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    Attualità

    È scomparso Francesco Cavallo, storico liutaio fasanese

    Lo storico liutaio fasanese, Francesco Cavallo, si è spento all'età di 92anni: una vita trascorsa in musica
    RedazioneDa RedazioneGiugno 8, 2021Aggiornato il:Agosto 5, 20255 minuti di lettura
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    È scomparso Francesco Cavallo, storico liutaio fasanese - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Si è spento oggi, lunedì 8 giugno, il liutaio Francesco Cavallo, 92 anni, maestro artiere e ancor prima violinista di grande talento. Osservatoriooggi.it vuole ricordarlo riproponendo un articolo pubblicato sul mensile Osservatorio nel settembre 2016 a firma di Antonella Argento.

    "Sin dalla tenera età di 9 anni, Cavallo nutrì un amore incondiziona­to per la musica, che andava oltre la mera passione di ragazzino per occu­pare interamente ogni suo sogno e progetto. Comincia così l’esercizio con il maestro e militare Narciso che, esattamente come il precettore del celebre romanzo di Herman Hesse, lo inizia all’arte e soprattutto allo studio del violino, uno strumento che «mi entrò nel sangue», come dice Cavallo. Dopo essersi dedicato anima e corpo al violino, a 18 anni Cavallo entrò a far parte dell’Accademia di Santa Cecilia. Per lui che veniva da una famiglia di panettieri che contava altri sette figli, tutti specializzati in qualche mestiere del tempo, inseguire la carriera artistica non fu facile: certo, il padre, chitarrista per diletto, lo invitava a suonare qualche canzonetta insieme, ma quando giunse il tempo di lasciare la bottega e dover pensare di vivere di musica la decisione fu coraggiosa e quanto mai sentita. Dopo parecchio tempo, Cavallo scoprì di aver ricevuto una lettera di convocazione da parte della Scalera Film di Roma, la più importante casa di produzione e distribuzione cinematogra­fica italiana, attiva dal 1938 al 1950: quella lettera, strappata con fermezza da una madre padrona (e qui i ricordi si fanno commossi), avrebbe potuto rappresentare il punto di svolta in u­na carriera già in salita. Così non fu, ma poiché il magma dell’arte ribolliva in lui, presto Cavallo ebbe nuove opportunità di affermarsi all’estero, e soprattutto in Svizzera; trasferitosi nel 1960 a Lucerna, si inserì quasi per caso nell’Orchestra Lirica locale: per strada, una mattina, seguì una ragazza che aveva un violino in spalla e, chiedendo incuriosito dove andasse, si trovò a far la conoscenza del maestro concertatore che lo accettò (unico italiano) nel proprio gruppo. Anche se all’iniziò Cavallo lavorò in una tipografia per mantenersi, ben presto suonare divenne la sua unica occupazione: dopo aver tenuto concerti nelle maggiori città elvetiche, Cavallo e il suo gruppo incisero un 45 giri a Zurigo e si esibirono anche in Germa­nia e in Austria. L’ingresso nel gruppo dei Poker segnò l’arrivo del primo stipendio e l’apice della carriera, con la formazione di un altro gruppo, i Telem, da parte dello stesso Cavallo. In quel territorio freddo e rigido, il cuore di Cavallo si sciolse in una sera speciale ad Appenzell (nei pressi di San Gallo), quando, dopo aver suonato fuori programma scendendo in platea durante una pausa, gli capitò di incontrare, a quasi 1.300 chilometri da casa, un compaesano, Peppino Amati, padre del nostro consigliere regionale Fabiano, con il quale scambiò calorosissimi abbracci e tante confidenze. Nel 1985 Cavallo tornò a Fasano, dove si è sposato e ha avuto due figli, Michele, giornalista, e Davide, maresciallo capo dei Carabinieri attualmente in servizio a Palermo. In uno dei suoi ultimi concerti, intravide quella che sarebbe stata la sua strada futura: incontrò, fortuitamente, un liutaio che gli diede un bigliettino da visita, complimentandosi per come suonasse il violino. Proprio quando il ritorno a Fasano si fece vicino, portando con sé tutte le preoccupazioni di quella che sarebbe stata la propria carriera da allora in poi, Cavallo ripescò quel bigliettino ed ebbe la possibilità di frequentare una Scuola di Liuteria svizzera, che si rivelò una nuova fortuna. Il fatto di saper suonare alla perfezione il violino rappresenta un notevole valore aggiunto per lui: significa infatti saper ascoltare la voce del le­gno che parla quando si trasforma in uno strumento ad arco, regalando melodie sempre diverse. I clienti del maestro liutaio vengono da tutto il mondo per appropriarsi di una creazione unica ed eccezional­mente personale: basti pensare ai tre violini di radica (legno pregiato e rarissimo) costruiti per i propri figli (u­no a testa) e per un acquirente intenditore, al violino venduto in Ucraina e a quello in pero realizzato per i concerti di musica barocca della violinista Lucia Carrieri. Le fasi del lavoro di Cavallo sono tante e delicate: dopo la scelta del legno, l’attività di intaglio è minuziosa e particolareggiata, e si serve di coltellini dalle punte estremamente varie. La verniciatura sempre diversa, poi, dà alla forma la sua singolarità, per odore, colore e suono di uno strumento ormai pronto. Guardare quella essenza che si trasforma in prodotto finito è un piacere per gli occhi che i passaggi meccanici di un’industria non possono donare: il materiale che si plasma nelle proprie mani conferisce agli artigiani un fascino che nessun macchinario potrà mai eguagliare. I figli del maestro liutaio hanno ereditato una certa cultura musicale (Michele si cimenta con la chitarra mentre Davide ha suonato il clarinetto anche nella banda dell’Arma) ma, disilluse in un tempo troppo arido di arte, le generazioni successive a quelle di Cavallo hanno capito che di musica non si può vivere. Tanti giovani tarpano le proprie ali sapendo di non poter inseguire ambizioni e passioni, soprattutto se poco redditizie. E di “imparare l’arte e metterla da parte” non se ne parla nemmeno: quale ragazzo si arrischierebbe a intra­prendere una carriera da artigiano che non ha orari, stipendi sicuri, esiti certi? Lo Stato italiano sicuramente non aiuta: «Servirebbe ancora la scuola di arti e mestieri per tramandare il nostro lavoro – dice Cavallo – perché gli artigiani non hanno nessuna garan­zia se vogliono insegnare il mestiere a uno scolaro: è necessario assumerlo, pagare i contributi, assicurarlo in qualche modo, tutte tasse eccessive che un artigiano non può permettersi». Più a fondo procede la nostra ricerca nel mondo dell’artigianato fasanese, più ci convinciamo che tante professioni spariranno con questa generazione di artieri. Un giorno lontano, forse, di tutta la dedizione che ora raccontiamo, resteranno solo pezzi (ormai d’antiquariato) posizionati sui nostri mobili di casa". 

    Dalla redazione di OsservatorioOggi.it e Osservatorio giungano ai familiari le più sentite condoglianze. 

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