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    Cultura & Spettacolo

    Alan Clark – Dire Straits, emozioni e non solo al Minareto

    Continuano gli appuntamenti targati WOW! Fasano - Bari in Jazz al Minareto
    RedazioneDa RedazioneAgosto 8, 2022Aggiornato il:Agosto 5, 20256 minuti di lettura
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    Alan Clark – Dire Straits, emozioni e non solo al Minareto - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Il pianoforte è stato il protagonista assoluto della serata musicale offerta lo scoroso sabato, 6 agosto, a Villa Damaso Bianchi (Minareto) a Selva di Fasano, in una di quelle serate che non è esagerato definire musicalmente perfette.

    L'occasione l'ha fornita il quinto appuntamento dell'edizione 2022 di Bari In Jazz al Minareto, che ha offerto al pubblico silvano la prestigiosa esibizione di Alan Clark, preceduto dalla giovane musicista barese Mariachiara Gianfelice, alias Marea. Due modi diversi di intendere il pianoforte il loro ma comunque destinati a smuovere e regalare emozioni tra gli ascoltatori. Il nome Alan Clark potrebbe non risultare familiare ma l'elenco degli artisti con i quali ha collaborato aiuta ad apprezzarne le sue capacità artistiche: Phil Collins, Elton John, Lou Reed, Bob Dylan, Rod Stewart, Tina Turner, Billy Joel ma l'elenco potrebbe proseguire ancora e ancora.

    Classe 1952, la musica è stata per Clark il primo amore, tanto che già a sei anni prende lezioni di pianoforte, mentre a nove è addirittura capace di insegnarlo agli altri. Una passione quella per i tasti bianchi e neri che lo ha portato dritto a un successo quasi da predestinato e a una scelta non facile soprattutto nel mondo del rock, quella cioè di suonare esclusivamente il pianoforte. Dopo la classica gavetta e varie esperienze giovanili, nel 1980 Clark entra in una band che sta vivendo un clamoroso successo mondiale, i Dire Straits, con i quali continua sia in studio che dal vivo fino al loro scioglimento avvenuto nel 1995. Un'esperienza quella con la band capeggiata da Mark Knopfler che ha segnato per sempre la carriera di Clark.

    Con i Dire Straits ha scritto una delle più belle pagine della musica rock, incidendo dischi importanti e suonando concerti memorabili, alcuni dei quali entrati nella storia, capaci di radunare milioni di fan in tutto il mondo. Lo stile preciso, altamente melodico e pieno di atmosfere che attingono dalla musica classica ma anche da un certo jazz, hanno caratterizzato il suono di Clark nei Dire Straits, che ha contribuito al successo della band insieme all'inimitabile chitarra di Mark Knopfler. Vederlo salire sul palco scarno e vuoto davanti al Minareto è stata un'emozione unica: in scena ci sono Clark e il suo pianoforte, pronto a farsi sfiorare dalle abiliti dita del musicista per una performance che ha superato abbondantemente un'ora quasi interamente strumentale. Vestito di nero, berretto sportivo ormai d'ordinanza che fa parte da qualche tempo del suo look, Clark esprime simpatia ma anche la giusta timidezza di chi non ha dovuto affrontare direttamente il pubblico durante gli spettacoli (il frontman degli Straits era Knopfler).

    Eccolo sistemarsi senza troppi preamboli davanti al pianoforte a coda Yamaha per lanciarsi in un viaggio musicale tra le note che lo hanno reso famoso. Ovviamente l'inizio non poteva non essere dedicato ai Dire Straits, dai quali interpreta la lunga e delicata Romeo & Juliet dall'album “Making Movies” del 1980. Da questo momento in poi Clark propone una serie di canzoni interpretate anche con altri artisti. Ci sono Private Dancer, cantata nel 1984 da Tina Turner, Have You Told You Lately That I Love You, reincisa da Clark di recente con Rod Stewart. Quando arriva il momento di interpretare I and I e Licence To Kill dall'album “Infidels” di Bob Dylan del 1983, Clark sottolinea quanto sia curioso eseguire due canzoni di Dylan, conosciuto soprattutto per i suoi testi, senza cantare le sue liriche. La canzone Americana è invece dedicata all'esperienza vissuta per la prima volta dal tastierista nella nazione a stelle e strisce, che ha ispirato anche un altra canzone eseguita durante il concerto, intitolata New York. C'è tempo per un pezzo jazz intitolato Night Train, e per The North, nata grazie all'amore del musicista per la Scozia. Non propriamente un chiacchierone, Clark ha comunque introdotto le canzoni con piccoli aneddoti e ricordi vari. C'è stato anche un momento di 'divertimento', quando Clark ha proposto una crazy version della celebre Layla di Eric Clapton. Per l'occasione ha chiamato sul palco l'emozionata Marea, che ha aggiunto sprazzi di note al tema portante eseguito da Clark. Dad, canzone dedicata a suo padre, permette all'artista di scavare nei ricordi d'infanzia e dei tentativi dell'adorato papà di suonare il piano.

    Non sono mancati ovviamente altri classici della discografia dei Dire Straits: dal disco “Love Over Gold” del 1982 ha eseguito l'omonima Love Over Gold, l'immancabile Telegraph Road e l'unico pezzo per il quale Clark ha tirato fuori la sua voce, Private Investigations, definita dall'artista come una delle sue preferite. Il brano col quale Clark saluta il pubblico in chiusura di concerto, è la classica Going Home, composta da Mark Knopfler per la colonna sonora del film “Local Hero” del 1983. Gran parte delle canzoni suonate da Clark a Selva di Fasano sono contenute nell'album “Backstory”, pubblicato alla fine del 2021 e registrato ai Real World Studios, di proprietà di Peter Gabriel. Il concerto di Alan Clark è stato preceduto dall'esibizione di Marea, nome dietro al quale si cela l'identità della musicista ventinovenne Mariachiara Gianfelice. È figlia d'arte – sua madre è violoncellista – e come il tastierista dei Dire Straits ha iniziato a suonare il pianoforte in tenera età. La cantautrice di Bari si definisce non emergente ma “sommersa”, perché intende – uso le sue parole – “andare in profondità e cercare i fondali più nascosti, dove si incontrano le sorprese più belle”. La sua esibizione, in occasione della quale ha presentato una serie di suoi brani originali, ha meravigliato per la padronanza del palco e per lo stile ironico e giocoso di gran parte delle sue composizioni, che denotano comunque tanto studio, una profonda preparazione e una solida competenza strumentale. La sua voce e il suo stile al pianoforte in alcuni momenti richiamano alla memoria artisti come Kate Bush e Tori Amos, solo per citarne un paio. Marea tiene bene il palco, in alcuni momenti è spumeggiante ed esprime una simpatia a tratti contagiosa. Accompagnano l'artista Alessio Campanozzi al contrabasso, Paolo Colaianni alla batteria e Rocco Amati alla chitarra.

    L'augurio è che Marea possa proseguire per la strada intrapresa perché la musica italiana ha bisogno di idee, capacità artistiche e di suoni lontani da quella musica commerciale troppo standardizzata e di plastica, storpiata dall'insopportabile autotune che sta letteralmente uccidendo la musica.

     

    Nino Gatti

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