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    Amati, Pentassuglia e Mennea chiedono le dimissioni del segretario reginale del Pd Sergio Blasi

    I tre consiglieri regionali, autosospesisi dal partito in polemica per le mancate deroghe alle primarie, attaccano pesantemente il vertice regionale
    RedazioneDa RedazioneGennaio 9, 20133 minuti di lettura
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    FASANO – «La storia delle liste elettorali del Partito Democratico non può finire nel dimenticatoio. Invitiamo pertanto il segretario regionale Blasi a rendere davvero irrevocabili le sue dimissioni (non si sono mai viste dimissioni irrevocabili soggette a revoca) e a proporre come ultimo atto della sua segreteria l’impugnazione delle liste elettorali dinanzi alla Commissione nazionale di Garanzia, per violazione di varie norme statutarie e regolamentari».

     

    Lo dichiarano i consiglieri regionali Fabiano Amati, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia. «Nel silenzio più assordante che sta accompagnando il giorno dopo l’approvazione delle liste – dicono – segnaliamo ancora una volta la consumazione di atti arbitrari che tradiscono la buona idea delle primarie e il loro esito, pur con tutti i limiti. Considerato che molti autori (e loro sostenitori) di questo pasticcio si difendono con argomenti regolamentari, ci piace per ora prescindere dalle opinioni di opportunità politica e rilevare che le liste approvate soffrono di gravi violazioni regolamentari e statutarie. In concreto: la quota nazionale del 10 % riservata alla decisione della Direzione nazionale non era mai stata demandata, sotto i profili numerici e qualitativi, all’arbitrio degli organismi politici nazionali o regionali. Essa andava calcolata sul 10 % dei posti disponibili e ripartita, ovviamente, su tutte le postazioni in lista, sia quelle stimate utili che quelle di speranza e di servizio. Inoltre, le candidature riservate alla decisione della direzione nazionale dovevano corredarsi di parità tra uomo e donna, ma questo è il meno delle violazioni, e di rappresentatività sociale, politica e territoriale dei candidati, al cospetto di una selezione fondata sul merito dell’attività parlamentari e delle precedenti esperienze. Senza entrare per motivi di buona creanza nel valutare la sussistenza di questi requisiti in tutti i candidati proposti nelle postazioni utili, ci chiediamo se per la segreteria regionale pugliese siano rinvenibili questi presupposti in capo a tutti i candidati, oppure se posti in paragone tra loro non se ne possa dedurre la necessaria rivisitazione delle postazioni.

     

    Qualora il segretario regionale non dovesse ritenere di tutelare i partecipanti alle primarie con un atto d’impugnazione dinanzi alla Commissione nazionale di garanzia, invitiamo tutti i candidati lesi da questa arbitraria distribuzione dei posti in lista ad attivarsi senza indugio, consapevoli che il loro atto avrà il più alto effetto politico che si possa compiere per chi si vanta di occuparsi della cosa pubblica: l’educazione allo stare assieme nel rispetto delle regole. E’ questo un criterio di alto contenuto politico, fuori da commi e cavilli».

     

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