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    Storia Patria Fasano racconta «le vicende della Casa Rossa»

    Nel giorno della Memoria, al CiaiaLab ci saranno la prof.ssa Marilù Giangrande, nipote di Donato Giangrande, podestà, medico e direttore del campo di internamento, e Luca De Felice, regista, operatore culturale
    RedazioneDa RedazioneGennaio 27, 2023Aggiornato il:Agosto 5, 20253 minuti di lettura
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    Storia Patria Fasano racconta «le vicende della Casa Rossa» - Osservatorio Fasano
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    Fasano – “Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”. Nelle parole di Anna Frank è racchiuso il senso del Giorno della Memoria, ricorrenza che si celebra ogni anno. 78 anni fa, il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz e rivelavano al mondo, in tutto il suo orrore, la Shoah, la “tempesta devastante”.

    In quella “fabbrica della morte” furono sterminati un milione di prigionieri: non solo uomini, donne e bambini ebrei, ma anche polacchi, Rom, Sinti, prigionieri di guerra sovietici, testimoni di Geova e altri nemici della Germania di Hitler. Una data fortemente simbolica, votata al ricordo di un tempo infausto e non ancora così remoto, che la sezione “G. Marangelli” della Storia Patria di Fasano vuole celebrare con un pellegrinaggio ideale alla Casa Rossa di Alberobello, luogo paradigmatico della nostra “geografia della memoria”.

    Tra il 1940 e il 1949, in tre stagioni distinte, la “Casa Rossa”, già Scuola Agraria, fu requisita dal Ministero dell’Interno per diventare campo di internamento. Vi furono deportati cittadine e cittadini di tutta Europa: civili inglesi, poi ebrei tedeschi, polacchi, ex cecoslovacchi e apolidi, italiani politicamente pericolosi, altri ebrei divenuti antifascisti per il Regime e avevano contestato la legislazione persecutoria antiebraica italiana, ebrei croati in fuga dai campi di concentramento, ex jugoslavi dei territori annessi all’Italia sottoposti a violente misure di italianizzazione forzata. Dopo il Referendum del 2 giugno 1946, che proclamò la Repubblica, la “Casa Rossa” divenne campo per famiglie di sfollati tedeschi che avevano optato con Hitler per la nuova cittadinanza. E’ in questo momento che la storia della Casa Rossa di Alberobello si intreccia con quella di Fasano. Tra i tedeschi internati c'è Ernst Wittke, sottufficiale della Wehrmacht (Forze Armate Tedesche). Già distaccato in reparti specializzati come operatore cinematografico, fu fotografo personale di Hitler e aveva vissuto il tragico bombardamento alleato del 22 gennaio 1944 sull'abbazia di Montecassino. Ricercato dai sovietici, trova rifugio nel Campo di Alberobello con sua moglie, Maria Florenza Prudenzano, e il primogenito; qui ripara macchine da cucire, ferri da stiro. Sotto il controllo e la tutela delle autorità di Polizia italiane lavora con il fotografo alberobellese Bernardo Fanizzi. Liberato dal Campo, Wittke si trasferisce a Fasano aprendo un rinomato studio fotografico. Poi emigra in America, nello stato dell’Utah, dove muore nel 1994, a 81 anni.

    Venerdì 27 gennaio prossimo, dalle ore 18,00 nel CiaiaLab, a raccontare le vicende della Casa Rossa ci saranno la prof.ssa Marilù Giangrande, nipote di Donato Giangrande, podestà, medico e direttore del campo di internamento, e Luca De Felice, regista, operatore culturale e presidente dell’Associazione Sylva Tour and Didactics.

    «È il nostro modo – dice Maria De Mola, presidente di Storia Patria Fasano – per non dimenticare e tramandare alle giovani generazioni la Storia, l’unica via per non perdere le radici che ci àncorano al presente e ci sostengono nel viaggio verso un futuro di pace».

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