FASANO – Le acque termali sarebbero state contaminate da un batterio che avrebbe poi provocato patologie per cui hanno trovato la morte tre persone mentre altre 29 si sono ammalate di broncopolmonite. Una vicenda che fece scalpore, qualche anno fa, e che vide coinvolte le Terme di Torre Canne. Ora, quell’inchiesta, pare sia giunta ad una svolta. Il sostituto procuratore titolare del fascicolo, Myriam Iacoviello, ha consegnato ai giudici la richiesta di rinvio a giudizio per tre persone: il legale rappresentante della struttura Silvio Maresca, 52 anni, di Pescara; il direttore sanitario Vittorio Valerio, 85 anni, di Brindisi; il vice direttore e addetto alla firma del registro delle manutenzioni degli impianti Massimo Casciano, 45 anni, di Ostuni. Naturalmente sarà il giudice incaricato a decidere se rinviare a giudizio i tre e portarli al processo.
La denuncia partì all’epoca da un gruppo di familiari delle persone decedute o ammalatesi dopo un ciclo di cure alle terme di Torre Canne effettuate nel periodo che andava dal 30 giugno al 6 settembre 2009. Il complesso fasanese è uno dei più famosi d’Italia e pertanto erano centinaia gli utenti che sceglievano il Grand Hotel. La richiesta di rinvio a giudizio è corredata anche dal parere degli esperti chiamati dal gip Giuseppe Licci per far chiarezza sulla questione: i tre professori universitari Francesco Vimercati di Bari, Roberto Candela Gagliano di Bari e Rosa Prato di Foggia. Questi ultimi avrebbero accertato la presenza, nelle acque termali, del batterio “pseudomonas aeruginosa” e di altri microorganismi. A detta del pm questi, invece, non avrebbero dovuto esserci se la manutenzione fosse stata effettuata periodicamente. Ecco quindi l’accusa, per i tre, di negligenza, imprudenza e imperizia.
A proposito dei controlli, dalla memoria accusatoria consegnata dal pubblico ministero, viene fuori che “i controlli venivano effettuati solo una violta all’anno e solo sulle fonti d’acqua degli impianti, nonostante la temperatura e l’umidità propri dell’ambiente termale costituissero condizioni ottimali per la proliferazione di tali microrganismi”. Come detto a causa delle complicazioni successive ad una broncopolmonite morirono tre persone. Di parere opposto, invece, gli avvocati Massimo Manfreda, Vito Epifani e Tommaso Marchese che difendono i tre imputati. Loro sono certi di poter dimostrare che le manutenzioni erano regolari e che si sono rispettate tutte le norme previste dalla legge.


