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    Attualità

    Zona 167, l’area adiacente al Liceo ‘da Vinci’: Perché non realizzare un ‘giardino condiviso’?

    Il terreno sottoposto a vincoli paesaggistici e idrogeologici non ha molte possibilità di utilizzo. Osservatorio lancia un'idea: realizzare un 'giardino condiviso' (Tratto da Osservatorio n. 6 – giugno 2022)
    RedazioneDa RedazioneLuglio 19, 2022Aggiornato il:Agosto 5, 20254 minuti di lettura
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    Zona 167, l'area adiacente al Liceo 'da Vinci': Perché non realizzare un 'giardino condiviso'? - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Sembra avviata a soluzione l’annosa telenovela di quell’area della zona 167 adiacente il liceo “Leonardo da Vinci”: è stato raggiunto un accordo verbale tra Asl e Comune. L’azienda sanitaria locale si è impegnata a restituire il terreno accollandosi le spese di abbattimento del manufatto esistente.

    L’area in questione era stata ceduta nel 1999 alla Asl che, con apposita convenzione, si era impegnata a edificare un nuovo presidio multifunzionale territoriale. Presidio che però non è mai stato realizzato. In questi anni, infatti, è stato solo realizzato il grezzo del manufatto, che non è stato mai terminato dalla Asl, determinando così uno stato di degrado e di incuria della zona, più volte denunciato dagli abitanti della zona. Qualche settimana fa, si è arrivati finalmente a un accordo: la Asl ha manifestato l’intenzione di restituire l’area, il Comune si occuperà dell’abbattimento del manufatto e della bonifica dell’area e la Asl coprirà i costi (circa 85mila euro). In virtù dell’intesa verbale, il sindaco Zaccaria ha scritto alla Asl formalizzando gli accordi raggiunti. 

    Ora si pone un problema: una volta bonificata, a cosa sarà destinata quell’area? «Avvieremo una riflessione sul tema tenendo però presente che su quel terreno c’è un vincolo dell’autorità di bacino che, di fatto, ne limita le destinazioni possibili – ha dichiarato il sindaco Zaccaria in proposito –. La nostra priorità è comunque ripristinare la zona ponendo fine allo stato di abbandono e di incuria in cui si trova». 

    Tradotto dal politichese, significa che considerando i vincoli paesaggistici e idrogeologici che gravano in quell’area, difficilmente si potrà realizzare qualcosa. E allora, visto che al momento non c’è alcuna idea, per evitare che anche dopo l’abbattimento del manufatto in cemento, esistente al centro del terreno in questione, regni il degrado e l’abbandono, ritornando a fare bella mostra di sé le sterpaglie, ci permettiamo di lanciare una proposta. Perché, in attesa di tempi migliori, in quel terreno non si consente ai cittadini interessati di realizzare un “giardino condiviso”, molto di moda nelle grandi città e in quei comuni che hanno la passione del pollice verde?

    Il giardino condiviso è uno spazio pubblico gestito in maniera collettiva. Nasce dall’incontro tra realtà diverse che animano un quartiere e decidono di collaborare per un fine comune.

    Investire il tempo nella coltivazione di un orto urbano o nella realizzazione di un giardino di questo tipo ha risvolti positivi, che vanno oltre il semplice svago personale, perché si consente di recuperare aree dismesse o degradate. Si tratta, quindi, di modalità innovative ed ecosostenibili di gestione del territorio. E tuttavia l’aspetto più rilevante di questi progetti è l’intreccio di relazioni e scambi sociali che ne scaturisce: i luoghi da curare diventano il punto d’incontro tra generazioni e culture differenti, che favorisce la conoscenza reciproca e l’aggregazione.

    Nei giardini condivisi, in particolare, la vera anima del progetto è il senso di appartenenza che pervade i suoi protagonisti. Tutti diventano consapevoli di costituire un gruppo il cui collante è un risultato che si raggiunge solo lavorando insieme: quindi una vera comunità.

    E le occasioni di convivialità si moltiplicano. Il verde riqualificato rende la città più bella, più attraente e vivibile; permette di organizzare eventi e iniziative aperte all’intera comunità. Le feste per la semina o per il raccolto, la piantumazione di ortaggi o le attività didattiche sono so­lo alcune tra le possibilità che uno spazio verde ben curato offre. Ecco perché prendersi cura del verde significa partecipare attivamente al miglioramento della città. 

    L’area di via Attoma, tra l’altro, è adiacente a due istituti scolastici che potrebbero anche ottenere benefici didattici dalla presenza di un giardino condiviso.

    Sia pure in piccole dimensioni, qualcosa del genere è stato realizzato da alcuni cittadini in uno spazio pubblico fra via Bissolati e via Prampolini.

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