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    Cultura & Spettacolo

    Michele Salvemini, l’uomo che viene dalla luna, a Egnazia

    Ieri 7 agosto, per WOW!Fasano, il concerto di Caparezza ha infuocato il Parco Archeologico
    Sara AltamuraDa Sara AltamuraAgosto 7, 2022Aggiornato il:Agosto 5, 20254 minuti di lettura
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    Michele Salvemini, l'uomo che viene dalla luna, a Egnazia - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Il rito di passaggio è un momento della vita che ognuno attraversa, prima o poi, e dal quale ne esce profondamente cambiato, trasformato, evoluto e il concerto di Caparezza è stato esso stesso un’iniziazione al mondo di Michele Salvemini.

    Michele è ritornato a prendersi l’amore che gli spetta dopo quattro anni, e ieri 7 agosto lo ha fatto al Parco Archeologico di Egnazia, per il Locus Festival, in un evento che rientra nel cartellone estivo dell’amministrazione comunale, WOW! Fasano.

    Per quantificare non solo l’affetto ma anche la necessità di riaverlo sulle scene, basta dire che il concerto è andato sold out presto con circa 5.000 biglietti venduti. Di Michele Salvemini ce n’è bisogno e ieri sera il pubblico l’ha urlato a squarciagola.

    Ascoltare Caparezza significa entrare in un mondo alternativo, una realtà parallela che dimora nella sua mente e si aggroviglia con i suoi capelli. Assistere a un suo concerto, e in particolare a quello di ieri, significa cadere nella tana del Bian Coniglio e finire a capofitto proprio in quella realtà meravigliosa e trucida al contempo. Exuvia, l’ultimo suo album, è il personale rito di iniziazione all’età adulta di Michele ed ha la foresta come luogo simbolo. L’intero rituale ha preso forma su un palco solcato da anime danzanti, lumache, serpenti, funghi: il concerto stesso, con una scenografia pazzesca sostenuta da uno schermo e con dei costumi eccezionali, è stato la chiave per comprendere il groviglio di Caparezza.

    Aprendo con Canthology, prima traccia di Exuvia, Michele ha subito messo in guardia sull’atmosfera che avrebbe dominato la serata colma di mistero e timore, dalla quale si vorrebbe solo fuggire. Il secondo brano, infatti, Fugadà, ha mostrato una fallace via di fuga. Con Larsen, invece, il rapper ha ricordato a tutti il disagio che attanaglia la sua quotidianità: se per Dante è stata la Selva Oscura e per Chaikovskj un lago in cui dei cigni diventano donne, per Michele Salvemini l’acufene è stata la sua personale foresta. L’autobiografica Campione dei Novanta ha iniziato a scaldare gli animi, rimasti senza fiato poi per il grande serpente – realizzato da un maestro cartapestaio di Putignano – che ha occupato la scena nella successiva Contronatura, cantata insieme a Valeria Quarto.

    Intervallate da chiacchierate con il pubblico in cui Caparezza da un lato si è raccontato e dall’altro ha spiegato i perché dei suoi testi, è andato avanti con Mica Van Gogh («Van Gogh ha iniziato a dipingere all’età di 28 anni, quando adesso si crede che tutto sia già finito: non credeteci!», ha dichiarato mentre sullo schermo era proiettato uno dei primi capolavori dell’artista olandese) per poi immergersi nel Paese delle Meraviglie con Il mondo dopo Lewis Carroll e le maschere di Eyes Wide Shut.

    Il ritorno al passato – inevitabile – ha avuto i testi e le melodie di Una Chiave, Goodbye Malinconia (cantata insieme a Diego Perrone) e China Town. Continuando su questa scia più riflessiva, Caparezza è ritornato a Exuvia con La Certa, potentissimo brano dedicato a un suo amico deceduto: in una meravigliosa lettera, Michele ha descritto la morte come se anch’essa fosse un rito di passaggio, riuscendo a trovare nella paura più terrificante per l’uomo un pungolo che possa spingerlo ad «alzarsi dalla panchina». Sempre dell’ultimo album, sono state El Sendero e Come Pripyat, lasciti emotivi che sono parole al vento catturate, per fortuna, da un pubblico affezionato e attento.

    Con le successive tre – Vengo dalla Luna (annunciata in un modo davvero peculiare con tanto di citazione all’Orlando Furioso di Ariosto), Abiura di me, Zeit! – il Parco ha sentito tutta l’energia che il Covid aveva soppresso.

    La scelta e Ti fa stare bene hanno anticipato, poi, il gran finale con l’iconica Exuvia, durante la quale ha fatto la sua comparsa un imponente Dio cicala. A calare il sipario non potevano essere se non le leggendarie Vieni a ballare in Puglia e Fuori dal tunnel.

    Insomma, Michele Salvemini ha regalato a Fasano un concerto di due ore e mezza che difficilmente potrà essere dimenticato. Non resta che ringraziare questo straordinario artista molfettese per credere ancora nel potere dell’Arte e nell’Umanità (e chi l’ha voluto portare qui).

    Galleria di immagini:

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