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    Attualità

    Una statua campeggia davanti al museo: il Seminatore

    Conclusa la statua posta all'ingresso del Museo Laboratorio in Via Della Fiera
    RedazioneDa RedazioneMarzo 22, 2021Aggiornato il:Agosto 5, 20254 minuti di lettura
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    Una statua campeggia davanti al museo: il Seminatore - Osservatorio Fasano
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    Fasano – A conclusione delle sue attività il Comitato del Bicentenario di Pezze di Greco ha commissionato un’opera d’arte all’artista Felice Vannella, che è stata dislocata all’ingresso del Museo Laboratorio in Via Della Fiera.

    Tanta è stata la curiosità dei numerosi passanti nel vedere questa enorme statua. Cosa sarà?  Mica Pezze è New York o Roma.

    In attesa di presentarla alla cittadinanza ufficialmente in occasione dell’inaugurazione del Museo Civico, incontriamo l’autore al Museo.

    Felice Vannella è un operaio in pensione, espulso prematuramente dal processo produttivo, che da sempre si è dilettato a forgiare manufatti artistici in metallo. È conosciuto dalla comunità per il suo impegno sociale e politico, quando nel paese esistevano le sedi dei partiti sempre aperte e frequentate da persone che discutevano e si appassionavano alla politica. Oggi le persone stazionano nei bar e nelle sale da gioco, sfidando il Covid. 

    Le chiediamo com’è nata l’idea dell’opera.

    “Innanzitutto, la statua è realizzata in Corten, uno dei metalli più pregiati della famiglia degli acciai. A un’ottima resistenza alla corrosione atmosferica, che con il passare del tempo non si rovina, ma al contrario gli conferisce quell’aspetto vissuto che lo rende più lucido ed elegante.

    Avendo letto il libro della storia di Pezze di Greco, mi parve che non venissero menzionati giustamente i contadini più di quanto giustamente lo meritino. L'idea partì proprio dal seminatore perché si prestava a diverse interpretazioni.

    Mi dicevano da piccolo che «quello che semini raccogli». Il seminatore rappresenta l’origine del paese, di chi ha posato i semi nella terra un tempo e oggi noi siamo i frutti di quel lavoro.

    In un primo momento si era pensato di posizionare la statua davanti alle scuole. Poi si è ritenuto più opportuno allocarla all’ingresso del Museo Laboratorio di Arte Contadina.”

    Il seminatore ha in una mano la Divina Commedia su cui è inciso l’epifonema dantesco “Considera la tua semenza” (Canto XXVI dell’inferno). La frase è stata suggerita dall’amico Orazio Rubino, presidente del Comitato del Bicentenario. 

    Quindi l'agricoltura come seme di ogni altro genere di benessere e Felice lo scultore aggiunge che “ai miei tempi quando ero piccolo, i miei genitori e i genitori di altri ragazzi, andavano presso le botteghe e i negozi di artigiani e dopo gli acquisti dicevano: ti pago a fine campagna. Era sufficiente la sola parola per avere un credito che poi veniva regolarmente estinto a fine campagna, quando i semi si tramutavano in frutti.

    La scultura è maestosa ed eretta, manifestando fierezza. 

    “Giusto, così erano gli agricoltori di una volta.  Non erano solo contadini perché andavano a lavorare a giornate presso le grandi masserie. Per onorare la parola data ognuno coltivava il suo appezzamento di terreno, dove era impegnava tutta la famiglia. Gli appezzamenti di terreno a quel periodo sembravano risuonare a festa! Volevo rendere il giusto merito ai contadini, e secondo me se oggi abbiamo dei paesaggi fra i più belli della Puglia, una perla, lo dobbiamo a queste figure qui. Così tutto il territorio attorno, Cisternino, Ostuni, Locorotondo, Monopoli.

    Non avevano molti terreni ma quei pochi che avevano li tenevano con molta cura. E in quel pezzo di terreno tu trovavi di tutto. E ogni attività commerciale dava credito all’agricoltore con facilita perché aveva una certezza: che il contadino avrebbe potuto saldare il suo debito. Quindi era una figura rispettabile perché onorava i suoi debiti.”

    Le chiediamo di un altro dettaglio: nella raffigurazione del seminatore si osserva delle gocce di sudore e un orecchino?

    “Nelle diverse generazioni i contadini sono anche giudicati o criticati, anche per il loro abbigliamento, trascurando altri valori da loro posseduti, come la solidarietà.

    L’orecchino rappresenta uno dei primi attrezzi usati dai nostri padri.  Prima si facevano le buche con la zappa per piantare. Si preparava il letto di semina per depositare i semi. Un letto migliore più frutti produceva. Così come noi: meglio riposiamo, meglio ci rialziamo al mattino dopo. 

    Il contadino bracciante veniva chiamato il cafone in modo dispregiativo. Il contadino non capiva niente perché era dedito solo a lavorare la terra. E quindi spesso in piazza dicevano: ecco adesso arriva il cafone.

    Ecco la frase di Dante «Considera la tua semenza» oltre a quello che metti nel terreno considera quello che hai in testa pure. Tutti discendiamo da questa gente, di cui dobbiamo avere giusta memoria e rispetto.”

    Auguriamoci che alla vista della statua chiunque abbia modo di fermarsi e distrarsi per un istante dal telefonino e senta il profumo dei nostri cafoni nel mentre seminavano ciò che oggi non riusciamo più a essere: persone operose e felice di vivere.

    Galleria di immagini:

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