Giovedì 4 e venerdì 5 giugno, il palcoscenico del Teatro Kennedy ospiterà “Francesco. L’eredità del vento”, il nuovo e attesissimo spettacolo teatrale targato IISS “L. da Vinci”.
Lo spettacolo non vuole essere una cronaca storica, ma uno specchio spietato e poetico della nostra contemporaneità. In un’epoca saturata dal rumore digitale, dall’ansia da prestazione e da una crisi climatica opprimente, Francesco d’Assisi si spoglia dei cliché medievali, indossa le felpe della Generazione Z e torna ad essere una figura incredibilmente provocatoria.
L’evento, come ha spiegato la Dirigente Vita Ventrella, segna un traguardo importante: i ventun anni del progetto “Intrecci di musica e letteratura”, un’eccellenza formativa e culturale che negli anni ha visto passare sul palco oltre 1.500 studenti tra attori, musicisti, ballerini e tecnici, sapientemente guidati dai professori Michele Iacovazzi e Mina Corelli e, per la parte delle coreografie, dalla prof.ssa Mara Ferrara. In quest’ultimo lavoro, i docenti coordinatori del Progettohanno scelto di identificare Francesco e Chiara con i ragazzi di oggi perché la loro ‘follia’ è la stessa di chi oggi rifiuta di essere ridotto a un profilo social, a un numero di follower o a un consumatore passivo. Il gesto più scandaloso di Francesco – lo spogliarsi di tutto – diventa qui una ribellione contro le etichette, le aspettative altrui e i brand che definiscono l’identità dei giovani prima ancora che possano parlare. Anche le stimmate cambiano significato: non più piaghe antiche, ma i segni che il dolore del mondo scava in chi sceglie, nonostante tutto, di restare umano.
Dietro la macchina scenica c’è il lavoro monumentale di una comunità scolastica che da oltre due decenni dimostra come il teatro non sia solo intrattenimento, ma uno straordinario strumento di educazione alla vita. La morte di Francesco, nello spettacolo, non è una fine, ma un passaggio di testimone generazionale. L’invito finale rivolto alla platea è graffiante e non fa sconti: “Siate folli. Restate nudi”.
Un appuntamento da non perdere per farsi spettinare dal “vento” di una rivoluzione che dura da ottocento anni, ma che non è ancora finita.


