Selva di Fasano – C’è chi il jazz riesce a suonarlo, c’è chi lo studia, chi lo ascolta e, infine, c’è chi lo crea. Ascoltarlo, studiarlo, suonarlo è semplice; crearlo, invece, è tutta un’altra storia. Questa storia l’ha scritta, per un buon tratto di strada, il trombettista dalla lingua tagliente: Miles Davis è stato per il jazz ciò che Colombo stesso è stato per l’America, una rivoluzione.
A cento anni dalla sua nascita, il 26 maggio 1926, un’epoca quasi “preistorica” per i nativi del terzo millennio, il festival metropolitano Bari in Jazz ha omaggiato Miles Davis ieri 4 agosto al Minareto a Selva di Fasano. Il sodalizio decennale con l’amministrazione comunale ha portato sul palco figure d’eccezione: il giornalista e critico musicale Ugo Sbisà, il coordinamento musicale e il sassofono di Roberto Ottaviano, il pianoforte di Eugenio Macchia, il contrabbasso di Giuseppe Bassi, la batteria di Lorenzo Tucci e la tromba dell’ospite speciale Flavio Boltro.

“Sono cazzate!”, così rispose un giovane Miles, a scuola di blues, mentre la docente di Storia del jazz spiegava che questo genere era nato dalla tristezza degli schiavi neri nelle piantagioni di cotone. Di questa sfrontatezza Davis ne fece un marchio di fabbrica. Durante la serata Ugo Sbisà, unico giornalista europeo che riuscì a entrare nelle grazie di Miles, ha raccontato con emozione i dialoghi rubati tra un concerto e l’altro, i silenzi, le sentenze e i giudizi del trombettista sui grandi con cui ha collaborato: John Coltrane, Jimi Hendrix e la sua amata Juliette Gréco sono alcuni degli uomini che hanno ascoltato la sua tromba nell’intimità di una camera da letto.
Alle parole accorate e sincere di Sbisà hanno fatto eco le magistrali esecuzioni dei musicisti: il pianoforte, i sassofoni, il contrabbasso, la batteria e l’incantevole tromba sembravano danzare in un luogo lontano, fiabesco, verso cui gli spettatori sono stati portati per mano. Brani che sono pietre miliari della Storia della musica, come All blues e ’Round Midnight, hanno risuonato alti sotto le chiome dei pini silvani.

Il prossimo appuntamento con il festival Bari in Jazz al Minareto è per domani, giovedì 6 agosto, alle ore 21:00 con il duo Di Vaia-Natale (opening) e alle 22:00 Migrantes, un progetto nato dall’incontro tra il pianista Andrea Manzoni e il suonatore di oud Mauro Sigura. Info e biglietti su www.bariinjazz.it


