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    Attualità

    Fabiano Amati: ‘In questo paese i tangentisti la fanno franca e gli amministratori sono condannati’

    Il consigliere regionale dice la sua dopo la condanna a sei mesi subita in appello sulla vicenda relativa al piano di recupero del centro storico di Fasano
    RedazioneDa RedazioneGennaio 22, 20154 minuti di lettura
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    Fabiano Amati: 'In questo paese i tangentisti la fanno franca e gli amministratori sono condannati' - Osservatorio Fasano
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    FASANO – “Viviamo in un paese in cui i ladri e i tangentisti la fanno spesso franca, e chi amministra assumendo decisioni e prendendosi responsabilità viene condannato, sia pur con i benefici della sospensione e non menzione. Scusate la sommarietà del giudizio, ma lo dico perché alto è il rischio che la Giustizia perda autorevolezza e continui la diserzione alla sua causa di tanti Cittadini e addirittura di tanti, che come me, hanno giurato fedeltà alla Costituzione e alle leggi. I casi si susseguono". Questo il commento affidato alla stampa di Fabiano Amati, il consigliere regionale del Partito Democratico condannato, in appello, a sei mesi per tentato abuso d'ufficio mentre il sindaco di Fasano Lello Di Bari è stato assolto sulla vicenda relativa al piano di recupero del centro storico di Fasano. E' molto amareggiato, Amati, della decisione dei giudici che di fatto pregiudicano la sua candidatura alle prossime regionali.

     

    "Qui c’è bisogno di una battaglia politica di civiltà che faccia capire a tutti che amministrare significa scegliere, altrimenti non si troverà più nessuna persona per bene disposta a fare l’amministratore pubblico – continua Amati -. Ora sono in attesa, da un momento all’altro, della decisione della Corte d’Appello di Bari dinanzi alla quale ho impugnato la sospensione dalla carica di Consigliere regionale, dopo che in primo grado mi era stata rigettata, nella speranza di poter avere un trattamento almeno pari a quello del sindaco di Napoli De Magistris e a quello cui beneficierà, ne sono certo e lo auspico, il bravissimo sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Felice per l’assoluzione decisa per il sindaco Lello Di Bari, ricorrerò in Cassazione. Ovviamente. Prego però tutti di fare uno sforzo e fermarsi a riflettere. Di andare oltre i titoli e farsi sollecitare dalla curiosità sui fatti. Null’altro che i fatti. All’inizio la contestazione era falso ideologico per induzione, cioè aver ingannato tutto il Consiglio comunale con la lettura di una relazione, addirittura, e abuso di ufficio per una serie di contestazioni progressivamente eliminate dal capo d’imputazione originario. Ma c’è di più. Sempre all’inizio si sosteneva che il danno subito dal Comune di Fasano sarebbe consistito nel pagamento della parcella professionale dei progettisti. Ogni commento è superfluo".

     

    Il consigliere regionale fasanese spiega anche come sia assurda la sentenza a suo carico. "Con la sentenza di ieri  – spiega – il falso ideologico per induzione è stato ritenuto insussistente e l’abuso riqualificato in tentativo. Cioè, atti idonei diretti in modo inequivoco a far conseguire un vantaggio. Ma quale sarebbe questo vantaggio? Suppongo l’aver proposto (ma leggeremo le motivazioni) al Consiglio comunale, che poi approvava, l’attuazione degli interventi di recupero con il permesso di costruire convenzionato, piuttosto che con un piano attuativo da presentarsi per attuare un altro piano attuativo (questa era la previsione originaria e sembrava una supercazzola), snellendo di gran lunga il procedimento amministrativo dalle lungaggini burocratiche e senza modificare o introdurre nessun indice di edificabilità nuovo, o maggiore, rispetto a quello deliberato dal Consiglio comunale nel 2007, alla cui seduta io ero assente. Peraltro: il permesso di costruire convenzionato è ora previsto come strumento di attuazione dal Testo Unico dell’Edilizia, quindi in conformità alla legge, ed era previsto da una norma generale del Piano di recupero approvata nel 2007 (ripeto, io assente), e dalla prassi giurisprudenziale e dai testi di quasi tutti i Piani regolatori italiani. Alla fine la mia condanna potrebbe paradossalmente riassumersi così: responsabile di tentato abuso di ufficio per aver rispettato la legge. Aver cioè proposto una modifica conforme a legge e allo stesso piano di recupero, senza per questo far conseguire alcun vantaggio in termini di edificazione a chicchessia, ma snellendo e accelerando il procedimento amministrativo, in tempi in cui le lungaggini burocratiche scavano buchi nelle pance delle persone. Le mie decisioni politiche per il futuro? Se mi candido o meno? Potrei farlo, nulla osta, ma ora mi prendo un momento di riflessione.”

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