FASANO – 28 anni di reclusione: questa la pena comminata dalla Corte di Assise di Trani al 45enne fasanese Giuseppe Lapadula accusato di aver partecipato all'omicicio della 40enne marocchina Lakbyra El Hayi avvenuto a Canosa. Il fasanese fu arrestato l’11 settembre del 2012 dalla polizia di Bari e nella sua abitazione fu ritrovata una pistola calibro 38 Smith & Wesson e alcuni proiettili. Un’arma clandestina: Lapadula ha patteggiato il reato di detenzione d’armi ottenendo una condanna a due anni di reclusione. Quell’arma, però, aveva sparato e ucciso.
Secondo la Procura di Trani, Lapadula, insieme ad altri due uomini di Canosa e uno di Martina Franca (Pietro Lamarra condannato a 30 anni), avrebbe partecipato all’agguato che portò alla morte la donna oltre al tentato omicidio del compagno di quest’ultima, il 50enne Cosimo Damiano Pastore.
Una vicenda maturata nel giro degli stupefacenti. Pastore avrebbe rubato un’ingente somma di denaro proprio a uno dei quattro indagati per omicidio. Così che scattò la vendetta e l’agguato che portò alla morte della donna marocchina, che, colpita, ebbe un’emorragia che risultò fatale. Un quadro ben illustrato dagli inquirenti che, come detto, rinviaronoa giudizio per omicidio il fasanese Giuseppe Lapadula e altre tre persone. Ora la pesante condanna per il fasanese.


