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    Sei su:Home»Rubriche»‘A Tavola con il Nutrizionista’, I disturbi del comportamento alimentare
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    ‘A Tavola con il Nutrizionista’, I disturbi del comportamento alimentare

    Ventiduesimo appuntamento che sancisce il legame con il Dottor Nutrizionista Ezio De Mola e la nostra redazione
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 19, 20204 minuti di lettura
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    'A Tavola con il Nutrizionista', I disturbi del comportamento alimentare - Osservatorio Fasano
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    FASANO- Buongiorno lettori e benvenuti a questo nuovo appuntamento con la rubrica ‘A tavola col nutrizionista’. Oggi voglio discutere con voi di un grave problema legato alla nutrizione, comprendente anche un’importante componente psicologica: i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

     

    Il termine ‘dieta’ indica, dal greco, un ‘modo di vivere’. Negli ultimi decenni questo termine è stato spesso associato, in modo del tutto errato, ad una semplice modifica dell’introito alimentare. La vera ‘dieta’ prevede poche semplici regole che consentono di vivere in maniera sana: mangiare in modo vario, con pasti regolari, non farsi mancare i macronutrienti principali (proteine, carboidrati e grassi), oltre che i micronutrienti essenziali (acidi grassi essenziali, vitamine, sali minerali…), mantenere bassi i livelli di stress (cortisolo) e praticare una costante attività fisica (sia aerobica che anaerobica). Effettuare una dieta per perdere peso può rivelarsi psicologicamente frustrante. Tutte le attenzioni cominciano a dedicarsi al controllo calorico, mirato a ridurre l’adiposità. Tuttavia il nostro corpo dispone di una ‘modalità anticarestia’.

     

    L’essere umano, infatti, non nasce e cresce nel benessere. Solo negli ultimi secoli il cibo è sempre stato disponibile e le nuove tecnologie hanno ridotto notevolmente il dispendio energetico. L’evoluzione però è cominciata diversi millenni fa: carestie, mancanza di prede, condizioni climatiche avverse, decine di km da compiere a piedi. Tutti questi fattori hanno fatto sì che il cervello tendesse a difendere le riserve energetiche! Per tale motivo considerare una dieta come la semplice riduzione dell’introito calorico è un errore da principianti. È necessario modificare anni ed anni di cattive abitudini e remare contro il nostro stesso cervello per poter arrivare all’obiettivo desiderato. Il primo errore da evitare quando si intende perdere peso è quello di cominciare una dieta ‘fai da te’. Generalmente molto drastiche, queste diete hanno dato inizio a circa il 90% dei DCA! La prevalenza di questa patologia è molto alta per le donne, con un rapporto di circa 10/1 rispetto agli uomini. Questo probabilmente dipende dalla maggiore pressione sociale sulle donne, senza contare che esistono anche differenze tra i due sessi a livello ormonale e di Sistema Nervoso Centrale (le donne pare abbiano una maggiore resistenza nervosa al digiuno!). Il picco di prevalenza di DCA si registra tra i 15 ed i 25 anni, periodo in cui si hanno maggiori probabilità di cominciare una dieta. Gli effetti della pubertà determinano modificazioni nelle forme corporee, di solito accompagnate da un aumento della percentuale di grasso. A questa situazione si può aggiungere la presenza di una ‘famiglia anoressogenica’, con madri ansiose e padri assenti e passivi.

     

    I principali disturbi del comportamento alimentare sono l’Anoressia Nervosa (AN), la Bulimia Nervosa (BN) o i disturbi alimentari NAS (non altrimenti specificati, come le sindromi parziali o il Binge Eating Disorder). L’AN è generalmente legata ad una condizione di sottopeso. È caratterizzata dal rifiuto di mantenere il peso maggiore o uguale al ‘peso minimo normale’ secondo il BMI (età e statura). Si rifiuta di ammettere la gravità del sottopeso ed il peso/forme corporee hanno un’eccessiva influenza sull’autostima: si ha paura di acquistare peso.

     

    È frequente una condizione di amenorrea, con l’assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi. La BN è caratterizzata da ricorrenti abbuffate (di solito solitarie), in cui viene acquisita una quantità di cibo significativamente maggiore rispetto al fabbisogno, seguite da ricorrenti condotte compensatorie: vomito autoindotto, lassativi o diuretici, digiuno, esercizio fisico eccessivo, medicinali/integratori anoressizzanti. Per valutare la gravità della BM si considera se le abbuffate e le condotte compensatorie si siano verificate per 2 volte a settimana per 3 mesi consecutivi. Il Binge Eating Disorder è caratterizzato da un’alimentazione incontrollata, con abbuffate e giornate no.

     

    Questa condizione porta di solito il soggetto al sovrappeso/obesità. La prevalenza, a differenza degli altri disturbi, è alla pari tra uomo e donna. È essenziale riconoscere un potenziale DCA. Molto spesso l’umore instabile è un campanello d’allarme importante. Diventa importante la percezione che il soggetto ha del proprio corpo e come passa il suo tempo a tavola: teso, silenzioso, divide il boccone in pezzi piccoli, scappa in bagno subito dopo. Ovviamente non è semplice riconoscere queste problematiche e spetta solo a personale medico competente effettuare una diagnosi.

     

    Tuttavia, in presenza di segni particolari, è bene che amici e famigliari provvedano per evitare che il problema possa radicarsi e la situazione degenerare del tutto.

     

    Arriverderci al prossimo appuntamento!!

    DOTTOR EZIO DE MOLA

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