricia e ginecologia. Oltre al trasloco il reparto è stato anche rinforzato. Ora conta, infatti, 12 posti letto e 11 poltrone su cui si pratica chemioterapia antiblastica e in più ci sono ambulatori e medicheria.

     

    «Oggi è un giorno importante che serve a guardare in faccia le pene dell’uomo e ad aggrapparsi alla vita – ha dichiarato Amati -. Questo è un reparto che in qualche modo realizza il disegno originale dell’assistenza sanitaria e ospedaliera. Naturalmente c’è da dire che l’apertura di questo reparto approfondisce il ruolo di ostaggio di questo ospedale. Io, come ho già detto in altre occasioni, ho preso in ostaggio l’Umberto I e lo restituirò, cioè lo chiuderemo, quando sarà pronto il nuovo ospedale da 300 posti letto situato tra Monopoli e Fasano con un bacino molto vasto. Questa sarà l’evoluzione di un ospedale di eccellenza con reparti salva-vita e nel frattempo è importante che ci siano queste aperture e questi segnali che pongono in evidenza quanto utile sia un’assistenza territoriale efficace, riconosciuta dai cittadini con gli stessi che apprezzano e manifestano il loro gradimento continuo nei confronti degli operatori sanitari e penso alla dottoressa Ricciardi che lo gestisce con grande puntualità e amore o il dottor Saracino che ha voluto che questa nuova allocazione si realizzasse. Ci sono tutti gli ingredienti per guardare al futuro con un minimo di certezza che è la cosa più importante».

     

    Soddisfazione è stata espressa anche dal primo cittadino di Fasano. «Io sono contento sia come cittadino fasanese, come operatore sanitario e come sindaco – ha sottolineato Di Bari -. Come ha detto l’assessore Amati se non muore un seme non ne può nascere un altro. Abbiamo perso ostetricia e ginecologia ma ecco oncologia, fiore all’occhiello non solo dell’ospedale di Fasano ma punto di riferimento dell’intero territorio con la restituzione di una dignità che certamente i pazienti meritano».

     

    A seguire il direttore sanitario del presidio che si è battuto affinché il reparto avesse questa nuova casa. «C’è stato il mio impegno, quello della dottoressa Ricciardi e di tutti i suoi collaboratori – afferma Saracino -. Ma la cosa più bella è vedere gli ammalati che ci ringraziano per un qualcosa che era nostro dovere fare».

     

    Fattiva speranza che presto possa nascere il nuovo ospedale  nell’intervento di Emanuele Vinci. «Fasano ha dimostrato, a differenza di tanti altri comuni – ha spiegato il presidente dell’ordine dei medici di Brindisi -, di essere una comunità di persone serie. Non sono nati comitati distruttivi indirizzati ad assaltare le scelte della politica. Fasano è una città matura per fare un salto di qualità. Tanti operatori hanno difeso l’assistenza nella struttura fasanese ma sempre in positivo. Questa comunità ha il diritto di avere una collocazione idonea come struttura sanitaria. L’obiettivo è dotare, non solo Fasano ma questa parte di territorio, di una struttura in grado di affrontare in maniera seria le emergenze-urgenze. Oggi un ospedale è tale se riesce ad affrontare le patologie su cui si rischia la vita. E’ stato iniziato un percorso virtuoso. Ora attendiamo la nuova realtà ospedaliera su cui l’assessore Amati si è impegnato e si sta impegnando in modo chiaro. Fasano merita, per la sua serietà, una struttura idonea alle esigenze salvavita. Speriamo che il prossimo anno si possa porre la prima pietra del nuovo ospedale».

     

    Toccante, poi, un pensiero letto dalla rappresentante dei pazienti: «Come rappresentante dei pazienti del reparto di oncologia dell’ospedale di Fasano, in occasione dell’inaugurazione ufficiale, rivolgo un saluto e un ringraziamento agli intervenuti, alle autorità e a tutti gli amici che hanno voluto simpaticamente esserci vicino. In questa occasione mi preme esprimere seriamente e brevemente i sentimenti che oggi animano noi malati qui presenti che ogni giorno lottiamo in una battaglia che a volte ci fa intravedere un orizzonte positivo ma altre ce lo mostra incerto. La nostra è una malattia che incide profondamente sullo stato psicologico e viverla con un contorno meno alienante ci aiuta molto. Per questo motivo siamo felici di poter usufruire da oggi di un ambiente confortevole che ci mette in condizione di considerarci persone con una propria dignità oltre che di privacy come questo reparto che oggi si inaugura. Certo, per arrivarci abbiamo fatto tanti sforzi. Proprio noi pazienti abbiamo bussato a tante porte. Ci siamo rivolti alle istituzioni, ufficiali e non, ricevendo simpatia, troppe volte promesse, forse vane, o dubbi e dinieghi. Abbiamo sollecitato i media locali che hanno recepito le nostre richieste pubblicando articoli in nostro favore. Perciò abbiamo insistito ottenendo l’appoggio di alcuni qui presenti come l’assessore Amati e il dottor Saracino che ci è stato moltissimo vicino, gli organi di stampa, che con sensibilità hanno percepito le nostre ragioni e ci hanno aiutati. Certo, per noi questo ambiente ospedaliero, pur con qualche piccola deficienza, è attualmente il massimo anche se non l’eccellenza. Ma in attesa del nuovo ospedale territoriale, più consono anche alle nostre necessità, è quanto di meglio sperassimo. Qui, in queste corsie, da oggi in poi potremo sottoporci con maggiore serenità, anche delle nostre famiglie, alle cure di cui necessitiamo, rendendo il lavoro di cui ci cura e di chi ci assiste meno difficoltoso innanzi tutto negli spazi e nelle comodità. Mi riferisco a quanto quotidianamente, con un’abnegazione sempre presente, con alta professionalità, con umana e sentita partecipazione realizza la nostra dottoressa Ricciardi che molte volte ci sostiene anche psicologicamente oltre che sul piano della salute. L’affiancano e non sono da meno le infermiere, a noi particolarmente vicine, Lucia, Damiana e Marcella oltre a Santino, alacri, simpatici e sempre pronti ai nostri bisogni e ai campanelli. Noi saremo sempre grati di quel sorriso, di quelle parole incoraggianti che non ci fanno mai mancare. Certo nella sanità italiana tante sono le mancanze, le insufficienze, ma oggi, in questo contesto, possiamo riconoscere il nostro piccolo reparto, in cui noi tutti contribuiremo per miglioralo secondo le nostre possibilità. E’ già una piccola goccia nel mare della suddetta sanità ma si sa che l’oceano è formato da tante piccole gocce per cui l’ospedale di Fasano, reparto di oncologia, è per noi presente in questa formazione. Concludo con l’auspicio che da oggi in poi tutto vada per il meglio per noi, per quanti ci sono vicini e ancora grazie».

     

    Poche parole per un’emozionatissima Giustina Ricciardi. «A me non resta che ringraziare autorità, pazienti, parenti e personale – ha concluso la dottoressa responsabile del reparto -. Quest’ultimo composto dalla caposala Lucia Cecere, dalle infermiere Damiana Blasi e Marcella Cofano e da Santino Ferrara. Sono sempre con me, disponibili a qualsiasi ora e noi siamo pronti a qualsiasi ora a sostenere le cure e nell’aiutare psicologicamente i nostri pazienti».   

     

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