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    Assemblea del Partito Democratico tra struzzi e Ponzio Pilato

    Il maggior partito del centrosinistra si è riunito, con assenze importanti, per la prima volta dopo il fallimentare esito delle elezioni comunali
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloMaggio 29, 20124 minuti di lettura
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    Assemblea del Partito Democratico tra struzzi e Ponzio Pilato - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Come perdere le elezioni e far finta di niente. E’ davvero incredibile, sotto certi versi, quello accaduto ieri sera (lunedì 28 maggio) nella prima assemblea post-elezioni tenuta dal Partito Democratico. Alla luce del risultato ci si attendeva una resa dei conti interna tale da ribaltare come un calzino la classe dirigente. E invece? Via alla saga degli struzzi e dei “Ponzio Pilato”. Secondo molti esponenti del Pd le elezioni non sono poi andate così male dimenticandosi, forse, che mai in passato il partito si era rivelato un accozzaglia di sigle come questa volta: diessini, margheritini (tra questi anche i democratici popolari), socialisti, socialisti autonomisti, comunisti italiani, insomma ce n’era per tutti i gusti. Ecco quindi come un’analisi della sconfitta andava fatta innanzi tutto puntando il dito su chi aveva deciso di costruire una lista simile immaginando fosse, e sbagliando, che tutti avrebbero lavorato per la squadra. Invece, e il risultato ne è una chiara dimostrazione, ognuno ha pensato a se, Se mettessimo insieme tutti i voti ottenuti cinque anni fa da ogni singola sigla si sfiorerebbero i seimila voti. Risultato ottenuto? Poco più della metà. Se non è flop questo allora i numeri nella politica non contano più. Restando a Fasano, ad esempio, il Pdl ha perso alcuni pezzi da novanta confluiti nei Circoli Nuova Italia. Basta leggere il risultato per capire la differenza. Da questo doveva partire il Partito Democratico che, invece, ieri sera l’ha buttata sull’acqua cheta. “Dobbiamo ricostruire il partito” è stato il leit motiv della riunione: in casa Pd l'hanno detto dopo le politiche, dopo le provinciali, dopo le regionali (se non ci fosse stato Fabiano Amati il risultato sarebbe stato decisamente diverso in negativo), dopo le europee e dopo le elezioni dell'amministratore di condominio di molti dei suoi esponenti. Alla fine sembra quasi che la colpa la si voglia solo addebitare alla candidata Stella Carparelli e al modo con cui è stata “imposta” alla coalizione. E qualcuno pare lo abbia anche detto, alla faccia della coerenza. Ecco, quindi, i “Ponzio Pilato” della situazione. Troppo facile ora.

     

    Non ci voleva la scienza di Salomone per capire che Il Pd occorre rifondarlo. Ci si sarebbe aspettato anche che i segretari del partito e dei tre circoli rimettessero il mandato ma questo non è avvenuto. Anzi, l’assessore Fabiano Amati ha ridato loro fiducia. Non è forse arrivato il momento che il Partito Democratico metta alla sua guida uno dei suoi esponenti più importanti? Il segretario attuale, Francesca Radesco, è sempre stata armata di tanta buona volontà, è una lavoratrice instancabile per il partito ma la sua giovane età non le permette di tenere testa a molti suoi “compagni”. Se poi ci mettiamo anche lo strappo perpetrato dai Democratici Popolari (ieri i vari Massimo Vinale, Francesco Zaccaria, Giacomo Maringelli e Vito Ventrella erano assenti ingiustificati) ecco che viene fuori l’anima di un partito che prima di iniziare la ricostruzione deve ricucire le anime al suo interno. In assemblea hanno preso la parola la stessa Radesco, Giuseppe Palazzo, Checchino Laterrenia, Angelo De Fano, Luana Amati, Antonio Cofano, Vittorio Fanelli, Vito Pignatelli, Aldino Carbonaro, Loredana Legrottaglie, Tiberio Potenza, Paolo Pugliese e Fabiano Amati. Senza entrare nello specifico di chi ha detto e chi “non” ha detto (leggi, ad esempio, Roberto Ammirabile, presente alla riunione e rimasto in silenzio nonostante sia additato nelle segrete stanze, proprio all’interno del "suo" partito, come uno dei colpevoli della sconfitta insieme allo stesso Amati) ecco, come già detto, che è stato tutto un rimbalzare di responsabilità.

     

    E alla fine? Ci dovrebbe essere una sorta di "mini congresso" (dove, ci scommettiamo, naturalmente non si voterà ma si andrà per acclamazione come negli ultimi 5 anni), che potrebbe portare (forse) novità dirigenziali. Pare anche che ai segretari sia stato dato il compito di sondare chi vuole mettersi in gioco nei prossimi anni e prepararsi sin da ora alla prossima campagna elettorale. Chissà, magari è la volta buona che il futuro candidato sindaco del centrosinistra venga deciso per tempo, ma questa è un’altra storia.

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