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    Attualità

    Intitolato ufficialmente un largo a Palmina Martinelli

    Sono trascorsi tre decenni dall'atroce morte della giovane fasanese e ora la città, ad eterna memoria, la ricorda con una piazza
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloAprile 23, 20124 minuti di lettura
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    Intitolato ufficialmente un largo a Palmina Martinelli - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Una cerimonia toccante, in ricordo di una ragazza che non è riuscita ad avere giustizia. Ma la sua città ha voluto renderla figura eterna dedicandole una piazza. Da questa mattina (lunedì 23 aprile) il largo sito alle spalle del comando di Polizia municipale, attiguo a via Giardinelli, è denominato “Largo Palmina Martinelli (1967-1981): giovane vittima di crudele violenza”. E’ stato il sindaco di Fasano Lello Di Bari, insieme a Mina Martinelli (sorella della giovane bruciata viva) e a Nicola Magrone (allora pubblico ministero del processo che vide alla sbarra i presunti autori dell’inaudita violenza), a scoprire la targa benedetta dal parroco della Chiesa Salette don Vito Palmisano.

     

    «Il ricordo che ho di quell’infausto giorno in cui Palmina fu arsa viva, è drammatico e commovente al tempo stesso – ha sottolineato il sindaco Di Bari -: fui proprio io ad essere chiamato in Pronto Soccorso, come medico-chirurgo dell’ospedale di Fasano, ad intervenire subito dopo il tragico episodio, verificando le disperate condizioni della povera ragazza che decidemmo subito di trasferire al Policlinico di Bari nel reparto grandi-ustionati. Quello di oggi non è quindi per me un atto formale. Mi sono adoperato affinché il Largo fosse al più presto intitolato a Palmina: volevo essere io stesso a scoprire la targa per l’alto valore sociale e civile che, come città, dobbiamo attribuire a questa intitolazione, giacché Palmina è, e rimarrà, il simbolo di una ragazzina che ha avuto la forza di dire no a chi voleva portarla sulla strada della prostituzione e che per questo rifiuto ha trovato la tragica morte». Il primo cittadino ha tenuto a ringraziare tutti coloro che hanno firmato la petizione, primi fra tutti gli esponenti cittadini di Sinistra Ecologia e Libertà promotori dell’iniziativa, proprio affinché una piazza o una via fosse intestata a Palmina Martinelli.

     

    Tanti i giovani presenti, a cominciare dai giovani liceali facenti parte dell’associazione “Libera”. Infatti l’istituto superiore fasanese diretto da Stella Carparelli è in rete con il sodalizio nato per sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Proprio “Libera” ha inserito il nome di Palmina Martinelli nel lungo elenco di vittime della mafia. Visibilmente emozionato anche il giudice Nicola Magrone. «Sono passati trent’anni ma ricordo tutto di quella vicenda – dice l’ex pubblico ministero -. D’altronde ha segnato la mia vita. Ricordo quando mi recai in ospedale per ascoltarla. Era un pezzo di carbone che parlava ma era una ragazza bellissima e che aveva una dignità incredibile. Mi disse che aveva paura. Che quelli che l’avevano ridotta in quello stato, se fosse guarita, ci avrebbero riprovato e l’avrebbero ammazzata. Disse testualmente: “spero di morire e di finire tra le braccia del Signore”. Io sono stato un uomo di giustizia e lo confermano i miei 40 anni di onorato servizio nella magistratura ma permettetemi di dire che dopo la vicenda di Palmina la mia fiducia verso quella giustizia che avevo sempre difeso si incrinò».

     

    Tra le lacrime i ringraziamenti di Mina Martinelli, una delle sorelle della ragazza, che ha preso la parola a nome dell’intera famiglia. «Grazie a tutti voi – ha proferito -. Questo è proprio lo spazio di Palmina. Sembra che sia stata lei stessa a sceglierlo, davanti ad una chiesa e con il suono delle campane. Lei è stata vittima di un mondo crudele che non è neppure riuscito a dargli giustizia. E’ bene ricordare che Palmina è stata uccisa e non si è assolutamente suicidata così come vogliono farci credere. Lei ora è lassù a vegliare su tutti noi».

     

    Alla cerimonia hanno presenziato autorità civili e militari, ulteriore segno di rispetto della città verso una sua figlia che ha visto il suo percorso di vita interrotto bruscamente, un angelo a cui troppo presto sono state tarpate le ali. E mentre risuonavano le note del “silenzio” sui volti di molti presenti è apparsa una lacrima. I trent’anni passati sembrano solo ieri.

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