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    Cultura & Spettacolo

    ‘Chi non muore si rivede’: risate e riflessione al Teatro Sociale di Fasano

    Per la seconda volta al Festival 'Di scena a Fasano', la Compagnia campana ha presentato un testo inedito
    RedazioneDa RedazioneNovembre 13, 20172 minuti di lettura
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    'Chi non muore si rivede': risate e riflessione al Teatro Sociale di Fasano - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Penultimo spettacolo in concorso al Festival di Teatro amatoriale “Di scena a Fasano” promosso dal Gruppo di Attività Teatrali “Peppino Mancini”: nella serata di ieri (domenica 12 novembre), è stata la Compagnia Stabile Teatro Mio di Vico Equense (Napoli) ad andare in scena con Chi non muore si rivede, spettacolo in due atti scritto e diretto da Bruno Alvino, sul palco anche da interprete.

    In una piccola stazione ferroviaria di estrema periferia, la cui sala d’aspetto funge da alloggio per il giovane disoccupato Paride e per Cicerone, ex professore di filosofia dedito alla riparazione di oggetti rotti, si ritrova per caso un gruppo di persone. Sono il musicista-suonatore di piatti Guglielmo Perla e sua sorella Letizia, il giudice Palladino e sua figlia Diana e don Gaetano, parroco di Pescasseroli. Una coincidenza (il guasto del convoglio sul quale viaggiavano) porta i personaggi a riunirsi in questo posto “di fortuna” dove, tra situazioni comiche e grottesche, si impone il tema della verità. Tutto ruota attorno a Cicerone, un uomo modesto e risoluto, che vive una seconda vita perché la prima gli ha regalato solo rassegnazione e sofferenza: accusato di violenza sessuale proprio dalla sua studentessa, la stessa Diana Palladino che ritrova in casa dopo 35 anni, viene condannato a venti mesi di carcere. Perde così la libertà, la rispettabilità e l’amore di Letizia, da cui si allontana senza spiegazione. L’imputazione da parte della giustizia trasforma il professore innocente in un uomo disilluso che religione e legge non possono risarcire. Solo la filosofia aiuta ad accettare lo status quo, mentre condanna e perdono continuano a contendersi la ricerca della verità. Nel finale soltanto emerge la realtà dei fatti: Cicerone e Letizia possono recuperare il tempo che è stato loro negato e ricominciare una nuova vita.

     Un lieto fine molto applaudito, ma in realtà il pubblico ha gradito l’intero spettacolo, per il testo inedito e la semplice regia che hanno saputo combinare momenti di comicità (dettati dai caratteri dei personaggi e mai da eccessi) a momenti di riflessione sugli errori della giustizia, sulle lesioni della dignità, sulle possibilità di riscatto. La capacità attoriale degli interpreti principali ha completato il quadro di uno spettacolo che sta riscuotendo grande apprezzamento in tutta Italia.

    Il prossimo appuntamento del Festival sarà sabato 18 novembre con Amore Sparami!, adattamento della Compagnia “Teatro di Sabbia” di Vicenza.

     

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