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    Attualità

    Emanuele Vinci: ‘Occorre unire le forze per puntare al nuovo ospedale’

    Il medico fasanese, presidente dell'Ordine dei Medici della Provincia di Brindisi, spiega il suo punto di vista circa la nuova struttura
    Fabio CofanoDa Fabio CofanoDicembre 8, 20125 minuti di lettura
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    Emanuele Vinci: 'Occorre unire le forze per puntare al nuovo ospedale' - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Il piano di riordino ospedaliero va rivisto. A chiederlo con forza è il dott. Emanuele Vinci, presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Brindisi, in questa intervista. Il medico fasanese, fino allo scorso anno direttore sanitario della Asl brindisina, ha ribadito l’esigenza di riqualificare la rete di assistenza ospedaliera e sanitaria locale, pesantemente penalizzata dopo gli ultimi tagli. Ma in che modo? «Faccio una premessa – dichiara Vinci -: Fasano, come molti altri Comuni, è stata storicamente dotata di un ospedale con tutte le specialità di base. Negli ultimi vent’anni lo sviluppo delle tecniche in campo sanitario e delle specializzazioni in campo professionale ha permesso interventi molto più efficaci per una serie di patologie che fino ad allora erano alla portata di tutti gli ospedali. Faccio qualche esempio. Vent’anni fa non esisteva la possibilità di operare un infartuato con la moderna angioplastica, o con la trombolisi; non esistevano i centri specializzati nella traumatologia, e per l’ictus si poteva fare ben poco. Ora, fortunatamente, le cose sono cambiate. Il punto è che, privi delle moderne tecnologie che possono appartenere al momento solo ai grandi ospedali, gli ospedali di paese sono superati. Anzi, possono costituire un rischio, perché comportano spesso grosse perdite di tempo per il paziente acuto che va avviato altrove a trattamenti urgenti e di alto livello».

     

    La cattiva gestione delle reperibilità cardiologiche a Fasano è un esempio che potremmo accostare a questo scenario? «Esatto. Chi ha un infarto e va a Fasano, rischia di perdere tempo prezioso. Strutture come la nostra, come quella di Ostuni e delle altre realtà provinciali, non dovrebbero essere più previste. Penso alla gestione dei tumori, delle malattie neurodegenerative, oppure alla ostetricia non affiancata alla neonatologia. Da tempo ci battiamo, con le organizzazioni mediche e con i sindacati, per la realizzazione di un nuovo, grande ospedale in grado di soddisfare le esigenze di migliaia di abitanti attraverso le più moderne tecnologie, affiancate a un più completo panorama di specializzazioni professionali, così come il Ministero ci ha chiesto. Nel 2008 eravamo pronti per l’appalto: si trattava del famoso ospedale da costruire tra Fasano e Ostuni, in un terreno già di proprietà dell’ente. Poi tutto è saltato, anche per colpa di qualche sindaco della zona che non ha compreso a pieno la necessità di invertire la rotta. Ora va dato atto all’assessore Fabiano Amati dell’impegno profuso per la prevista costruzione dello stesso ospedale tra Fasano e Monopoli».

     

    Intanto l’Ospedale di Fasano viene lentamente privato dei suoi servizi. Tutto ciò, in attesa di questo nuovo ospedale che sarebbe pronto solo tra qualche anno, nella migliore delle ipotesi. «Questo è vero, ma io credo che la vera battaglia da fare al momento sia quella che riguarda la costruzione del nuovo ospedale. Il potenziamento del nosocomio di Fasano reggerebbe fino a un certo punto. Il premio requisito di un ospedale valido e moderno è l’accessibilità, che l’”Umberto I” non ha. Mi sembra logico che lo stesso non possa costituire il punto di riferimento della zona». Come andrebbe rivisto il piano di riordino? «Alo momento in Puglia ci sono cinque grandi ospedali che molto spesso sono costretti a sobbarcarsi gran parte dell’assistenza territoriale, e ovviamente vanno in tilt, non supportati in maniera adeguata. D’altronde, se per fare una risonanza magnetica bisogna andare al “Perrino” qualcosa non quadra. I grandi ospedali dovrebbero servire alla gestione delle emergenze-urgenze e delle grosse patologie. Tutto il resto va organizzato con il giusto supporto di una adeguata rete territoriale di secondo livello. Al momento, invece, il piano di riordino parla solo di tagli. C’è bisogna di una seria riprogrammazione, che, oltre alla costruzione di nuovi ospedali di primo livello, preveda la riqualificazione e il potenziamento della medicina del territorio».

     

    Però, Ostuni a denti stretti conserva i suoi reparti, anche se sono oggetto del piano di riordino. «Sì, ma a che scopo? Quanto vale la cardiologia di Ostuni senza una unità di terapia intensiva coronarica? Quanto vale una struttura senza Tac, risonanza e laboratorio analisi funzionante nelle 24 ore? Ostuni, secondo la mia opinione, si sta facendo del male. Si dovrebbero invece unire gli sforzi affinché il nuovo grande ospedale venga realizzato. Perché, se così non fosse, è ovvio che la questione cambia. Se l’impegno viene mantenuto, con l’appalto realizzato entro il 2014 e con una programmazione seria, la nuova struttura sarebbe pronta nel 2017. Diversamente, continueremmo a perdere tempo. E’ dal 1995, ci tengo a sottolinearlo, che noi medici della Asl esprimiamo l’esigenza di rivedere la rete territoriale, ma non siamo mai stati ascoltati».

     

    In tutto ciò spicca il silenzio della politica fasanese, seppur con qualche eccezione. Come se lo spiega? «Forse perché gli equilibri interni sono più importanti di tutto il resto. D’altronde, non è solo in tema di salute che la politica è assente. Per il resto, spesso si gioca troppo a fare scaricabarile di responsabilità. Ma così non si può andare avanti, soprattutto nella sanità»

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