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    Cronaca

    Assalto ad un portavalori nel territorio di Fasano: i particolari del colpo milionario

    I banditi avevano studiato tutto nei minimi particolari e sapevano cosa e come colpire: vane, al momento, le ricerche delle forze dell'ordine
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 9, 20166 minuti di lettura
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    Assalto ad un portavalori nel territorio di Fasano: i particolari del colpo milionario - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Un assalto in stile militare con un commando, incredibilmente organizzato, quello che permesso di mettere a segno, intorno alle 13.30 di ieri (lunedì 9 febbraio) una rapina ai danni di un portavalori della Cosmopol. I banditi sono riusciti ad impossessarsi del denaro contenuto nel mezzo blindato. Il bottino del colpo è di tre milioni e 600mila euro. Il tutto è avvenuto lungo il tratto fasanese della strada statale 379, l’arteria che collega Bari a Brindisi. Prima di entrare in azione la banda, che era composta da una decina di banditi armati di kalashnikov e che hanno agito con il volto coperto da passamontagna, ha bloccato la superstrada in entrambe le direzioni di marcia. In questo modo i malviventi si sono assicurati che nessuno potesse disturbarli mentre assaltavano il portavalori che trasportava il denaro. L’assalto ha avuto inizio subito dopo lo svincolo per Pezze di Greco della statale 16. I banditi hanno bloccato un camion, che viaggiava in direzione Brindisi, e sotto la minaccia dei fucili mitragliatori hanno intimato al conducente del mezzo pesante di posizionare il camion al centro della carreggiata. Allestita la barriera, i rapinatori hanno cosparso la sede stradale di manciate di chiodi a tre punte, che hanno mandato fuori uso i pneumatici di una delle auto che sopraggiungevano dietro al tir. Stessa azione, usando dei nastri chiodati, che hanno ancorato al guard-rail, hanno fatto sull’opposta corsia di marcia della statale, inibendo il passaggio a qualsiasi mezzo all’altezza dello svincolo per Torre Spaccata.

     

    Bloccata la strada, i malviventi hanno puntato verso il secondo portavalori, quella che faceva da “scorta” al furgone blindato che trasportava il denaro. Dopo aver bloccato il mezzo, i banditi hanno aperto il fuoco con i kalashnikov contro l’abitacolo del portavalori esplodendo decine di proiettili. L’obiettivo dei rapinatori era quello di evitare che i vigilanti potessero accennare una qualsiasi reazione. La gragnola di colpi, quindi, l’hanno esplosa a scopo intimidatorio, ma hanno sparato ad altezza uomo. Per fortuna che il cristallo corazzato del portavalori ha tenuto: qualcuno poteva rimetterci la vita. Mentre i banditi tenevano sotto minaccia dei micidiali AK47 le due guardie giurate che erano a bordo del secondo mezzo blindato, il resto del commando ha raggiunto il secondo mezzo, quello che trasportava il denaro. Stessa azione: i rapinatori hanno aperto il fuoco con i kalashnikov contro l’abitacolo del portavalori, su cui s’erano tre vigilanti. Anche in questo caso sono stati esplosi numerosi colpi, alcuni contro il vano motore del mezzo, altri contro il cristallo anteriore del furgone. Le guardie giurate non hanno potuto accennare a nessuna reazione.

     

    Intanto, altri componenti del commando sono saliti sul tetto del furgone e, usando un flex, hanno aperto uno squarcio nella corazza. Da quel buco hanno prelevato il denaro, come detto oltre tre milioni e mezzo di euro. Il sistema di sicurezza “schiuma block” installato sul portavalori non è entrato in funzione. Conclusa l’azione, si sono immediatamente dati alla fuga. Per allontanarsi dal luogo dell’assalto il commando ha utilizzato quattro macchine. I mezzi sono stati trovati poco dopo dai carabinieri a meno di un chilometro dal luogo dell’assalto, sotto un cavalcavia della complanare lato monti della strada statale 379. Si tratta di una Bmw, una Ford Focus, un Range Rover e una Fiat 500 L. Dai primi accertamenti eseguiti dai militari dell’Arma e dalla Polizia nessuna delle quattro macchine risultava inserita nell’elenco dei mezzi rubati da ricercare. Potrebbe trattarsi di auto rubate poche ore prima dell’assalto e di cui i proprietari non avevano ancora denunciato il furto subito. Un fatto è certo: il commando aveva parcheggiato nei pressi del cavalcavia della superstrada Bari-Brindisi almeno un paio di auto “pulite”, che ha utilizzato per allontanarsi dal luogo della rapina senza dare nell’occhio. Impossibile fare ipotesi sulla direzione di fuga imboccata dai banditi dopo l’assalto. Dal posto dove le forze dell’ordine hanno trovato le quattro macchine, che sono state poste sotto sequestro per poter essere esaminate già oggi dalla Scientifica alla ricerca di eventuali tracce lasciate dai rapinatori, si può facilmente andare in ogni direzione. Il commando, dunque, potrebbe essere fuggito verso Brindisi, ma anche verso Bari o verso l’interno. Gli equipaggi degli elicotteri di polizia e carabinieri, che si sono alzati in volo appena avuta notizia dell’assalto al portavalori, non sono riusciti ad individuare dall’alto mezzi sospetti da segnalare alle decine di pattuglie impegnate nei controlli lungo le strade.

     

    Un colpo da professionisti dunque. La banda era composta da gente che sapeva sin troppo bene il fatto proprio. Non solo i banditi hanno agito con tecnica militare, non lasciando al caso nessun dettaglio, ma il commando era perfettamente a conoscenza del fatto che su uno dei due mezzi blindati c’erano tanti soldi. Il denaro che era trasportato sul portavalori che apriva la mini-carovana era stato prelevato dalle guardie giurate dalla sede della Banca d’Italia di Bari. La missione dei vigilanti era quella di trasportare i soldi sino al caveau dell’istituto di vigilanza, a Lecce. Per farlo si erano attrezzati a tutto punto: il portavalori numero uno era seguito da un secondo mezzo blindato che lo scortava e, in caso di assalto, avrebbe dovuto fungere da diversivo per i rapinatori. Anche la scelta del luogo dove entrare in azione non è stata causale. Anche se allo stato inquirenti e investigatori non dispongono di elementi oggettivi per affermarlo, tutto lascia pensare che l’assalto è stato preceduto da una serie di ricognizioni sul campo. Solo in questo modo si spiega il fatto che i rapinatori avevano individuato anzitempo un posto lontano da occhi indiscreti per parcheggiare le auto “pulite”, quelle che avrebbero poi utilizzato per la fuga. In effetti, la presenza di quei mezzi in una zona di aperta campagna non è stata notata da nessuno. Dopo l’assalto, quando in pochi minuti l’aera si è riempita di pattuglie delle forze dell’ordine, i carabinieri hanno subito individuato il sito, ma ormai era troppo tardi. Alle forze dell’ordine non è rimasto altro che continuare comunque le ricerche ed effettuare tutti i rilievi di rito. I vigilantes, tutti illesi, dopo essere stati comunque controllati sul posto da alcuni sanitari del 118 prontamente intervenuti, sono stati accompagnati alla caserma dei Carabinieri di Fasano dove hanno spiegato le fasi concitate dell’assalto.

     

    Il traffico lungo il tratto fasanese della strada statale 379 è rimasto bloccato sino al tardo pomeriggio di ieri. Carabinieri e poliziotti hanno avuto un gran da fare a repertare ogni elemento utile alle indagini. Sino a quando gli investigatori non hanno ultimato tutti i rilievi sul campo di azione del commando, la strada è rimasta interdetta al transito di ogni tipo di veicolo. Il traffico diretto verso Brindisi (e, a seguire, verso Lecce) è stato deviato sulla strada statale 16, quella che porta a Pezze di Greco e, proseguendo, a Ostuni. Dall’altra parte, sulla carreggiata Bari-Brindisi della superstrada, invece, i veicoli sono stati fatti uscire allo svincolo di Torre Spaccata e deviati verso la litoranea Torre Canne-Savelletri. I disagi per camionisti e automobilisti sono stati inevitabili.

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