FASANO – Nuovo appuntamento con la narrativa contemporanea nell’ambito della rassegna “Le Città Visibili – Storie individuali e sogni collettivi”, promossa dall’associazione SCIÁ: nel pomeriggio di ieri (domenica 12 aprile), presso la Biblioteca di Comunità “Ignazio Ciaia” ai Portici delle Teresiane, è stato presentato “Montagnammare”, libro di Eliana Iorfida, pubblicato da Pellegrini Editore.
L’autrice, attraverso un’intima chiacchierata con Marica Mastrangelo, nelle vesti di intervistatrice, amica e archeologa (come la stessa Iorfida), ha svelato il suo ultimo romanzo storico, a cominciare dal titolo, elemento in cui converge la sintesi descrittiva di una terra ricca di contraddizioni, quella della Calabria, capace di mutare in maniera repentina il suo paesaggio. Dal mare alla montagna, dalla pietra bianca al massiccio montuoso dell’Aspromonte: quello del territorio calabrese è lo scenario di una storia che, «partita con l’idea di narrare le imprese di un collezionista d’arte, è poi diventata un racconto corale fatto di tanti personaggi, frutto di un’approfondita e tanto interessante ricerca storica – ha spiegato la scrittrice –».

“Montagnammare” è ispirato a vicende reali della Calabria di inizio Novecento; la sua narrazione si sviluppa attorno alla figura di Giacinto Lanzo, avvocato e uomo politico, latifondista e visionario che, dopo aver ereditato l’enorme patrimonio di famiglia, torna nella sua città d’origine e si rende protagonista di un processo di ricostruzione all’indomani della tragedia del terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, considerato uno degli eventi sismici più devastanti della storia italiana. In una terra spesso “oscurata” da potenti e malviventi, contribuisce all’industrializzazione del sud in epoca post borbonica, si fa protagonista di rinascita dopo la catastrofe che ridisegna un intero paese e i suoi abitanti. E se l’ascesa pubblica lo consacra nella società, è nella sfera privata che si concentrano le fragilità, le ossessioni e un segreto d’infanzia custodito gelosamente in un carillon. La sua vicenda incolla il lettore alle pagine, stimola l’immaginario: il non detto, cifra stilistica della Iorfida, finisce con il dare voce forte e chiara ai personaggi e alla loro terra.
«Vorrei che da questo libro la gente portasse con sé la consapevolezza delle proprie radici e di quello che i luoghi ci possono ancora dire – ha concluso l’autrice –». Le sue tre parole per descrivere il libro sono le seguenti: identità, segreti e progresso. La bellezza della lettura, però, sta nel cogliere porzioni diverse di memoria e vissuto, così ogni lettore potrà scegliere le sue dopo essersi perso in un romanzo che ci riporta indietro nel tempo attraverso fatti, giochi di potere e figure che hanno un sapore del tutto attuale.


