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    Cultura & Spettacolo

    Doppietta dei Presidi del Libro: Paolo Di Paolo e Michela Monferrini

    Le due presentazioni si sono svolte ieri, venerdì 1 marzo, al liceo Da Vinci e all'Istituto Canonico Latorre.
    RedazioneDa RedazioneMarzo 2, 20195 minuti di lettura
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    Doppietta dei Presidi del Libro: Paolo Di Paolo e Michela Monferrini - Osservatorio Fasano
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    FASANO – La cultura letteraria fa da padrona a Fasano e ciò è reso possibile anche grazie al grande lavoro promosso dai Presidi del Libro che hanno visto nella giornata di ieri, venerdì 1° marzo, la presentazione di ben due libri: Paolo Di Paolo con il suo nuovo saggio-romanzo “Vite che sono la tua” presso l’auditorium dell’IISS “L. Da Vinci” e Michela Monferrini con “Muri maestri” presso l’istituto Canonico Latorre.

    Nel corso delle due presentazioni, a cura del Presidio del Libro, si è ricordato che sia ieri e oggi sono in corso le votazioni per il Premio Presidi del Libro 2019 "Alessandro Leogrande". Le votazioni di oggi 2 marzo, si svolgeranno dalle 10 alle 12:30 presso la Sala Convegni della Biblioteca Comunale, ingresso dall'Arco del Balì.

    Nel primo appuntamento, svoltosi durante la mattinata, a dialogare con l’autore sono stati la prof.ssa Mariella Muzzupappa e il Presidente del comitato studentesco Luca Surdo che hanno ben saputo cogliere i temi e le sfumature del nuovo lavoro letterario di Di Paolo. “Vite che sono la tua” è l’assurdo ma affascinante e coinvolgente intreccio di trame, personaggi e situazioni proprie della letteratura e divenute fondamentali all’interno della propria vita. Gli stessi personaggi, anche se inventati facendo appello all’illusione di realtà applicata e voluta dai padri fondatori del genere romanzesco, se grandi Personaggi diventano reali, così come Don Chisciotte è il simbolo per antonomasia di chi rincorre fantasie irraggiungibili.

    La letteratura ha quindi il potere di poter modificare la vita di ciascuno ma, a detta dello scrittore, non sempre questo può rappresentare un miglioramento: «La lettura di un libro è la somma di quello che ti rimane dentro e ti fa cambiare» ha affermato lo stesso che ha continuato «Se smettessimo di leggere diventeremmo parte della statistica che afferma che un italiano su tre non comprende quello che legge».

    Temi forti e appassionanti quelli trattati che hanno, sin dai primi istanti, captato l’interesse degli studenti. Di notevole spessore è risultato il riferimento a Piero Gobetti, giornalista, editore e filosofo fortemente antifascista, e Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra; queste due figure di intellettuali e reazionari alle ingiustizie vengono considerate dalla società odierna come eroi, coloro che si sono sacrificati per il bene della collettività. La realtà però è ben altra perché nessuno di questi, e tanti altri scrittori, poliziotti e magistrati, avrebbe mai voluto perdere la propria vita dinanzi al proprio lavoro, questi avrebbero solo voluto svolgere il proprio compito nel modo giusto. Questi “eroi” sono gli stessi che quando erano in vita venivano considerati problemi dalla società perché troppo fermi sulle proprie idee di giustizia, legalità ed uguaglianza sociale.

    Nel pomeriggio, è salita in cattedra, invece, Michela Monferrini, giovane scrittrice romana, per presentare il suo libro Muri Maestri (Ed. La nave di Teseo). A dialogare con l’autrice sono stati Andrea Cinto e Andrea Di Bari, il presidente e il vicepresidente dell’associazione politico-culturale “Fammi Spazio”.

    Di norma, un muro divide, un muro è gelido, inespressivo. Di norma, un muro non può che essere un ostacolo. Eppure Michela Monferrini ne ha ribaltato l’immagine in un’epoca in cui il muro è diventato argomento di campagne elettorali e non. Che esso possa assumere un’accezione positiva, o addirittura essere utile, ce lo insegna “Lata 65”, un corso di street art in cui Lara Seixo Rodriguez, portoghese, ha impartito lezioni di murales ai più anziani per donar loro un hobby. Il legame fra l’età avanzata, i graffiti e la ribellione è ben evidente in Tsang Tsou Choi, uno stravagante cinese che andava in giro per Hong Kong scrivendo sugli edifici di essere l’imperatore legittimo. O ancora, quale migliore esempio del muro di John Lennon a Praga: dipinto dopo la morte dell’artista, appare come un trionfo di speranza, di anelito verso la libertà e la pace.

    D’altro canto, negare la funzione originaria del muro significherebbe fare un torto alla sua etimologia. Dal muro di Berlino a quello che separa Israele e Cisgiordania, l’assurdità del muro sotterraneo del cimitero di Belfast resta incomprensibile. Con uno sguardo grave e sgomento, la Monferrini ha spiegato come nel più grande camposanto al mondo i morti siano separati da una lastra di cemento invisibile, alta quattro metri, che suddivide il terreno in zone in base alla religione professata.

    Forse, i muri che bisognerebbe erigere dovrebbero essere simili al Muro del Pianto. Qui non c’è religione da affermare né ideologie politiche da avvalorare. Davanti a queste rovine, slegati o meno dalla fede, si assiste alla disperazione e all’urlo di angoscia di ogni singolo uomo racchiusi in quelle preghiere poggiate dai pellegrini fra le fessure, quasi per proteggerle. Come quei fogliettini vengono periodicamente raccolti e sepolti, tutti insieme, in un terreno comune, così il muro dell’animo dovrebbe essere abbattuto, perché «là dov’è un muro / un muro non ci serve / lui tutto pineta e io un frutteto di meli». Citando questi versi di Robert Frost, Michela Monferrini ha sintetizzato acutamente l’inutilità del muro come divisione, fisica e soprattutto culturale: in tal senso, esso serve soltanto a impedire la crescita e lo slancio vitale.

    Mattia Arconzo, Sara Altamura

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