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    Sei su:Home»Notizie»Attualità»Commemorazione Franco Zizzi: le toccanti parole della sorella Adriana
    Attualità

    Commemorazione Franco Zizzi: le toccanti parole della sorella Adriana

    La sorella del poliziotto trucidato 40 anni fa in via Fani auspica che Fasano possa diventare luogo privilegiato di educazione alla legalità
    RedazioneDa RedazioneAprile 24, 20184 minuti di lettura
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    Commemorazione Franco Zizzi: le toccanti parole della sorella Adriana - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Sono trascorsi oltre 40 anni da quel 16 marzo 1978 che in un certo senso ha cambiato la storia dell'Italia. Il rapimento di Aldo Moro e l'uccisione dei 5 uomini della sua scorta stravolsero un'intera nazione ma segnarono anche, in maniera perenne, le vite dei parenti dei cinque tutori dell'ordine che quel giorno vennero massacrati mentre compivano il loro dovere. Non sono bastati quattro decenni a lenire il dolore, a ricucire definitivamente ferite che continuano a sanguinare. Ma le parole di Adriana Zizzi, sorella di Franco, nella giornata di ieri (lunedì 23 aprile), aprono il cuore alla speranza.

     

    "Non nascondo la commozione mia e di tutta la mia famiglia, che oggi rappresento, in questo momento così solenne che celebra, nel quarantesimo anniversario, il sacrificio di mio fratello, Francesco Zizzi, avvenuto a Roma in via Fani, il 16 marzo 1978 – ha sottolineato Adriana Zizzi -. Rivolgo il saluto ed esprimo i miei sentimenti di autentica gratitudine al Capo della Polizia, Franco Gabrielli, che, con la sua autorevole presenza qui a Fasano, contribuisce a un riconoscimento ulteriore e forte a Francesco Zizzi, testimoniando a questa nostra comunità il valore di una vita e la forza di un esempio. Rivolgo altresì il saluto alle autorità civili e militari presenti e un grazie particolare al nostro Sindaco, dott. Francesco Zaccaria, che ha reso possibile l’evento di oggi, offrendo alla comunità di Fasano un luogo della memoria, dove poter riflettere e meditare sullo stragismo degli anni di piombo. Colgo questa occasione anche per rivolgere un pensiero grato e sentito ai Dirigenti scolastici e agli insegnanti di ogni ordine e grado, che, con la forza delle loro idee, tradotte in diversi e significativi progetti scolastici, mirano, attraverso il richiamo a quel 16 marzo, all’affermazione di valori e diritti necessari all’educazione alla cittadinanza. Le loro iniziative, tante e diverse, a me pare, siano in linea con il nuovo movimento storico-culturale che vede l’accaduto di via Fani come perno essenziale su cui costruire percorsi approfonditi di conoscenza relativi alla storia più recente. La speranza è che la nostra realtà locale possa diventare sempre di più “luogo privilegiato” di educazione alla legalità delle nuove generazioni. Perché qui a Fasano è nato Francesco Zizzi ed è qui che ci si deve anche affacciare per raccontare e mobilitare le coscienze, a fronte di un vuoto storico e culturale che è assolutamente necessario colmare. Un preciso richiamo alla legalità, pilastro fondamentale e quanto mai necessario oggi, perché un nome, anche solo un nome, quello di Francesco Zizzi, con tutto il carico di ciò che rappresenta, può diventare uno strumento potente di bellezza nelle nostre mani, un valore da sfruttare in chiave positiva, un messaggio forte e prepotente da consegnare ai giovani. La vita e i sogni di mio fratello, un ragazzo di provincia come tanti, in un attimo si infransero sul sedile di un’alfetta bianca. Perché da altruista e coraggioso qual era, non esitò a rendersi disponibile, proprio quella mattina dell’agguato, a sostituire il collega Rocco Gentiluomo, già nel ruolo di caposcorta dell’Onorevole Aldo Moro e, pur senza un briciolo di esperienza, se ne assunse la piena responsabilità, proprio il giorno in cui Aldo Moro si apprestava a votare la fiducia al governo Andreotti in Parlamento. Il coraggio e il senso del dovere lo animarono quella mattina del 16 marzo e non sentendosi in guerra con nessuno, scelse consapevolmente di difendere le Istituzioni. Con questo atto eroico, insieme ai suoi quattro compagni di viaggio, in qualche modo ha permesso a milioni di italiani di continuare a costruire la propria esistenza nel perimetro di questa nostra Democrazia. Francesco Zizzi, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera ci lasciano “qualcosa di più alto che vincere o perdere, vivere o morire. Donarsi”.

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