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    Sei su:Home»Rubriche»‘A Tavola con il Nutrizionista’, La malnutrizione in età avanzata
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    ‘A Tavola con il Nutrizionista’, La malnutrizione in età avanzata

    Ventesimo appuntamento che sancisce il legame tra il dottor nutrizionista Ezio De Mola e la nostra redazione
    RedazioneDa RedazioneDicembre 4, 20194 minuti di lettura
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    'A Tavola con il Nutrizionista', La malnutrizione in età avanzata - Osservatorio Fasano
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    Buongiorno a tutti voi e benvenuti al nuovo appuntamento con la rubrica ‘A tavola col nutrizionista’. Quando si fa riferimento alla malnutrizione, soprattutto negli ultimi anni, si considerano solo le problematiche derivanti dall’eccesso di peso (obesità, diabete, patologie cardiovascolari…). Poche volte mi è capitato, invece, di leggere articoli o seguire trasmissioni televisive che affrontino la condizione opposta, ovvero la denutrizione.

     

    La malnutrizione è uno stato in cui la deficienza o l’eccesso energetico, proteico o di altri nutrienti determina effetti negativi sulla composizione corporea, sui meccanismi funzionali o sui risultati clinici. Circa un miliardo di persone al Mondo soffre la fame. Nei paesi poveri o in via di sviluppo sono prevalentemente i bambini a patire questa condizione: in Asia ed Africa carenze nutrizionali sono all’ordine del giorno, determinando l’insorgenza di diverse patologie.

     

    Nel mondo occidentale, al contrario, lo scenario si mostra opposto. La fascia d’età maggiormente coinvolta è quella degli anziani, over 65. L’anziano è soggetto ad una serie di modificazioni fisiopatologiche che intaccano la normale assunzione e l’assorbimento di nutrienti, compromettendo uno stato di salute già altamente debilitato. Per questa condizione l’anziano è quasi sempre un soggetto fragile. Lutti, isolamento, perdita di appetito, problemi a livello dell’apparato gastrointestinale (disfagia), comorbilità, problemi neurologici (demenza), sono tutti fattori che contribuiscono all’aumento della fragilità.

     

    La fragilità è una condizione intermedia fra salute e malattia, non ancora riconosciuta ufficialmente a livello medico. Essa esprime uno squilibrio di tutti i fattori interessati al mantenimento di un buono stato di salute. Può e deve essere valutata, tramite appositi test, per attuare dei protocolli di prevenzione e sensibilizzazione. Un soggetto è fragile perché maggiormente vulnerabile, perché ha subito una disabilità (transitoria o permanente), perché è in atto un’involuzione fisiologica o perché è presente un elevato rischio di deterioramento fisico e cognitivo. La popolazione anziana rappresenta una fetta importante della società: attualmente circa il 16% della popolazione ha un’età superiore a 65 anni, mentre il 2% più di 85 anni. La fragilità e la complessità clinica fa sì che circa i due terzi dei letti di ospedale siano riservati ad over 65. Secondo dati statistici, il 15% degli anziani residenti in case proprie, dal 30 al 60% degli anziani ospedalizzati e l’85% degli anziani residenti in case di riposo è affetto da malnutrizione. Come sosteneva Publio Terenzio diversi secoli fa: “la vecchiaia già di per sé è una malattia”.

     

    Quali sono i principali cambiamenti che si verificano con l’avanzare dell’età? Innanzi tutto ci sono cambiamenti biologici, primo tra tutti la neurodegenerazione del sistema nervoso enterico. Si registra un importante calo delle secrezioni gastriche, pancreatiche ed epatiche ed una riduzione dei villi intestinali, con conseguente calo nell’assorbimento dei nutrienti. Fra i cambiamenti fisiologici, senza dubbio la perdita di appetito è il principale responsabile del calo ponderale. Non va sottovalutato il degrado funzionale dei sensi gusto ed olfatto: se il cibo perde il suo potere appagante ed edonistico, nutrirsi diventa un gesto meramente meccanico, sfociando in una inevitabile riduzione di appetito. Anche la salute boccale influisce in modo non indifferente: i soggetti con problemi dentali, ad esempio, riscontrano difficoltà nell’assunzione di una vasta gamma di cibi.

     

    Vanno presi in considerazione anche fattori patologici e psicologici (e socio economici). Fra i primi rientra sicuramente la disfagia, condizione patologica frequente nella popolazione anziana. Fra i secondi, invece, rientrano sicuramente depressione, lutto, demenza, difficoltà relazionali, ansia, isolamento dalla società, povertà, etc. Quali sono le conseguenze di uno stato di malnutrizione? In primo luogo va considerato sicuramente un ritardo nella guarigione delle ferite, un calo della funzionalità intestinale e muscolare, una diminuzione della risposta immunitaria con maggiore rischio di infezione. In un secondo tempo aumenta il rischio di morbilità, la frequenza delle ospedalizzazioni e la durata della degenza, con conseguente diminuzione della qualità della vita ed aumento della mortalità. È dunque necessario, per i soggetti stessi ed anche per la società, riconoscere chi è fragile ed a rischio di malnutrizione. La valutazione del peso e di alcune specifiche circonferenze diventa essenziale, soprattutto per evidenziare cali ponderali importanti nel breve periodo (1-3 mesi). Individuare in modo tempestivo chi soffre di questa particolare problematica può aiutare sicuramente a migliorarne la qualità della vita, facendo in modo di vivere meglio e più a lungo. Inoltre non va assolutamente dimenticato l’impatto economico che potrebbero avere delle misure preventive su questa problematica, con un importante risparmio nella spesa sanitaria per le casse dello Stato.

     

    In questo contesto diventa essenziale il ruolo del caregiver. Questa figura, ufficializzata negli ultimi anni, può essere un parente o un assistente/volontario esterno al nucleo famigliare, che si prende cura del soggetto in questione, occupandosi di rispettarne i bisogni primari, sia fisici che emotivi.

     

    DOTTO EZIO DE MOLA

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